A PROPOSITO DI LUCCIOLE - Francesca Romana Rotella - La poesia di Ana Pérez Cañamares

 

In foto, Ana Pérez Cañamares


“Da cosa nasce cosa” si dice, ed è effettivamente quanto mi è accaduto circa un anno fa, quando ho incontrato a Roma il poeta spagnolo Bernardo Santos (di cui spero di parlarvi presto), il quale mi ha introdotto alla poesia di Ana Pérez Cañamares, ed è stato amore a prima vista! Un autentico flechazo, come si dice in spagnolo.

Sono molti i motivi per i quali apprezzo la poesia di Ana Pérez Cañamares, tra tutti, vorrei evidenziare come l’autrice spagnola riesca a creare un proprio spazio poetico in cui la dimensione personale e intima si coniuga perfettamente con il messaggio universale, con la critica collettiva e politica, un “io” che è anche un “noi”; ma poiché la mia non vuole essere una recensione, bensì un’introduzione all’opera di questa meravigliosa poetessa contemporanea, lascio volentieri spazio alla sua scrittura, proponendovi alcuni testi da me scelti: il suo manifesto poetico, due poesie tratte dalla silloge “La sumas y los restos” del 2013 e una breve nota biografica.

Traduzione in italiano di Francesca Romana Rotella.

 

La poetica di Ana Pérez Cañamares

Scrivo perché mia madre non scriveva; scrivo perché non ho né giardino né cane e vivo in un posto senza mare; scrivo perché la mia voce e i suoi echi mi tengono compagnia; perché sono un laboratorio e voglio condividere i risultati dei miei esperimenti; perché, sempre, dopo essermi analizzata, alzo la testa e osservo dove mi colloca ciò che ho visto, e anche questo devo scrivere; scrivo per dire "anch'io" o per chiedere "anche a te?".

Scrivo per sapere se devo perdonarmi, chiedere scusa o esigere delle responsabilità.

Scrivo per essere grata e anche per maledire tutto ciò che si muove. Scrivo perché so fare altre cose, ma questa è quella che scelgo e quella che mi aspetta sempre. Scrivo per salvare ciò in cui voglio credere, ciò che non posso dimenticare; per salvare la mia voce dal rumore. Scrivo perché capisco Virginia Woolf, Anne Sexton, Sylvia Plath, ma voglio sopravvivere e continuare a scrivere.

Scrivo perché voglio che si sappia quanto mi sono impegnata e con quanto fervore ci hanno provato gli altri. Per rendere il fallimento un luogo abitabile. Scrivo per non essere invasa e colonizzata. Scrivo per essere la prima ad accusarmi di falsità, ipocrisia o codardia, prima di coloro che si rafforzano accusando gli altri. Scrivo perché non so gridare senza perdere la voce. Scrivo perché una parola precisa mi tira fuori dalla confusione. Scrivo per raggiungere il luogo in cui i dubbi non sono più difese o vie di fuga, ma braccia aperte ai complici. Scrivo perché solo il riconoscimento dei propri limiti calma e umanizza il mio desiderio di comprensione. Scrivo per trovare uno scopo nelle mie ferite. Perché mia figlia sappia ciò che non sapevo o non ho osato spiegarle in faccia. Scrivo perché i momenti in cui scrivo non sono mai gli stessi e mi salvano dalla routine. Scrivo perché la bellezza non solo consola, ma è anche l'unica cosa che mi permette di guardare il dolore in faccia. Scrivo affinché ciò che è mio e ciò che non lo è si dissolva. Scrivo perché la scrittura è il travestimento più onesto e più vicino alla pelle che conosca.

Scrivo per non dare nulla per scontato.

 

Pochi sanno che ho un'altra sorella….

Pochi sanno che ho un'altra sorella.

Il caso ci ha separate alla nascita.

Io succhiavo il latte di mia madre

mentre lei si asciugava al sole.

Quando mi fecero i buchi alle orecchie

lei ricevette l'escissione del clitoride.

