NULLA DI SERIO - Danilo Lombardi - Anticorpi per Sanremo (il guaio dei nostri tempi è che il futuro non è più quello di una volta – P.V.)

 

Danilo Lombardi

La vita è meravigliosa è il titolo di una famoso film, a lieto fine, di Frank Capra degli anni ‘40. Ambientato nel periodo natalizio parlava, a detta del regista, dell'importanza dell'individuo, e voleva diffondere il concetto secondo cui nessun uomo può essere considerato un fallimento.

Da allora siamo sopravvissuti ai cine panettoni degli anni’80,  in compagnia di molti film natalizi leggeri o meno (chi non ricorda Regalo di Natale o Una poltrona per due, che ogni anno ritualmente viene messo in onda) sino ad arrivare a…

Se per il cinema lascio alla vostra immaginazione ogni conclusione, solo per ora, per la musica, altra cosa meravigliosa, incombe … Sanremo, e non si può evitare di parlarne quando, nei prossimi giorni, assisteremo alla vetrina musicale economicamente più importante del nostro paese.

Venendo subito alle conclusioni, mie personalissime, credo si tratti di una rassegna indecorosa e diseducativa, come tutta la musica italiana in classifica degli ultimi decenni, che non ha mai brillato per qualità neppure negli anni d’oro, e cercherò di illustrare queste mie impressioni con gli episodi che mi vengono in mente. Che non sono pochi considerata la mia condizione di attempato amante della musica.

Lungi da me criticare chi vorrà trascorrere le prossime serate (ce ne vorrà molto, vista la durata delle serata e lo scarso tempo dedicato alle canzoni, a vantaggio delle inutili chiacchiere di conduttori improvvisati) a godersi lo spettacolo e il divertimento sanremese, probabilmente lo farei anch’io se fossi più paziente. Però vi assicuro che le canzoni dopo le ascolterò tutte su Youtube…

La prima cosa che mi viene in mente: il livello di Sanremo è sempre stato pessimo, come negli ultimi anni, o prima era meglio? Paul Valery diceva che la venerazione del passato conduce ad un pessimismo ingiustificato sul presente e impedisce di capire che l'avvenire non è già più quello che era. Scriveva anche che il guaio dei nostri tempi è che il futuro non è più quello di una volta ... Quindi mi rendo perfettamente conto della manipolazione e falsificazione che ognuno di noi compie quando ricorda i “bei vecchi tempi”, e metto subito in chiaro che che per me la musica non è finita negli anni ‘80. Vorrei semplicemente invitare tutti a cercare, cercare cercare... Le alternative esistono eccome.

La bellezza, anche nella musica, oggi è alla portata di tutti. Alla fine degli anni ‘70, quando eravamo ragazzini, spendevamo almeno cinquemila lire per un ellepi, il corrispondente di 35 euro circa dei nostri giorni.

Oggi chiunque può usare il proprio cellulare come un telecomando per collegarsi ad un servizio online come Spotify, e scegliere gratuitamente la musica che vuole, collegando un pc o uno streamer di rete a dei diffusori. I B&O nella foto sono un regalo, si trovano prodotti molto validi a buon mercato. Cercate nelle riviste online di HIFI. Così mentre scrivete al PC o siete spiaggiati sul divano, potrete ascoltate musica.

 


Dicevamo del livello di Sanremo, nel passato, cercando di capire perché negli anni ‘80 da minorenni andavamo da soli ai concerti degli America, o anche di Baglioni o Pino Daniele o Bennato o De Gregori, mentre adesso i genitori, che da ragazzi ascoltavano i suddetti cantautori impegnati, si fanno trascinare e accompagnano i figli maggiorenni ai concerti di Ultimo o Gazzelle o Elodie. Come è potuto accadere? La risposta non è per niente semplice, forse siamo passati in un attimo, in maniera traumatica, dalla musica di Puccini a Bocelli (non a caso amato dal competente grande pubblico americano) senza capire la differenza e il perché, con in mezzo solo Mina, la Vanoni, Patty Pravo e i cantautori, ma ormai è passato troppo tempo. Possiamo solo sfogliare l’albo d’oro della manifestazione e ricordare cosa accadeva nel mondo musicale negli stessi anni.

