FRANCIA-ITALIA: PONTI DI POESIE - Maria P. Mischitelli - su "Vani" di Melania Valenti (Bertoni ed. 2025)
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| Maria P. Mischitelli |
“Minchia! Ma sulu di ponti
c’è bisogno cca sutta?
Sulu di minchiati
sapiti parrari
di comu appizzari
a cosa cchiu bella c’avemu:
u
mari.”
Merde ! Y a besoin
que de ponts
ici-bas ?*
Vous savez parler
que d’ conneries,
d’ comment gâcher
la plus belle chose
qu’on a :
la mer.
*
dans le sud de l’Italie, ici précisément en Sicile.
Mi sembra di
sentire, assieme alla voce di Melania Valenti, la voce del papà. Mi sembra la
voce di tutti i papà tornati a Casa, o ancora no...
Una voce come una
continuità. Come se dovessimo riprendere il filo della storia dove l’hanno
lasciato loro. Perché non ci sono più come il papà di Melania, che si starà
sicuramente godendo il suo bel mare di Sicilia, lontano da problemi di ponti ed
altri; o come il mio, che ancora c’è, ma che ha perso il filo della memoria...
Una “voce-figlia”
quindi, pronta a proseguire la storia piccola e quella grande che passa anche
dal loro dialetto. La lingua del cuore. Della giusta rabbia e soprattutto dell’amore.
Una voce come un ponte tra figlie e padri. E mi commuove, fino alle lacrime. Grazie
Melania. Ora la voce è tua.
****
La raccolta poetica
Vani, edita da Bertoni nel 2025, si
rivela un'esplorazione della verità interiore, ancorandosi nella memoria e
nelle radici profonde del Sud. Il titolo suggerisce fin da subito una
riflessione sulla fragilità dell'esistenza e sulla persistenza dei ricordi:
È nel ricordo
l'unica grandezza
che rimane.
Ora tutto è notte
e il passo stanca.
C’est dans le
souvenir
que réside la
seule grandeur qui reste.
Maintenant tout
est nuit
et la marche
fatigue.
*
Avrei voluto
restare bambina
raggiungere
un bacio
ogni volta per
prima
la vita è così
corre come
non l’avessi
vissuta
J'aurais voulu
rester enfant
atteindre
un baiser
chaque fois la
première
la vie est ainsi
elle court comme
si je ne l'avais
pas vécue
Melania Valenti,
poeta siciliana, àncora la sua scrittura nella geografia sensoriale della
sua isola. Vi si ritrova il legame potente con il padre, la nostalgia
dell'infanzia e una natura onnipresente:
Mio padre credeva alle stelle,
credeva nell’oro di luce e di
fuga.
Cantava, mio padre, e rideva.
Le streghe ne udirono il canto,
i mostri forgiarono lame.
Mon père
croyait aux étoiles,
il croyait dans
l'or de lumière et de fuite.
Il chantait,
mon père, et riait.
Les
sorcières en entendirent le chant,
les monstres forgèrent des lames.
*
Tra le tue braccia
accoglimi
proteggimi
stringi le mie
paure
e fanne cenere
che vola al vento
nutrendo semi
di nuova linfa.
La pioggia farà il
suo corso,
il sole non
staccherà le sue radici.
Entre tes bras
accueille-moi
protège-moi
serre mes peurs
et fais-en de la
cendre
qui vole au vent
en nourrissant des
graines
de sève nouvelle.
La pluie suivra
son cours,
le soleil ne
détachera pas ses racines.
Per la poeta, il
testo è un dialogo con il silenzio e l'invisibile. È una ricerca della « parola
più pura», capace alla fine di trasformare il dolore in una forma di bellezza
resiliente:
I giapponesi sono strani.
Komorebi dicono.
E non è solo la luce
che filtra tra le foglie
degli alberi. Sono le cose
che mutano con te
e che riconosci solo
quando passano per sempre,
esplodendoti dentro.
Les Japonais
sont étranges.
Ils disent Komorebi.
Et ce n'est
pas seulement la lumière
qui filtre à
travers les feuilles
des arbres.
Ce sont les choses
qui changent
avec toi
et que tu ne
reconnais que
lorsqu'elles
s'en vont pour toujours,
explosant en
toi.
Madre, la notte.
Ha nel suo seno
il latte delle
stelle.
Mère, la nuit.
Elle a en son sein
le
lait des étoiles.
*
Sono una fiamma
lenta,
borgo diroccato,
feritoia che dà
casa
a un fiore.
Sono silenzio – più
delle parole –
onda di riporto,
sinfonia del mare.
Je suis une flamme
lente,
bourg délabré,
meurtrière qui
abrite une fleur.
Je suis silence –
plus que les mots –
vague de ressac,
symphonie de la
mer.
La raccolta esplora anche
la vanità delle cose, ma paradossalmente è in questo vuoto che nasce la luce
poetica:
In ginocchio alzo
in alto le braccia
e invoco il tuo
nome.
Grido in silenzio.
Non si turba il
pulviscolo
di un raggio di
sole.
À genoux je lève
bien haut les bras
et j'invoque ton
nom.
Je crie en
silence.
La poussière d'un
rayon de soleil
ne s'en trouve pas
troublée.
La vita dovrebbe finire
con un soffio di vento e rugiada.
Solo un soffio leggero
quando ancora c’è il sole.
La vie devrait
finir
par un souffle de
vent et de rosée.
Juste un souffle
léger
quand il y a
encore du soleil.
E un regalo, se mi
permette, per l’immensa poeta ch’è Melania Valenti:
A vita avissi a’finiri
ccu 'n ciatu di
ventu e aquazzina.
Sulu ‘n ciatu nichittu
quannu ancora c’è u
suli.



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