OLTREVERSI - Silvia Rosa - V. "Nell’abbaiare del mare" | Rossana Nicotra

 La rubrica propone un approfondimento inerente al processo creativo sotteso alla pubblicazione di un libro, dalla fase ideativa a quella della sua concreta realizzazione, attraverso una breve intervista ‒ in forma di questionario ‒ rivolta a autrici e autori del panorama poetico contemporaneo, invitate/i a raccontare della loro più recente opera in versi.

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1.      Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a scrivere questo libro e gli spunti che ne hanno ispirato i testi?

A differenza della mia prima raccolta, che avevo scritto in pochissimi mesi, questa silloge ha avuto un processo di gestazione lungo. È cresciuta lentamente: ci è voluto del tempo per capire che direzione volesse prendere e che tipo di progetto stessi realmente creando. La nascita di Sciara tagliente (RPLibri, 2021) è stata piuttosto rapida: avevo chiaro fin dall'inizio cosa volevo che fosse.

Nell’abbaiare del mare, invece, ha richiesto pazienza, maggiore introspezione, osservazione e ulteriore ricerca. L’ho letto, riletto, corretto più volte, fino a quando non mi ha convinta del tutto. Durante la scrittura ho attraversato un lutto: la morte del mio caro padre. La seconda sezione della silloge, Fuori dal margine, è figlia di quel periodo e può apparire come un’indagine sulla morte e un tentativo di comunicazione con il mondo dei defunti, ma non si esaurisce in questo. Lascio che sia il lettore a scoprirlo. Questo libro è ricco di elementi e nasce anche da incontri. La conoscenza e l’osservazione delle persone che hanno incrociato il mio cammino — in particolare quelle che vivevano situazioni di fragilità — mi hanno aiutata a riflettere e a compiere un moto di rotazione su me stessa. La fragilità, in questo libro, viene intesa come passo per aprirsi alla spiritualità svuotandosi del proprio ego per incontrare, forse, qualcosa di più grande. Franca Alaimo scrive: “C’è qualcosa di archetipale e di smemorante in questa silloge di Rossana Nicotra che ci riporta alla memoria antichi codici di magia, libri sapienziali di remote civiltà, che le permettono di accedere ai segreti del regno dei morti, alle leggi misteriose che governano gli universi nascosti". Voglio citare Simone Weil che dice che il mondo stesso è fragile, perché è separato da Dio ma anche amato da lui. La creazione è fragile perché Dio si è ritirato per farle spazio, un atto di amore che rende possibile la libertà. Ma in questa libertà c’è anche la sofferenza. Un altro ingrediente è certamente il silenzio: un silenzio che non è assenza e un’assenza che non è silenzio. È attenzione verso il mondo circostante, ma anche indagine dell’ignoto, di ciò che dimora nella morte o nel silenzio stesso della morte. È l’elemento che ci permette di cogliere l’invisibile e che ci guarisce. Inoltre, c’è un dialogo tra cielo e mare attraverso la Luna, che a volte è fredda, altre volte una “femmina imbellettata” che seduce, oppure una sposa di un astro misterioso. Una luna che ti osserva mentre nuoti in solitudine, o che si desidera raggiungere per ripararsi dalla morte. La Luna, forse, qui è una mediatrice che ci accompagna nel tentativo di un ritorno alle origini, che non appartengono alla materia. Non voglio dilungarmi oltre: lascio al lettore il piacere di scoprire il resto.


2) Come hai scelto il titolo?

Inizialmente, la silloge aveva un altro titolo, Dei semi di Mintaka, lo stesso della prima sezione. Con questo titolo, un estratto della raccolta è arrivato finalista al XXII Premio Inedi-TO di Torino.