Ho scopato con uomini e ho sofferto per tutti;

per mano di uno solo si ruppe lei.

Mi sono separata, ho pianto, ho abbandonato i miei sogni.

Lei è morta diverse volte

sotto le pietre, l'acido, l'AIDS e la malaria.

Il suo corpo si disfece e si ricompose.

In una o due occasioni fu felice di morire.

Mia figlia è cresciuta; mia sorella è morta di parto.

Anni dopo diede alla luce una bambina e gliela portarono via.

Io vedo il mio corpo invecchiare; lei non ha uno specchio.

Mi spalmo creme antirughe

però lei è tutta un solco.

Io faccio elenchi di ciò che le duole:

però è lei che amministra il suo dolore.

 

Pocos saben que tengo otra hermana….

Pocos saben que tengo otra hermana.

El azar nos separó al nacer.

Yo mamaba la leche de mi madre

mientras ella se secaba al sol.

Cuando perforaron mis orejas

ella recibió la ablación del clítoris.

Follé con hombres y sufrí por todos;

a manos de uno solo se quebró ella.

Me separé, lloré, abandoné mis sueños.

Ella murió unas cuantas veces

bajo piedras, ácido, sida y malaria.

Su cuerpo se deshizo y se recompuso.

En una o dos ocasiones fue feliz de morir.

Mi hija creció; mi hermana murió en el parto.

Años después parió una niña y se la quitaron.

Yo veo mi cuerpo envejecer; ella no tiene espejo.

Me pongo cremas antiarrugas

pero toda ella es un surco.

Yo hago listas de lo que le duele:

pero ella es la que administra su dolor.

 

I piatti che mi regalò mia madre

I piatti che mi regalò mia madre

sono già sbiaditi e passati di moda.

Quando facciamo pulizia

ci guardano come malati agonizzanti

che non capiscono cosa vogliamo da loro.

Però sono i piatti che mi regalò mia madre

che mai più tornerà a regalarmi

niente.

Se un giorno decidessimo di buttarli via

proverò ad ascoltare la sua voce nella mia testa:

“Le cose, figlia, sono solo cose”.

Mia madre non sta in un piatto.

Mia madre sta nel pane che mangio.

 

Los platos que me regaló mi madre

Los platos que me regaló mi madre

están ya deslucidos y pasados de moda.

Cuando hacemos limpieza

nos miran como enfermos agonizantes

que no entienden qué queremos de ellos.

Pero son los platos que me regaló mi madre

que ya nunca volverá a regalarme

nada.

Si un día nos decidiéramos a tirarlos

intentaré escuchar su voz en mi cabeza:

«las cosas, hija, son sólo cosas».

Mi madre no está en un plato.

Mi madre está en el pan que como.

 

*****

Nata nel 1968 a Santa Cruz de Tenerife, Ana Pérez Cañamares vive da sempre a Madrid. Laureata in Filologia Ispanica presso l'Università Complutense di Madrid, la sua carriera poetica è iniziata nel 2007 con la pubblicazione del libro “La alambrada de mi boca” (Editorial Baile del Sol). Con lo stesso editore ha pubblicato il suo primo libro di racconti, “En días identidads a nubes”, e il suo secondo libro di poesie, “Alfabeto de cicatrices”. Nel 2013, “Las sumas y los restos” ha vinto il V Premio di poesia Blas de Otero-Villa de Bilbao 2012. Nel 2019 ha pubblicato “Querida hija imperfecta”, una raccolta di poesie incentrata sulla maternità. Un anno dopo, ha pubblicato “La senda del cimarrón”, nel 2022, “Fricción” e nel 2025 è stata pubblicata l’ultima silloge “Seronda”. Alcune sue poesie sono state tradotte in inglese, greco, polacco, arabo, croato, tedesco e portoghese.


Commenti

  1. Pezzo molto bello, meravigliosa condivisione che si perde tra lingue sorelle..

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