LA LINGUA MISTERIOSA DELLA POESIA - Anna Spissu - La Compagnia dell’Anello. Il necessario viaggio della poesia verso Mordor
"Nove compagni! E sia. Voi
sarete la Compagnia dell'Anello".
Così, nel romanzo di Tolkien, si forma
la Compagnia che accompagnerà lo Hobbit Frodo Baggins verso Mordor. I
rappresentanti dei popoli liberi,
(Hobbit, Elfi, Nani e uno Stregone) partono per una missione dura e
pericolosissima: arrivare a Mordor e gettare nel Monte Fato l’Unico Anello forgiato da Sauron.
Distruggerlo:
“Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra di Mordor, dove l'Ombra cupa scende”
Sconfiggere Sauron, sconfiggere il Male. Addentrarsi in un mondo popolato da orchi, spettri paurosi, corvi malvagi e altre creature crudeli, attraversare terre impervie, paludi, montagne con lo scopo altissimo di fare sorgere di nuovo il sole sulla terra dei popoli liberi.
I romanzi fantasy raccontano la storia dell’umanità. Trasformazioni di lotte eterne profondamente radicate nella realtà. Quelle storie sono nostre, siamo noi umani, ci nascondiamo dietro il mondo immaginato di orchi e ci piace credere che esista il popolo degli Elfi, la Contea, i Mezz’uomini, Gran Burrone e tanti altri luoghi e personaggi; ma non credo sfugga ad alcuno che giorno dopo giorno anche sulla nostra Terra si sta stendendo l’Oscurità. Dei morti, delle guerre, delle bombe, e anche delle coscienze di molti. Mordor è più vicina di quanto si creda.
Eppure qualcuno porta l’Anello. Anche ora, sebbene le persone siano attraversate da
sentimenti di frustrazione e impotenza verso le atrocità ormai quotidiane
raccontate dai media. Sono tutte le persone che si prodigano per andare in
soccorso delle vittime innocenti delle guerre, per esempio.
Una grande differenza tra il nostro mondo attuale
e il mondo raccontato nel Signore
degli Anelli e dai romanzi
fantasy in generale è la chiara distinzione tra il Bene e il Male. Si sa contro
chi o contro cosa bisogna combattere. Oggi questo confine vacilla o forse
sarebbe più giusto dire viene fatto
vacillare. Non sfugge a nessuno, penso, che non c’è verità più vera di
quella cui si vuol credere o cui si vuole far credere. Si spara a gente inerme
e si dichiara che si è trattato di difesa, si arrestano persino bambini (e qui
la memoria va a giorni terribilmente bui). Si cavilla sul significato della
parola genocidio ma intanto i morti sono migliaia e migliaia di uno stesso
popolo. E tante altre cose, tante altre morti e ingiustizie, l’elenco è lungo. Nemmeno
contano più i fatti oggettivi documentati da immagini. Eppure qualcuno porta l’Anello. A volte sono in molti o
in moltissimi come nel Minnesota in questi giorni.
In questo particolare contesto storico,
contrassegnato da un ritorno brutale alla legge del più forte e perfino dal
tragico ri-utilizzo del nome di Dio per giustificare morti, bombe e guerre, la manomissione delle parole (per usare il
titolo di un libro di Gianrico Carofiglio) assume un’importanza centrale per il
mantenimento del potere.
Le parole come bombe, anch’esse potenziali armi
di distruzione e distrazione di massa. È una vecchia storia.
Della rabbia e dello sconforto generale che
invade molti anche la poesia è testimone.
Così Patrizia Valduga nel suo libro “Lacrimae
rerum”:
Padroni della guerra e della morte,
che
gestite patrimoni di morte
e
fate investimenti sulla morte,
cosa
posso augurarvi se non morte?
Così Franco Marcoaldi dal suo libro “Una
parola ancora”:
Fattene
una ragione. Il mondo
guarda
altrove. Figurarsi
quanto
può interessargli la poesia.
