L'INGRATO - David La Mantia - Amo l'Allegoria
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| David La Mantia |
L'Allegoria
è una figura retorica particolare. Presuppone due realtà. Una letterale, il
piano mondano. Ed uno celato, frutto di interpretazione. Dante è Dante uomo, ma
nello stesso tempo figura (come dice Auerbach) di tutta l'umanità nel percorso
di salvezza. Livello successivo: allegorico, escatologico, religioso.
Questo tropo
crea un rapporto tra due realtà, in cui entrambe assumono un valore. Ed è la
differenza con il simbolo, che annienta il livello letterale, mentre
l'allegoria lo potenzia.
Per essere efficace, l'allegoria necessita di un
lessico colloquiale, talvolta semplice. Nessuna filosofia del Logos, della
parola.
Per essere efficace, il linguaggio usato deve
essere riconosciuto e riconoscibile.
Si lavora per immagini, dunque. Sono quelle a
contare.
E voi direte che è roba vecchia, che è già stata
fatta, che il sentiero è già stato battuto.
Fortini, Raboni, il Roversi di Dopo
Campoformio. Soltanto per dirne alcuni.
Una stagione comunque sepolta sotto i colpi dei
cultori della parola sacra.
Pensiamo all'Ermetismo. Per sua natura, punta a
chiudersi in una comunità di anime elette, protette da un linguaggio
riconoscibile a pochissimi, agli iniziati, lontano da un mondo insudiciato dal
consumismo, dalla guerra, dalla perdita della bellezza.
L'Allegoria non rinuncia a nulla. Una banconota
da 10 euro è carta e poi diventa denaro.
L'Allegoria si sporca del mondo in cui agisce.
Scopro dalla finestra lo spigolo d’una gronda,
in una casa invecchiata, ch’è di legno corroso
e piegato da strati di tegoli. Rondini vi
sostano
qualche volta. Qua e là, sul tetto, sui giunti
e lungo i tubi, gore di catrame, calcine
di misere riparazioni. Ma vento e neve,
se stancano il piombo delle docce, la trave
marcita
non la spezzano ancora.
Penso con qualche gioia
che un giorno, e non importa
se non ci sarò io, basterà che una rondine
si posi un attimo lì perché tutto nel vuoto
precipiti
irreparabilmente, quella volando via.
Franco Fortini
(da “Una volta per sempre”, “Lo Specchio”
Mondadori, 1963)
E a chiudere, due miei testi:
Nel lavasciuga occorre accortezza:
aggiungi l'ammorbidente giusto
nella giusta quantità, l'anticalcare
se noti occlusioni o vanità, consulta
pure le istruzioni se necessario,
ascolta consigli, rifiutali
se riguardano le scelte
del colore o il profumo dei panni.
Non cercare garanzie che nulla
potrebbero proteggere, accetta
lo sbiadire come approdo naturale.
Quando tendi, non allungare troppo
le braccia ed accontentati
dell'ossido del tuo filo, di guardare
il sorriso della finestra accanto.
***
Se cercate la musica, andatevene
prima che sia tardi. Qui troverete
il rombo dell'elicottero,
il ronzio della lavasciuga,
i comandamenti da rispettare,
qualche lamento di troppo.
E nessun suono raffinato,
nessun perdersi in pineta,
nessun abbandonarsi alle cicale.
Nessuna magia disponibile
sul banco della farmacia.
Solo parole educate, aperte
al vento ed agli stranieri.


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