OSSIDIANA - Olivia Balzar - Quelli della buona sera
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| Olivia Balzar |
Formule, riti, antiche credenze e una saggezza millenaria. Questi sono gli elementi di cui si compone la stregoneria popolare italiana, una tradizione che attraversa i secoli e le regioni differenziandosi, assumendo sfumature diverse, ma restando sempre un unico grande sussurro che viene dalla Terra, una Madre che risponde a chi la sa ascoltare.
Jules Michelet nel suo “La strega - La rivolta delle donne nel romanzo - verità dell'Inquisizione” nell’introduzione spiega:
Viaggiando vediamo che ogni popolo primitivo ha uguale inizio: l'uomo caccia e combatte, la donna s'ingegna, immagina, crea sogni e divinità. Certi giorni è veggente, padrona delle
immense ali del desiderio e della fantasia. Per meglio prevedere il tempo, osserva il cielo. Ma non ha meno a cuore la terra. Volgendo gli occhi sui teneri fiori, anche lei giovane fiore, li conosce intimamente e, come donna, a loro chiede di guarire chi ama.
Semplice, commovente avvio di religioni e scienze. In seguito, ogni cosa si separa e vediamo giungere lo specialista: il giullare, astrologo o profeta, negromante, prete o medico. Tuttavia, in principio la donna è tutto.
Ed è in questo contesto che la figura della strega si ritaglia il suo ruolo nella società come custode dei segreti della natura, colei che hai in mano le chiavi del tempo, delle fasi lunari, dei riti sociali più importanti legati a nascita, fidanzamento e matrimonio, ma anche più oscuri conoscendo pratiche di divinazione, riti propiziatori e guarigioni, perennemente in bilico tra il timore e il rispetto, tra culti pagani e liturgia cristiana.
Mi piace che queste storie continuino a essere tramandate, che certe credenze vivano tra le strade strette dei borghi, restino impigliate tra le rughe dei volti, masticate e sputate da chi non riesce a digerirle e ancora non sa dare spiegazioni alle voci che dicono sempre in qualche modo la verità. Ci sono persone che custodiscono gelosamente queste storie e altre invece che le sanno raccontare così bene che ti inchiodano tra le pagine in attesa di risposte.
Durante le vacanze di Natale ho letto uno dei romanzi più belli sull’argomento: “Donne di Gesso” di Valeria Masciantonio (Edizioni Ensemble).
Questo libro ci porta nell’entroterra abruzzese raccontando le vicende di diverse generazioni della stessa famiglia, dall’inizio del secolo fino agli anni ‘90. Anche in questa storia la donna è tutto, ma resta intrappolata in convenzioni che cerca di sciogliere, il bene e il male sembrano essere molto definiti, la soglia tra i mondi è labile e spaventa anche le più coraggiose.
A Gesso dove il tempo sembra congelato, il fil rouge che lega queste figure femminili forti e spezzate è il dolore e la superstizione che si intrecciano fino all’ultima riga.
Si raccontano le abitudini di quei luoghi, di un Abruzzo dal sapore antico e suggestivo, il senso del dovere, le estati dal caldo insopportabile in cui la sera le donne si ritrovavano coi bambini sedute fuori dalle loro case a spettegolare e a raccontare storie inquietanti, come quelle su Quelli della buona sera, tenendo le gambe incrociate per non farsi sentire. Un brivido lungo la schiena ogni volta che ne parlano. In quei luoghi è una realtà, tutti ci credono a Quelli della buona notte e ai loro influssi maligni. È un modo per fare i conti con la sofferenza, per dare un nome alle mancanze e alle paure più profonde. Basta che uno di loro stringa la mano a qualcuno per trasmettergli i suoi poteri condannando per sempre la sua anima. È così che in quei luoghi si diventa streghe, quelle dedite al male, che si contrappongono alle fate, donne sapienti che declinano i propri doni all'ascolto e alla guarigione, due facce di una stessa medaglia, in una società in cui basta una diceria a cambiare le sorti di una persona.
« Tu la mano non la devi dare a nessuno. Una volta, una signorina di Gesso aveva dato la mano a una strega. Era diventata un'anima nera e buttava il malocchio a tutti. Entrava nelle case di notte perché voleva rapire sempre i bambini. Un bel giorno, i paesani hanno preso le forche e l'hanno scacciata. Nessuno l'ha potuta rivedere più. La dovevi sentire la madre come piangeva. Ma quella ormai era un'anima persa».
«Quindi non devo dare la mano a nessuno?».
«A nessuno».
«Nemmeno a zia Enza?».
«A zia Enza sì, lei non è di Gesso. Quelli della buona sera stanno solo a Gesso».
Da “Donne di Gesso” Valeria Masciantonio (Edizioni Ensemble, 2019)
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| “Donne di Gesso” Valeria Masciantonio (Edizioni Ensemble, 2019) |
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