Negli anni ‘70, senza necessità di partire dalla preistoria, quando le band inglesi (Pink Floyd, Rolling Sones, Led Zeppelin) spopolavano ovunque, anche negli USA, a Sanremo imperavano Nicola Di Bari, Peppino di Capri (due vittorie ciascuno) e Iva Zanicchi. 

Lucio Dalla nel 1971 con 4 marzo 1943 arrivò terzo perché vinse, appunto, Nicola Di Bari in coppia con Nada (il cuore è uno zingaro, e catene non ha...come dargli torto), mentre l’anno successivo con Piazza Grande arrivò ottavo perché vinse … Nicola Di Bari con I giorni dell’arcobaleno (forse cercandola su Youturb scopriremo di cosa si tratta). E Nada arrivò terza.

Nel 1976 (quando nel resto del mondo usciva Hotel California degli Eagles, Station to station di Bowie, il primo album dei Ramones, i Pink Floyd registravano Animals e usciva A trick of the tail dei Genesis, primo album senza Gabriel, da noi a Sanremo vinceva … Peppino Di Capri. Terzo si piazzava Sandro Giacobbe (reso celebre in tempi recenti da Albanese, da Fazio -il mio cielo la mia anima- (Antonio Albanese: il primo comizio di Cetto Laqualunque), con la canzone con Gli occhi di tua madre, a pari merito con gli Albatros, formazione nella quale militava Toto Cutugno.

Cutugno, autore di tanti successi interpretati da gente come Celentano, oltre a essere ricordato per le canzoni più brutte come l’italiano, è stato recordman di secondi posti a Sanremo alla fine degli anni ‘80, dopo aver vinto nel 1980 con una insignificante Solo noi (Gli amori, forse la sua canzone più bella, nel 1990 dovette cedere ai Pooh).

Sempre nel 1976 I’m easy di Keith Carradine, dal celebre film Nashville di Robert Altman, vinceva sia l'Academy Award che il Golden Globe. La scena, come del resto tutto il film, in cui Carradine canta dal vivo la canzone dedicandola “a una persona speciale” merita di essere vista.  Tra il pubblico del celebre locale Exit/In ci sono Geraldine Chaplin, Shelley Duvall e Lily Tomlin, le tre protagoniste del film che pensano, ognuna, di essere la favorita (Nashville (1975) - I'm Easy Scene (7/10) | Movieclips)

Figlio del grande John Carradine, fratellastro di David Carradine, nonostante questi prestigiosi riconoscimenti Keith avrà minore fortuna dei suoi familiari.

In una ipotetica carrellata dei vincitori, (di Sanremo, non degli Oscar) partendo sempre da quegli anni ‘70 sino ai nostri giorni, passiamo dallo sconosciuto, buono come scioglilingua, Mino Vergnaghi nel 1979, alla coppia onnipresente più trash del mondo Romina (chissà cosa pensa da lassù Tyrone) e coniuge, a Povia, Marco Carta, Valerio Scanu e, siccome al peggio non c’è mai fine, arriviamo al Volo, ai Moleskine e ai Brividi (che proviamo quando ascoltiamo tristemente questa roba) del 2022, per tacere di Olly. Forse toccato il fondo si potrà risalire. Speriamo.

E pensare che il vincitore del 2022, sia pure in coppia, che non voglio nominare, aveva già vinto nel 2019.

Nel mezzo, purtroppo non tra i vincitori, troviamo l’unica interprete di livello internazionale che abbia mai partecipato alla manifestazione, Mia Martini, che arrivò solo seconda dietro Barbarossa, nella vergognosa edizione del 1992.

