LA STANZA DEI DESIDERI - Ivana Rinaldi - Poesia Diffusa

 

Poesia diffusa - Poetesse italiane del '900 da non dimenticare - Edizioni Helicon, 2025



Il volume Poesia diffusa, a cura di Nadia Chiaverini e Cristiana Vettori, non può definirsi un’antologia al femminile, piuttosto la sintesi di una serie di incontri – cinque dal novembre 2022 a marzo 2023 – che si sono svolti a Pisa con la partecipazione di poeti e poete, critici e letterati/e, con l’intento di ridare voce a poete italiane del XX secolo, alcune conosciute: Antonia Pozzi, Amelia Rosselli, Cristina Campo; altre meno, ma comunque significative di un fare poetico che ha lasciato il segno. Un lavoro in divenire quindi, che nasce da incontri e confronti di voci, che a loro volta si sono messe in ascolto di altre voci, e che spesso dimenticate, trascurate, chiedevano di non essere lasciate indietro. Non si tratta di creare un controcanone che si oppone alla poesia maschile, piuttosto dell’esigenza di andare oltrecanone, ovvero sottrarre la poesia delle donne a una schematizzazione che la vuole intima, legata al quotidiano invece che ai grandi temi universali e politici.

Un aspetto che viene messo in luce nella prefazione di Giacomo Cerrai. Molte delle figure di cui il volume si occupa, anche senza volerlo, hanno abitato certi confini della società, contribuendo a ridefinirli. Donne che hanno avuto a che fare con i dispositivi di sicurezza e di controllo di cui parla Focault, come i manicomi o il carcere. È il caso di Alda Merini e di Patrizia Vicinelli, poeta ribelle, “politica”, ovvero che agisce atti politici, ci ricorda Cerrai, come quando nel 1966 irrompe con la sua performance (voce, testo, azione, poesia visiva) a un convegno del Gruppo 63 che si svolge a La Spezia e che lascia sbigottiti Arbasino, Guglielmi, Eco, Balestrini, e pure Amelia Rosselli, fra le poco riconosciute dall’allora sistema patriarcale della poesia, nonostante le istanze rivoluzionarie e d’avanguardia. Ma si sa, le donne in qualunque ambito abbiano operato, hanno sempre dovuto subire l’ostracismo dei loro “colleghi” di sesso maschile. C’è voluto molto lavoro, soprattutto ad opera di accademiche e studiose, come Grazia Livi e Monica Farnetti, per aprire un campo di studi finalizzato alla ri-scoperta e alla valorizzazione della scrittura femminile, che è stato raccolto dalla Società delle Letterate (SIL) e da singole studiose. Scrive Nadia Chiaverini nell’introduzione: “C’è voluto molto tempo e studio perché si potesse affermare che la poesia delle donne non è un’espressione ingenua, istintiva o sentimentale, bensì cultura di consapevolezza formale: ovvero attenzione alla metrica, allo stile, alla tensione strutturale del testo”. Sono state necessarie, scrive ancora Chiaverini, delle brecce in un panorama critico reticente, come Donne in poesia (1976), dove Biancamaria Frabotta fa notare come la presenza delle donne nelle antologie della poesia italiana del dopoguerra è quasi inesistente: nessuna presenza in Lirica del Novecento (Vallecchi, 1953). Le cose non cambiano con l’avvento della Neoavanguardia e del Gruppo ’63. Il manuale di Poesia sperimentale di G. Guglielmi e E. Pagliarani (Mondadori, 1966) non conta presenze femminili. Tra Poeti italiani del Novecento a cura di Pier Vittorio Mangaldo (I Meridiani, 1978), una sola donna: Amelia Rosselli. E’ anche da questo vuoto che nasce Poesia diffusa, oltre che, scrive Chiaverini, da una frammentazione e fluidità che caratterizzano la nostra epoca. Non più libri o biblioteche, ma social, slam, podcast, spazi pubblici ibridi e spesso meticci.

Sono dunque altre donne, spesso poete anch’esse e letterate a far riemergere la scrittura delle donne che sottolinea Maristella Diotiaiuti nella postfazione, è un fiume carsico: appare, scompare, scorre in profondità, e per sua forza, ritorna alla luce. Si tratta dunque di fare una doppia operazione “politica” come l’intendono le donne: ricostruire una genealogia al femminile che sia di sostegno e fonte di forza per le future generazioni, e allo stesso tempo valorizzare il linguaggio della poesia come mezzo di lettura e di trasformazione del mondo. Non a caso, la poesia è la forma più alta di conoscenza, scriveva il poeta e filosofo Ernst Cassirer. Una ricerca incessante che vede coinvolte in forme diverse le 21 poete presentate nel volume: per tutte, Patrizia Cavalli che conosce il valore della parola, la sua insignificanza, la menzogna, e la finzione allo stesso tempo. L’unica realtà che conti, è che almeno per un po’, la poesia fa dimenticare la morte che abita il mondo: “Qualcuno mi ha detto/che certo le mie poesie/ non cambiano il mondo/Io rispondo che certo sì/le mie poesie/non cambiano il mondo. (Patrizia Cavalli, Le mie poesie non cambieranno il mondo, Einaudi 1974). Eppure vi è una responsabilità etica della scrittura, come scrive Maria Luisa Spaziani in L’indifferenza è inferno senza fiamme. Ricordalo scegliendo tra mille tinte/il tuo fatale grigio/Se il mondo è senza senso/tua sola è la colpa:/aspetta la tua impronta/questa palla di cera.

Ognuno/a di noi è chiamato a lasciare la sua impronta, come le voci scelte dalle curatrici del volume, che siano eccentriche, inquiete, irriverenti. E ognuna di loro ha contribuito a accendere un lampo e sparire. Questo fanno i poeti, scriveva Emily Dickinson. E anche di questa fiamma si nutre il libro.




Nadia Chiaverini, Cristiana Vettori, Poesia diffusa. Poetesse italiane del ‘900 da non dimenticare. Prefazione Giacomo Cerrai, Postfazione Maristella Diotiaiuti, Edizioni Helicon, 2025.


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