NULLA DI SERIO - Danilo Lombardi - Emily e gli animali
Il 10 dicembre 1830 nasceva
ad Amherst Emily
Dickinson, la mia poetessa preferita. A distanza di 95 anni non potevo fare a meno
di ricordarla.
Non aspettatevi
particolari analisi letterarie, al di sopra delle mie capacità, parlerò solo
del rapporto tra Emily e gli animali, altro tema a me caro, spesso citati nelle
sue lettere e poesie.
Da “non addetto”
penso, tuttavia, che l’immagine molto diffusa della Dickinson reclusa nella
propria abitazione, così come la sensazione di tristezza suscitata per alcuni dalle
sue poesie, non corrisponda al vero e sia frutto di una visione superficiale
delle opere e dei tempi in cui viveva la nostra grande lirica. Ricordo un mio
commento sui social in calce alla solita recensione basata sulla “disperazione”
della Dickinson. L’autrice non apprezzò molto e rispose piuttosto seccata. A
volte anche i social riservano delle piccole gioie.
La Dickinson, per me,
è la poetessa della bellezza e della luce, e come ripeteva Robert Mapplethorpe, altro grande
fotografo ricordato, purtroppo, solo per le opere forse meno rilevanti, “è
tutta questione di luce”… Mapplethorpe, comunque, merita uno spazio in
cui si parlerà delle sue opere meno conosciute ma di una bellezza sconvolgente.
Tornando al nostro
tema, animale deriva dal latino animalis “che
dà vita, animato”, derivato a sua volta di anĭma “anima” affine al greco: anemos ,vento,
soffio e al sanscrito ātman col medesimo significato. Gli animali, a
differenza degli esseri umani, sono pura anima, pura essenza, tanto che i
nativi americani nel loro cosmogramma o cerchio di medicina, loro antico
simbolo, indicavano questa differenza.
Nella cultura dei
nativi d’America il termine medicina indicava il potere che si ottiene dalla
conoscenza dei segreti dell’universo, compresi quelli riguardanti la salute
spirituale.
La Ruota della
Medicina dei nativi americani, un cerchio con una croce al centro, simboleggia
il movimento, lo scorrere del tempo, della vita e delle stagioni, quindi vita,
natura, universo e spiritualità.
Il regno animale, maestro di strategia e saggezza nell’arte della sopravvivenza, nella ruota è collocato al Nord, il regno vegetale a Sud e il regno minerale a Ovest, mentre gli umani, gli unici esseri del mondo materiale che possono scegliere anche di distruggere, ad Est.
Tornando ad Emily
sappiamo che amava, ovviamente, gli animali. Nella casa natale
di Amherst vivevano diversi gatti, come testimonia una
fotografia, conservata dall’Emily Dickinson Museum, che ritrae la sorella
Lavinia con il suo bellissimo gatto.
Sappiamo che il padre
della Dickinson le regalò un cane, probabilmente un terranova, chiamato Carlo
in ricordo del cane protagonista del romanzo Jane Eyre, a lei caro. Carlo
viene spesso citato da Emily.
In un "valentine" pubblicato sul giornale redatto dagli studenti dell'Amherst College nel 1850 scrive:
“È
ciò che da noi si chiama una metafora. Non aver paura, signore, non morde. Se
fosse il mio Carlo ora! Il Cane è l’opera d’Arte più nobile, signore. Posso
dire più nobile con certezza – egli difende i diritti della sua padrona – anche
se lo si porta allo stremo – anche se lo si manda a morte!”
In una lettera del 1861, in cui cita anche il bobolink, piccolo merlo delle Americhe che ricorre spesso negli scritti della poetessa, scrive:
Non
potremmo Carlo, lei e io passeggiare un’ora nei campi – e nessuno farci caso se
non un Bobolink – e il suo – uno scrupolo argenteo?”
In una lettera del 1862 indirizzata a Thomas Wentworth Higginson, alla quale acclude tre poesie, scrive:
Mi
chiede delle mie Compagne, le Colline – Signore – e il Tramonto – e
un Cane – grande come me, che mi ha comperato mio Padre – sono meglio
degli Esseri umani – perché sanno – ma non dicono – e il rumore nello
Stagno a Mezzogiorno – di gran lunga migliore di quella del mio Piano. Ho un
Fratello e una Sorella – a mia Madre non interessa il pensiero – mio Padre,
troppo preoccupato delle difese in tribunale – per accorgersi di quello che
facciamo – Mi compra molti libri – ma mi supplica di non leggerli – perché ha
paura che mi scuotano la Mente. Sono tutti religiosi - eccetto me - e si
rivolgono a un'Eclissi, ogni mattina - che chiamano "Padre".
