Nadia Chiaverini - CINQUANT’ANNI DOPO - DONNE IN POESIA

 

Nadia Chiaverini

La recente pubblicazionePoesia diffusa. Poetesse italiane del '900 da non dimenticare", curata da me e Cristiana Vettori, Helicon edizioni  2025  è una sorta di diario in cui è stato  documentato  il lavoro di diffusione orale della vita e delle opere di 21 poetesse effettuato in occasione di incontri  in presenza  sin dal 2022 insieme ad amici e amiche con cui condividiamo la passione per la poesia: la rassegna “Poesia Diffusa”, un percorso di conoscenza e divulgazione necessario per non far cadere nell’oblio poetesse nate nel  900 e non più viventi . Questo studio ha significato per me   mettere un punto fermo, da cui poter proseguire per soffermare lo sguardo su nuovi percorsi Nell’introduzione si parla dell’importanza del linguaggio (poetesse o poete?), di poesia “femminile”, delle antologie poetiche, degli ambienti letterari che in passato hanno di fatto esercitato forme sottili e pervasive di esclusione.

Parlare di poete(sse) italiane del secolo scorso non è proprio una novità, infatti quest’anno saranno 50 anni dalla storica antologia curata da Biancamaria Frabotta, che di fatto, nel 1976, rompe questo muro di invisibilità: Donne in poesia. Antologia della poesia femminile in Italia dal dopoguerra ad oggi - Savelli 1976- che include anche un interessante questionario rivolto alle autrici. Ad essa sono seguite altre iniziative editoriali che hanno dato spazio alle voci poetiche delle donne. Nel 1978, Poesia femminista italiana, a cura di Laura Di Nola; Donne in poesia. Incontri con le poetesse italiane, a cura di Maria Pia Quintavalla (ed. centro azione Milano donne,1988, e Campanotto Editore 1992 ripubblicato nel 20231988), ideata da un festival milanese dal 1985; e il lavoro pluriennale di Mariella Bettarini con Donne e poesia, pubblicato a puntate sulla rivista Poesia di Crocetti tra il 1998 e il 2000.

Ed è con l’occasione del cinquantenario dell’antologia curata da Biancamaria Frabotta che vorrei proporre una riflessione comune sulla attuale scrittura poetica delle donne delle più recenti generazioni.

Non mi riferisco ad una attuale “genealogia femminile”, perché mi sembra ormai desueto parlare in questi termini con riferimento al contemporaneo, anche se, e mi ripeto, ritengo necessario il riconoscimento e la valorizzazione delle voci del passato rimaste nell’ombra.

E non vorrei neppure soffermarmi su poete contemporanee attualmente riconosciute ed affermate, ma andare oltre, perché credo nella storia, anche quella della letteratura, che ha un suo corso, come sappiamo, non sempre lineare.  Scoprire se esiste una parvenza di continuità con le generazioni che sono succedute alla mia, e cercare un fil rouge che è sembrato interrompersi con la fine degli anni ‘80, o forse si è soltanto incuneato in meandri profondi e invisibili che hanno bisogno di salire alla luce?

Altri tempi, altre vite, altri percorsi, avvicinandomi in punta di piedi, alle ultime generazioni per ascoltare, per comprendere, per condividere senza giudizio (non sono una critica, né un’accademica o letterata di professione, ma solo una “amante” della poesia). Un tentativo di colmare una frattura, un vuoto: voci poetiche in cui riconoscere un tratto peculiare, una specificità incarnata, donne che si interrogano sul tempo presente, che anagraficamente potrebbero essermi “figlie”, come resuscitare un cordone ombelicale oscurato da anni di lontananza.  Cosa è accaduto tra coloro che hanno vissuto il femminismo degli anni 70/80 e le generazioni successive, dopo il crollo del muro di Berlino e delle ideologie, l’avvento del berlusconismo, di internet e della globalizzazione? Com’è che con il nuovo millennio ci siamo trasformate in poco tempo da giovani scrittrici a boomer fuori stagione? La velocità del cambiamento ci ha travolti, con la crisi dell’editoria tradizionale, l’espansione dei festival poetici, il ruolo crescente delle letture pubbliche, l’irruzione dei blog, dei social network e delle piattaforme digitali: sono alcuni dei motivi che hanno ridefinito il paesaggio poetico, evocando una pluralità di linguaggi, ibridazioni e un frequente ritorno all’oralità.

Esistere e r-esistere nel contemporaneo con occhi e cuore aperto è un’operazione sempre più difficile che spesso produce incomprensioni, ferite visibili e invisibili. Esserci e respirare con consapevolezza il tremendo che ci circonda…Ma chi è solo a lungo solo dovrà stare?

Per contrastare questo senso di solitudine e gravosa unicità riconosco in alcune giovani poete non più soltanto quell’io così da sempre contestato, ma una visione della vita e della società attuale, quel sentire spesso nascosto perché fa male, quella voce che magari è rimasta flebile, o quell’urlo che invece è denuncia per un dolore troppo spesso negato. Quanto ciò derivi da un effettivo riconoscimento non so. Ma sarebbe interessante parlarne insieme.

Termino questo troppo lungo prologo, ringraziando innnazitutto David La Mantia, che con la consueta generosità ha accolto questa mia iniziativa, e tutt@ coloro che vorranno partecipare al dibattito, condividere interventi e osservazioni, nella consapevolezza di vivere in un’epoca complessa che non riesce più a nascondere la propria schizofrenia, ma che, nonostante questa, resiste nel voler continuare ad esprimere la propria ricchezza e potenzialità.


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