Senza scomodare nuovamente Valery, il cui monito è sempre presente, credo che un minimo di memoria storica possa sempre servire. Qualche tempo fa un’amica mi fece ascoltare Forbidden roads di Robbie Williams, non sapendo, perché non l’aveva mai ascoltata, che si trattava del plagio di I got a name di Jim Croce. Una canzone, appunto, degli anni ‘70, pubblicata postuma nel 1973, dopo che un incidente aereo pose fine alla carriera di successo del cantautore (I've Got a Name - Jim Croce | The Midnight Special)

Altro aspetto che voglio segnalare per comprendere la differenza tra il nostro piccolo mercato musicale e ciò che accade nel mondo, è che in tutte le serie tv americane, anche le più ‘scassate’, si possono ascoltare bellissime canzoni. Provate a cercare, ad esempio, nelle varie soundtrack della serie TV Californication (quella con David Duchovny di X Files, purtroppo senza Gillian Anderson). Troverete musiche dei Rolling Stones, dei Doors, di Elton John, dei Blind Faith (Can't Find My Way Home di un super gruppo con Eric Clapton, Steve Winwood e Ginger Baker), e tanti altri (Eric Clapton - Steve Winwood (Can't find my way home)

Troverete anche Keep Me in Your Heart di Warren Zevon, registrata negli ultimi giorni della sua vita (Warren Zevon - Keep Me In Your Heart)

Oppure le canzoni di Gregory Alan Isakov, cantautore che spesso scrive le musiche nel corso dei suoi viaggi. Un bel modo di lavorare...(Hank Moody - If i go, I'm goin)

Dopo aver ascoltato i suoi pezzi mi convinsi ad acquistare i biglietti del concerto in uno sperduto club parigino, il posto per me più facilmente raggiungibile. Ho anche la foto ricordo, dicembre 2021.

 



E in Italia? Oltre a salvare, naturalmente, i cantautori e le grandi interpreti (Mina, Vanoni, Mia Martini, Patty Pravo e tante altre) personalmente ricordo trasmissioni musicali come Popcorn con la splendida Stefania Mecchia e Mister Fantasy di e con Carlo Massarini, che negli anni ‘80 facevano conoscere al pubblico italiano gruppi, allora sconosciuti, come i Culture Club, per citarne uno.

Prima di loro, negli anni ‘70, c’era Adesso musica con l’indimenticabile Vanna Brosio, che proponeva la musica di Giuni Russo o dei Matia Bazar.

E adesso? Abbiamo alternative ai prodotti che le case discografiche pensano che i nostri giovani rampolli possano più facilmente scaricare (oggi chi compra più i supporti fisici, anche i ciddì ormai sono superati, i negozi di dischi ormai sono spariti) e se si tratta di Geolier o di Olly pazienza?

Soccorre l’IA, che in tempi di carestia serve, eccome. Basta andare su un servizio come Spotify, cercare almeno una delle nostre canzoni preferite (almeno una la ricorderemo si spera), e la nostra scarsa cultura musicale verrà soppiantata da validi suggerimenti, in automatico e in tempo reale.

Selezionando Alison Kraus otterremo, ad esempio, le ottime Aoife O ‘Donovan, Sarah Jarosz, Rhiannon Giddens, Mary Black e tante o tanti altri. Provate e se ricordate solo Vincent, magari interpretata da Sarah K. (da non confondere con Alicia Keys, che sarà ospite quest’anno a Sanremo), l’IA potrebbe suggerire If you cold read my mind di Gordon Lightfoot o, magari, I’m not gonna miss you di Glen Campbell (che rese famosa Wichita lineman), scritta quando combatteva contro l’Alzheimer.

Concludendo, come recitava la pubblicità di una famosa grappa, la cosa più triste per la musica non sarà assistere alle prolisse serate sanremesi e vedere vincere l’ultimo prodotto propinato dalle case discografiche, ma non poter più ascoltare dal vivo autori come Leonard Cohen, Mark Lanegan, o vedersi annullato il tour 2026 di Neil Young dopo aver acquistato i biglietti. Cercherò di consolarmi con la evergreen Tori Amos e con Max Richter, che suggerisco di andare a vedere a Firenze il 27 febbraio al Maggio, per citare due ‘prodotti’ molto differenti.

E ricordatevi che Taylor Swift negli USA è famosa almeno dal 2008, personalmente la seguo dal 2018 e reputo Folklore del 2020 più valido dell’ultimo lavoro che tutti conoscono. Quando hanno capito che potevano raccattare ingenti ricavi anche nel nostro paese, hanno iniziato a promuoverla ovunque, programmando persino i concerti. Del resto hanno il coraggio di promuovere Ultimo nei TG, perché non dovrebbero promuovere la nostra eroina.

E un pronostico sul vincitore di quest’anno non lo volete? Toto Cutugno, naturalmente.


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