SOPRASSALTI - Laura Valentina Da Re - su "La casa di Sveti Vid" di Adriana Lotto, Cierre ed. 2025
C’è un
modo di raccontare la Storia che non passa per le date, ma per la carne e il
sangue dell'uomo. È quello che fa Adriana Lotto nel suo romanzo La
casa di Sveti Vid, un libro che ho sentito addosso ancora prima di aprirlo,
forse perché l'autrice (che è anche pittrice, la copertina del romanzo è opera
sua) ha saputo "dipingere" la narrazione con una nitidezza tale da renderti
testimone, non solamente lettore.
La
vicenda parte da lontano, dall'isola di Veglia nel 1943, ma finisce per
incastrarsi tra le pieghe del territorio bellunese, tra i campi di internamento
fascisti e le salite verso il “Col di Roanza”. Al centro di tutto c'è Marija,
una giovane croata, e con lei un coro di donne di qua e di là dell’Adriatico:
creature genuine, fatte di stenti e silenzi, ma dotate di una dignità che non
cede mai.
Leggendo,
ho visto la montagna cambiare colore. Ho seguito, “vissuto” e amato la
trasformazione di Matilde, una delle protagoniste, che incarna quella durezza
tipica delle nostre donne di un tempo: lei, un guscio di protezione che sembra
impenetrabile, ma che si sgretola davanti alla lealtà silenziosa della
"straniera". In quel sacrificio condiviso sulla neve, Marija smette
di essere l'altra e diventa parte della famiglia.
È
proprio qui che il libro diventa memoria personale: attraversando con il
pensiero i luoghi di Marija, ho ritrovato le terre dei miei antenati materni. È
stato come riannodare un filo con mia madre, che la guerra l’ha vissuta da
bambina e che, come le donne del libro, conosceva fin troppo bene quella
"bussola" dello stare uniti quale unica via di sopravvivenza.
Non è
una lettura leggera, è un libro doloroso e rivelatore, necessario, perché ci
restituisce la voce di chi ha vissuto la guerra senza finire nei libri di
storia, ricordandoci che la memoria non è un silenzio distante, ma un
battito vivo che ancora risuona tra le rocce delle mie, nostre Dolomiti.
Vedevo
un rovere dopo il mare
e
parlava di te
che
hai meritato il firmamento
che
sei esistita come
un
pianto di neve sulle colline
da
dove si toccava tutta
la
parola amore.
Perché
hai devastato i miei
confini
con il silenzio?
Ho
tentato più dell'aria
di
invocare il tuo sibilo,
dopo
il mare sverni e credi
di dormire.
(Laura Valentina Da Re)
Adriana
Lotto, bellunese, e presidente dell'associazione culturale Tina
Merlin e membro del direttivo dell’Isbrec di Belluno. È autrice di libri e
saggi, in particolare su guerra e resistenza emigrazione e deportazione con
particolare riferimento alla storia e alla memoria delle donne e al pensiero
femminile del Novecento. Per Treccani scuola online accurato quattro lezioni
sulla Filosofia della differenza (2013). Ha pubblicato la biografia. Quella
del Vajont. Tina Merlin, una donna contro (Cierre, 2011). Belluno
dall’annessione alla fine dell’Ottocento (Libreria Campedél Editrice, 2016)
e Tra beneficenza e credito. Il Monte di Pietà di Belluno nei secoli XIX e
XX (Cierre, 2021)


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