In una lettera del 1862 diretta anche questa a Higginson, che diventerà la sua guida letteraria ed al quale chiede consiglio dicendo, tra l’altro, che “Il Marinaio non può vedere il Nord - ma sa che l'Ago può”, scrive:
Se
la fama mi appartenesse, non potrei sfuggirla - se non fosse così, il giorno
più lungo sarebbe quello del mio inseguimento - e l'approvazione del mio Cane,
mi abbandonerebbe - allora - Meglio la mia Condizione Scalza.
In una lettera del 1866, successiva alla morte dell’amato compagno di una vita, avvenuta nel gennaio dello stesso anno, scrive a Higginson, che l’aveva chiamata elusiva, definendosi:
Quella
il cui Cane capì che non poteva eludere gli altri.
Sempre nel 1866, in una lettera successiva, scrive a Higginson:
La sua opinione mi ha
fatto molto pensare. Vorrei essere ciò che lei mi crede.
Grazie, desidero tanto Carlo.
Il
Tempo è un test per il dolore
Ma
non un rimedio -
Se
tale si dimostra - dimostra anche
Che
non c'era malattia -
In una delle poesie
più belle, malamente interpretata da più di qualcuno, come nemmeno una
criminologa da salotto tv riuscirebbe a fare (ecco perché suggerisco la lettura
dei testi originali, facilmente reperibili sul web (https://www.emilydickinson.it/), la bellezza del mare viene descritta da Emily in
compagnia del suo amato cane.
Mi
avviai di Buon'ora - Presi il mio Cane -
E
feci visita al Mare -
Le
Sirene dello Scantinato
Uscirono
per guardarmi -
E
le Fregate - del Piano più Alto
Stesero
Mani di Canapa -
Presumendo
ch'Io fossi un Topo -
Arenato
- sulla Sabbia -
Ma
Nessuno Mi smosse - finché la Marea
Andò
oltre le mie semplici Scarpe -
E
oltre il Grembiule - e la Cintura
E
oltre il Corsetto - anche -
E
fece come se volesse divorarmi -
Per
intero come una Rugiada
Sulla
Manica di un Dente di Leone -
E
allora - mi avviai - anch'io -
E
Lui - Lui seguiva - dappresso -
Sentivo
il suo Argenteo Tallone
Sulle
Caviglie - Poi le Mie Scarpe
Traboccarono
di Perle -
Finché
incontrammo la Solida Città -
Lui
sembrava non conoscere Nessuno -
E
inchinandosi - con un Possente sguardo -
A
me - Il Mare si ritirò -
Emily ha dedicato,
inoltre, numerose poesie alle api (che ammirava come Sylvia Plath, che del resto era
figlia di un entomologo)
Le
Api sono Nere – con Bordature Dorate –
Bucanieri
del Ronzio –
Vanno
in giro con ostentazione
E
vivono di Polline –
Polline
predestinato – non Polline contingente –
Midollo
delle Colline.
Boccali
– che la frattura di un Universo
Non
può scuotere o versare.
Tra le poesie più
famose sulle api di Emily, che riporto evitando il mio commento, stanco come
sono di leggere quelli che trovo in giro, soprattutto sul significato
attribuito alle api:
Per
fare un prato occorrono un trifoglio e un’ape,
Un
trifoglio, e un’ape,
E
il sogno.
Il
sogno solamente basterà,
Se
le api sono poche.
Mi
incanta il mormorio di un'ape -
qualcuno
mi chiede perché -
più
facile è morire che rispondere.
È
come la Luce –
Una
Delizia senza forma –
È
come l’Ape –
Una
Melodia – senza tempo –
È come i Boschi –
Privata
– Come la Brezza –
Senza
parole – eppure agita
Gli
Alberi più superbi –
È come il Mattino –
Migliore
– quando è finito –
E
gli Orologi Eterni –
Battono
– Mezzogiorno!
Il Sogno più vicino recede - irrealizzato -
Il Cielo che inseguiamo -
Come l'Ape di Giugno - davanti allo Scolaro -
Invita alla Gara -
Si china - a un facile Trifoglio -
Si tuffa - evade - infastidisce - dispiega -
Poi - alle Nuvole Regali
Innalza la sua Barca leggera -
Incurante del Ragazzo -
Che guarda - sconcertato - al cielo beffardo -
Vi
invito, lo ripeto, a leggere i testi in lingua originale, sia pure con la
traduzione a fianco.
Di
solito trovate anche i commenti e le analisi più disparate.
Ma
ricordate che la bellezza non ha bisogno di spiegazioni razionali, perché come
scriveva Emily:
Beauty - be not caused - It Is.




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