Se però non si è d’accordo sul fatto di farsene una ragione, allora restano
alcune domande: Cosa può fare la poesia? Cosa deve fare? Chi, fra i poeti porta
l’Anello? Chi fa parte della Compagnia?
La risposta più immediata è scrivere poesia-testimonianza su quello che
accade, sulle guerre e ingiustizie e atrocità con cui alcuni decidono e
devastano la vita di molti. Che resti memoria, che si sappia, che si
ripristinino la Giustizia e la Verità, almeno con le parole.
Ecco, la Verità, parliamo di questo.
Perché una delle caratteristiche della poesia è
che la poesia la cerca, la Verità.
Non è come l’oratoria che vuole dimostrare e
convincere che una certa cosa è giusta.
(Ah, prima che qualcuno pensi che i poeti sono
degli esaltati, dico con chiarezza che non è affatto necessario essere poeti né
leggere poesie, per cercare la verità!)
Ma riguardo alla poesia, di quale Verità si sta
parlando?
Vediamo.
Recentemente ho partecipato a Milano, insieme con altre poetesse, all’evento “Donne in poesia 2026 (per il quarantesimo anniversario della Rassegna)”, fondato e diretto ancora oggi con immutato entusiasmo dalla poetessa Mariapia Quintavalla. L’argomento della serata era dar voce a “poetesse dimenticate”, cioè autrici di grande valore che per svariate ragioni sono finite nell’oblio.
L’autrice che ho scelto di rappresentare è Rossana Ombres con il suo favoloso Bestiario d’amore, libro che le valse, nel 1974 il Premio Viareggio, prima donna a vincerlo. Per fortuna la bellezza di questo libro, introvabile per anni, non è andata perduta e il libro è stato rieditato nel 2025 dalla Casa Editrice Graphe.it
Il titolo non deve trarre in inganno, non si
tratta affatto di poesie d’amore comunemente intese: l’Amore di cui si parla è
altro.
Come Andrea Breda Minello scrive nella
postfazione della nuova edizione il libro,
rievoca
attraverso
una variazione fiabesca tra processi alchemici e mistica ebraica, il sogno di
un mondo, in cui tutte le creature bellissime, mostruose, immonde, profetiche,
distorte, dimenticate e nuove, nuovissime, esistono e sono latrici di messaggi
divini.
La poesia che ho letto la sera del’evento è questa.
L’ho trovata bellissima e mi è rimasta a lungo dentro. È anche,
significativamente, la poesia che chiude la raccolta.
La terra cominciò a tremare
La
terra cominciò a tremare così forte!
Caddero
i muri
con
tutti i loro interni carichi e caldi
si
chinarono gli alberi
a
raccogliere le loro foglie.
una
fiamma percorse i fiumi con salti da delfino
e
le bocche delle sorgenti
gridarono
ognuna la propria meraviglia!
Un
furore del sottosuolo
creò
e
immediatamente moltiplicò
forme
dall’avvenenza slittante:
placodonti
di crogiuolo, devotissime
iguane
e granseole meticolose.
L’anima,
trasecolata, produsse santi.
Ora vi domanderete cosa c’entrano questi versi
con le domande iniziali su chi porta l’Anello
e la Verità. La risposta è
nell’ultimo verso:
L’anima,
trasecolata, produsse santi.
Perché la capacità di Visione che si innalza
sul quotidiano, qualunque cosa accada, è parente della Verità e in questo senso
credo che la Poesia, non solo quella che ho trascritto sopra, abbia a che fare
con il viaggio verso Mordor e sia capace di contribuire a distruggere l’unico Anello. Anche se il
mondo guarda altrove.
Riferimenti:
Patrizia Valduga, “Lacrimae rerum”, Einaudi ed. 2025
Franco Marcoaldi, “Una parola ancora”, Einaudi
ed., 2025
Rossana Ombres, “Bestiario d’amore “, Graphe.it, 2025


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