È WIWA LA SCUOLA? - Melania Valenti - I. Formazione
Da tempo penso e
ripenso alle storture del Pianeta Scuola, in cui sono
entrata da qualche anno. E da tempo soffoco l'impeto che mi porterebbe a
incatenarmi davanti ai palazzi del potere per essere ascoltata nella
testimonianza della mia esperienza. Non è ancora detta, però, l'ultima parola.
Nell'era dei social, delle chat, dell'informazione veicolata attraverso post piuttosto che proposta da giornalisti preparati, delle dichiarazioni vomitate con tweet anche e soprattutto da persone al potere, se ne leggono – e ascoltano- di tutti i colori. Ma quella di seguito è la mia esperienza e ciò che traggo dal vivere appieno immersa nel mare magnum della informazione disinformata, della politica rappresentata da persone incompetenti e che di ciò di cui parlano non hanno la benché minima idea. Sono tantissimi i sottocapitoli del capitolo scuola: docenti, stipendi, formazione, concorsi, studenti, accesso ai titoli, disabilità a scuola, solo per iniziare. Per questo dovrò trattarli in separate sedi, inaugurando una nuova rubrica, È WIWA LA SCUOLA?, in cui verrà raccolta una serie di pubblicazioni in merito. Per poi giungere forse alla conclusione che di futuri cittadini colti, informati, critici, consapevoli, continuando a trattare il sistema scolastico così, ce ne saranno sempre meno. E, purtroppo, credo proprio sia questo, cui le menti più ingegnose stanno mirando: a disinformare, confondere, appiattire la meravigliosa spugna cerebrale di ogni alunno per poterne veicolare economicamente le future scelte (ma questo potrebbe essere anche preso per complottismo, no?).
Allora magari
iniziamo a parlare della “formazione”, della corsa ai titoli e alle
certificazioni per accedere con maggiore punteggio alle prove concorsuali per il
ruolo e alle famigerate Gps (leggi: Graduatorie provinciali per le
supplenze), cui i millenari precari di quest’ambito devono sottostare per tentare
di appressarsi all’insegnamento per una intera annualità di servizio, quando non solo per spezzoni di cattedre.[1]
Dopo la laurea, per potere accedere all’insegnamento si deve essere abilitati nella
disciplina che si vorrà insegnare, per poi iniziare un vero calvario. Sì, non
credo esistano altri termini. Il punteggio, infatti, è sempre di più l’unica
discriminante, in barba alla vera preparazione o vocazione, in barba ad ogni
principio etico. Perché? Perché il mondo in cui viviamo è preda di una corsa
indiscriminata al denaro, corsa cui ci hanno portato i sistemi economici che
governano le nostre vite e cui noi, poveri cittadini, non possiamo che sottostare.
O provare, almeno, a dissentire. E dirlo.
Una volta deciso
di entrare in questo enorme guazzabuglio, un povero laureato deve abilitarsi,
si diceva, e iscriversi in graduatoria nelle scuole, per le supplenze brevi, e
a compilare la domanda per le Gps, aggiornando in parte ogni anno e il tutto
ogni due anni, inserendo i propri dati, le proprie certificazioni, il relativo
punteggio, la preferenza su ben 150 scuole, per poi ritrovarsi in una lista infinita
di aspiranti a lavorare almeno per una intera annualità. Al che un famigerato
algoritmo determina la sorte di migliaia di docenti precari in tutta Italia. Un
punto fondamentale in tutto questo è da anni diventato, quindi, il punteggio. E,
altrettanto fondamentale, ottenerlo per poi lavorare.
Ecco il nodo
della mia contrarietà: esiste una miriade di Enti, Università online e non, scuole
di "alta" formazione, e chi più ne ha più ne metta, che da tempo “offre” a noi
poveri esseri, per lo più ad alto prezzo, ogni tipo di certificazione, per poi
rilasciare attestati sulla base di esami, più o meno facilitati in base alla
serietà dell’ente. Il tutto è già una grande discriminante tra chi può,
volendo, procurarsi tali titoli, a volte perfino chiedendo alle famiglie sforzi
per arrivare a fine mese, e chi è privo della possibilità economica per potere
accedere a tali certificazioni.
Quindi si
delinea la seguente situazione: chi più possiede, più può acquistare titoli;
chi più acquista, più punti ha in graduatoria; chi ha più punti, più è certo
poter lavorare, DA PRECARIO e SOLO PER UN ANNO. Questa la verità sulla
situazione cui sottostiamo tutti i precari scolastici. Come ribellarsi? Solo
due cose sarebbero necessarie, a mio parere: uno sciopero ad oltranza, AD
OLTRANZA, di TUTTO il personale scolastico (irrealizzabile, credo, per troppi
motivi), o un intervento massivo da parte dei governi per fermare tutto questo,
ma RESTITUENDO la scuola e l’accesso all’insegnamento a ciò che dovrebbe
essere: un accesso per competenze, emotive psicologiche e didattiche, oltre che
culturali. Penso, ad esempio, al percorso per ottenere la Specializzazione sul
Sostegno agli alunni con difficoltà, per il quale fino a un paio d’anni fa occorreva
un anno, quando non di più, di frequenza obbligatoria a lezioni universitarie,
laboratori pratici e tirocini. Cosa allora ha pensato di inventarsi il Governo?
Vedendo la grande richiesta di posti scuola in tale graduatoria, ha istituito
dei percorsi alternativi a quelli in atto tenuti dalle Università, che offrono,
ad un costo minore, una formazione equiparata per punteggio, ma non in termini
di ore didattiche, formazione effettiva e preparazione, immagino, finale, con
l’ennesima presa per i fondelli dei tanti già specializzati in passato con
percorsi spesso lontani da casa, frequenze obbligatorie ed esami durissimi.[2]
E sapete come ci
si può addirittura abilitare all’insegnamento? Con percorsi universitari di
pochissimo tempo, anche due soli mesi. Come? Ovviamente pagando migliaia di
euro.
Con buona pace
di chi lotta per un posto di lavoro e di chi, al contrario, continua a
sfruttare il bisogno rimpinguando le tasche di professori ed università,
statali e private.
Cosa aggiungere?
Nulla. È tutto vero. Tutto drammaticamente vero.
To be continued...
[1]
Qui solo uno dei link che informano in merito: https://www.alteredu.it/migliori-certificazioni-per-graduatorie-docenti/, per le certificazioni informatiche, unico ente
accreditatore designato da quest'anno dal Governo: https://www.accredia.it/chi-siamo/ente-unico/
[2] INDIRE è stato incaricato "in via del tutto straordinaria e transitoria"[6] dell’organizzazione dei percorsi formativi di specializzazione sul sostegno a seguito dei decreti attuativi n. 75 e n. 77 del 2023 del Ministero dell'Istruzione e del Merito.


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