ACCESA RUPE - Fabio Barissano - Percorrendo un sentiero

 

Fabio Barissano



“Ma io vi dico che di ogni parola oziosa che avranno detta,
gli uomini renderanno conto nel giorno del giudizio" (Matteo 12:36-37)



Ieri, smarrito in chi sa quali pensieri, ho preso un sentiero che si interrompeva davanti a una radura. Mi sono seduto a un sedile in pietra e ho pensato alla poesia come fosse a una statua a fianco a me.

Poesia che non piaci alle accademie, ai professori dell'alta letteratura né ai clubini diffusi ormai in ogni città. Scarna di autocompiacimento, ridotta all'osso del respiro, spolpata dalla carne della letteratura, vai nelle strade come la filosofia antica.

Vuoi piacere agli ultimi, ai diseredati, ai cani della terra, agli esiliati da ogni comunione; compresa da chi non ha mai letto un libro, persino l'alfabeto potrebbe essergli ignoto.”

E continuando:

Una vera poesia si compone delle cellule elementari della vita, degli atomi che ci danno sussistenza. Può una poesia essere come una musica, quella che rilassa gli animali e fa crescere le piante? È possibile un effetto Bach della letteratura?

Sai, Poesia, alcuni poeti scontano un peccato: la conoscenza letteraria presa dai libri letti prima che lo sguardo sia aperto alla meraviglia. Facile dire: la formula è nell’inversione. Nati figli dello stupore, sotto la stella che disorienta: Sirio dell’anima, croce del Sud dei poeti che è il motore immobile dei versi. Ciò che permise al cieco Omero, al sensibile Virgilio, all’altissimo Dante e alla plenitudine di poeti che nei secoli si successero e la cui onda arriva a lambire le rive del nostro tempo, che permise loro di attingere all'ignoto e di parlare una lingua universale che si riversasse su tutti: fino alle orecchie degli esuli, ai non visitati dalla grazia.”

Interrompo il soliloquio (proprio come il sentiero) e ricordo che con me porto sempre uno zaino con qualche libro dentro. Me ne ritrovo due. Il primo è “L’armonia perduta” di Raffaele La Capria. Apro a una pagina segnata da un’orecchietta e trovo sottolineate da me queste parole:

Ma io so che quando un albero è così ricco di foglie e di rami può ammalarsi e marcire fino alle radici perché la sua linfa si disperde e si impoverisce. So che se voglio salvarlo devo potarlo senza pietà e ridurlo a un nudo tronco con pochi rami e spogli: ridurlo all’essenziale.”

L’essenziale, appunto.

Il secondo è un libro, ovviamente, di poesia. Umberto Fiori, poeta di stile asciutto, dal registro di strada, che fotografa l’ambiente urbano con obiettivo lucido a cui non manca però l’umanità affinché la poesia arrivi a tutti, sia di tutti.

È vero: ci sono giorni

che le vostre parole più care e buone

mi suonano come insulti,

giorni che dal mattino alla sera il sole splende contro di me

come contro un ritaglio di lamiera:

non mi si parla senza avere

diritto in faccia

il suo abbaglio tremendo. Ci sono volte

che mi trovate là,

fermo, freddo

come l'avanzo nel piatto.

Non vi ascolto, non alzo nemmeno gli occhi.



È che ho la testa piena

di una scena che ho visto

tanti anni fa.”

Così lasciato il sedile, non attraverso la radura ma torno indietro a partire dal mio interrotto sentiero.







Citazioni:

Raffaele La Capria, “L’armonia perduta” in Id., “Napoli”, Milano, Mondadori, 2024.

Umberto Fiori, “Il conoscente” in Id. “Tutte le poesie”, Milano, Garzanti, 2024).


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