Mintaka è una delle tre stelle che formano la cintura di Orione e viene simbolicamente associata a un mondo acquatico, a un paradiso pieno di amore e di luce. Nell’immaginario i Semi di Mintaka sono esseri pronti a cogliere il contrasto tra luce e buio, a lottare contro forze oscure. Sono talmente consapevoli del dolore e della sofferenza propria e altrui che spesso esprimono il desiderio di rendere questo mondo un luogo diverso. Poi ho deciso di cambiare, di scegliere questo titolo che può sembrare insolito. Prende dalla terza sezione e può rappresentare una protesta, o meglio, il tentativo di sovvertire le proprie sorti, il proprio destino; quella sana rabbia che è motore per essere soggetti attivi nella nostra vita. Il mare di cui scrivo è il mare della mia isola. Se nella prima raccolta l’elemento preponderante era la terra, in questa seconda silloge è senza dubbio l’acqua. Probabilmente, nel prossimo lavoro, lo sarà il fuoco, come il fuoco del mio vulcano.


3) Quali sono stati i passi che ti hanno portato alla sua pubblicazione? Nello specifico, come ti sei orientata nella scelta della casa editrice e quali ostacoli hai eventualmente incontrato?

Non è stato difficile trovare la casa editrice: ho partecipato al concorso del Premio Il Convivio, nell’ambito del quale la silloge ha ricevuto una menzione di merito e, subito dopo, la proposta di pubblicazione. Sono molto soddisfatta della mia casa editrice: Mirea Borgia e Giuseppe Manitta si sono dimostrati estremamente professionali. Il Convivio è una casa editrice che consiglio vivamente.


4) Che cosa auguri a questa tua opera in versi?

Che possa incontrare molti lettori. Che possa camminare da sola, senza di me, come fanno i figli quando crescono, lasciano la casa materna e seguono la propria strada.

 

Da Nell’abbaiare del mare (Il Convivio 2025)

 

Avevi intrecciata un’alleanza al dito

anima senza identità. Fuggivi

che l’unica libertà era scivolare nel torrente.

 

Ma quanto pallore dopo le distanze

che separano il desiderio dai gendarmi.

 

Ho visto, anima tra i ferri, la mia morte

la tua e cosa potrei dirti.

Chi ha lampi di stelle e non sa trovare casa

non riesce a salvarsi e reincarna.

 

Qui siamo note a margine.

 

*

 

Verso la terra o verso l’acqua. Non sai

dove sta la fronte e senti il suono acuto

delle fionde che stordisce

 

all’aria si avvinghia la presenza

pulviscolare

 

c’è un ritorno che cade di sbieco.


*


Sotto le nuvole di quasi agosto

si sente

non l’eco dei tuoni non

cose dal cielo

ma il suono di una sedia

a dondolo in cortile.

Si muove

con il vento delle colline

 

trattenuta dalla terra

dalle radici dei limoni

dalla sofferenza nei fianchi

 

restituisce una presenza

la legge di chi ci ha messo al mondo.

 

*

 

Come si fa

a togliere, fissata nello sterno

da sughero e piombo, la fame dell’onda.

Cucire lembi di lava, scucire

senza sottrarsi.

 

Perdersi qui

nell’oasi azzurra argento

sotto l’occhio del tramonto dove

l’assenza non è silenzio

 

nel mare che sa guarire

dove si muore alle proprie credenze.

 

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Rossana Nicotra è nata in Sicilia, alle pendici dell’Etna, nel 1981, ma vive in Piemonte dove lavora come docente. Ha pubblicato nel 2021 Sciara tagliente (RP Libri Editore, nella collana L’anello di Möbius diretta da Antonio Bux) che ha ricevuto diverse recensioni e note di lettura. É stata ospite in salotti letterari, tra i quali “La parola da casa”, programma dedicato alla poesia condotto da Giuseppe Cerbino e Federico Preziosi, e ha partecipato a eventi culturali. Alcune sue poesie sono presenti in antologie, su diversi lit-blog, su riviste, tra cui “Avamposto”, e sono state tradotte in spagnolo e pubblicate dal Centro Cultural Tina Modotti. Nell’abbaiare del mare è la sua seconda opera in versi, edita da “Il Convivio” nel 2025: un estratto di questa raccolta è risultato finalista, nella sezione poesia, nell’ambito della XXII edizione del Premio “InediTO- Colline di Torino”.

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