STELLE CONTROVENTO - Maria Pia Latorre - Anima e corpo (Prima parte)
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| Maria Pia Latorre |
Già Anna Spissu si è spesa con sapienti quanto stimolanti interventi sul corpo in poesia. Qui propongo una mia personale lettura che ho intitolato “Anima e corpo”, che, per ragioni di lunghezza suddividerò in due (o forse tre) parti.
L’IA, interrogata su corpo e scrittura (cosa che, immagino, molti prima di me avranno verificato), ci dice che esistono numerosi modi di dire che si avvalgono di parti del corpo, da “dare una mano” a “mettere la mano sul fuoco”, da “non stare con le mani in mano” ad “avere a portata di mano”, passando per “essere alla mano” e “lavarsene le mani”. Se non lo avete ancora fatto vi consiglio di farlo perché molto divertente. Potrebbero scaturirne attività didattiche a iosa per chi insegna.
Il principale legame della poesia con il corpo passa dalla voce. Il legame del corpo con la poesia passa dagli occhi.
Quando ero bambina sentivo mia madre ripetere “il cervello si sfoglia come una cipolla” e mi bastava il suo sguardo di compassione per intuire qualcosa che ancora non comprendevo. Poi ho scoperto che un concetto press’a poco simile l’ha definito Lacan e poi Szymborska ha chiuso il cerchio con la sua “La cipolla è un’altra cosa”.
Il Corpo è onnipresente nei versi di Szymborska. Appare nel ricordo di un sogno, nella descrizione di una fotografia, quando si affronta la morte, la politica, l’amore, l’ingiustizia, l’odio, la natura, l’umanità nel suo essere.
L’io come ricorda Lacan è un oggetto fatto come una cipolla: se si potesse pelarlo, ci si renderebbe conto della successione delle identificazioni che lo hanno costituito. “La cipolla” ispira, per la strategia dell’opposto, una poesia della Szymborska: “La cipolla, d’accordo: / il più bel ventre del mondo. / A propria lode di aureole / da sé si avvolge in tondo. / In noi – grasso, nervi, vene, / muchi e secrezione. E a noi resta negata / l’idiozia della perfezione” (Szymborska, “La cipolla”, 1976).
Vittorino Andreoli, ne “La gioia di pensare” ci avverte del fatto che l'uomo, in una sorta di regressione antropologica, sta perdendo le facoltà mentali e l'anima. Si sta riducendo ad essere solamente un corpo. Cosa che gli consentirà al massimo di svolgere mansioni manuali, quelle che in epoca rinascimentale erano assegnate all’homo faber. Se nel complesso sistema identificato come “uomo” scomparirà la componente ideativa scompariranno la meraviglia e i desideri, il piacere della conoscenza e i sentimenti.
Il nostro tempo ci sta consegnando corpi umani curati, amati, abbracciati accanto a corpi offesi, vilipesi, degradati, in uno stridente contrasto che facciamo fatica a contenere.
Abbiamo più volte, in questo periodo, letto o ascoltato l’amara affermazione “non avrei mai immaginato in vita mia di assistere a tutto ciò”, ché la shakespeariana “nera schiena del tempo” ci sta piegando; e per noi il peso degli accadimenti è un pesante fardello da portare, un fardello che c’incurva e ci toglie il respiro.
Il corpo ci appartiene, è la parte esteriore di noi, è il primo momento di contatto col mondo; noi ci muoviamo, agiamo in lui, ci sentiamo a nostro agio, proviamo benessere oppure sofferenza in lui. Il corpo è parte della nostra inscindibile identità. Ma talvolta lo percepiamo esterno a noi.
A chi non è mai capitato di guardarsi agire?, come se ci fosse un osservatore esterno a fissarci.
Talmente complessa la relazione corpo-psiche che non basta una vita intera a chiarirla. Dalla testa ai piedi ci passa tutto il corpo, mi viene, talvolta, di dire. E, ad uno sguardo più ampio, c’è da osservare che è proprio per il corpo (e grazie ad esso) che sono nate alcune delle attività fondamentali dell’umanità. Non è forse nata la musica per soddisfare il senso dell’udito? Non sono nati per soddisfare il gusto i prelibati piatti di ogni Paese del mondo? E l’arte e la bellezza non sono nate per soddisfare il senso della vista? Così come il mondo delle essenze è nato per soddisfare il senso dell’odorato. Senza dimenticare che l’affettività e la sessualità si avvalgono fortemente del senso del tatto.


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