LA POESIA ELEMENTARE - Anna Martinenghi - LA POESIA (elementare) ALLA LUNA

 

Fiori di Fitolacca- silloge inedita di Anna Marchesini - 


Da sempre,

che strano,

mi sembra che chiudere gli occhi,

li faccia andare dentro

a guardar nella testa

a quello che passa.

 

E così a occhi chiusi,

sbircio il transito di un ricordo,

aspetto che il silenzio

risvegli la fantasia.

[...]

 

Anna Marchesini1 - mancata prematuramente il 30 luglio 2016 - è stata una meravigliosa attrice teatrale, doppiatrice e comica geniale. Era una donna bella e colta, dall’intelligenza brillante e dalla vibrante sensibilità. Amava la scrittura e ha pubblicato i romanzi: Il terrazzino dei gerani timidi – 2011 e Di mercoledì nel 2012. A fine 2016 è stato pubblicato postumo anche il romanzo È arrivato l’arrotino, che comprende anche alcune poesie dalla raccolta Fiori di fitolacca, che è facilmente reperibile in rete, ma che non è mai stata pubblicata per intero. Nel decimo anniversario della sua morte mi piace ricordarla con le sue parole in poesia, un aspetto poco noto che si aggiunge ai tanti altri conosciuti, di questa indimenticata artista.

Io

Il tramonto

di un giorno speciale

tanto precoce

da parere

irriverente

                                                                                                 

Fiori di fitolacca2 è un titolo che merita attenzione. La fitolacca è una pianta infestante, dai fiori piccoli e dalle bacche violacee, che cresce spontanea delle strade, nei luoghi trascurati. Non sono fiori da giardino, ma di margine, eppure possiedono una bellezza semplice, discreta. È in questa dimensione liminale che si pone lo sguardo dell’autrice, che cerca poesia in luoghi inediti, nelle ore dimenticate (le albe troppo precoci, le notti insonni), nei sentimenti che non fanno clamore ma persistono sommessi. Come i fiori di fitolacca, la sua poesia cresce negli interstizi dell’esperienza, dove altri non guarderebbero. La bellezza non sta necessariamente nel centro luminoso delle cose, ma può fiorire proprio dove nessuno si aspetterebbe di trovarla.  Non ci troviamo più di fronte all’attrice sotto i riflettori, ma siamo al cospetto del suo spirito complesso, denso e fragile.

Gli ulivi di questa stagione

sono come speranze bugiarde

 

Chissà perché questo!

E adesso!

Io,

questa natura generosa

e perfida

-adesso-

abbarbicarmi

e penetrare

radici d’umore d’argento

fino al ventre del ventre.

 

Unico stelo di margherita

-Io-

perduta in un bosco di faggi.

 

Questo percorso poetico di Anna Marchesini si rivela un notturno dell’anima, in cui la malinconia diventa linguaggio e la notte teatro di un intimo dialogo con la luna. Non è poesia che grida: è sussurro, quasi sospiro, che si accumula in frammenti, in imprevedibili stagni di malinconia, costruendo una geografia emotiva fatta di attese e solitudini.  


La mia solitudine

si sta così sublimando

che quando raggiungerò la perfezione:

compiacimento più partigiano di sé,

forse non mi lascerà più scampo

e non potrò che matrimoniarmi

alla più esotica e ambigua disperazione...

 

L’aspetto comico dell’attrice, a cui eravamo abituati, lascia il passo a un’introspezione profonda, un’inquietudine capace di attraversare il dolore. C'è qualcosa di costitutivamente malinconico nel suo sguardo: la vita viene percepita attraverso l'assenza, un vuoto che chiede di essere colmato. Lei stessa dichiara di avere un'irriducibile nostalgia dell'assoluto, una tensione verso qualcosa che sfugge, che non si riesce mai a trattenere completamente.

È come se il tempo non scorresse in maniera lineare, ma si accumulasse in stratificazioni sensibili, creando quella particolare qualità di tristezza colma di languore persistente, di consapevole solitudine.


Le ore

-lunghe-

 

Territorio dell’ansia

e tempo del tempo.

 

I sogni,

come di un presente

senza memoria

incubi della mente

vendetta

degli dei,

del dio

supremo

della felicità.

 

Eppure, questa solitudine non è solo privazione. Marchesini la trasforma in osservazione, momento generativo della poesia stessa. La sua solitudine disabitata diventa lo spazio del dialogo con la luna, nella veglia notturna in cui emergono verità che il chiasso del giorno coprirebbe. La luna diviene presenza privilegiata, quasi personale, con cui la poetessa intrattiene un dialogo serrato, a volte tenero, a volte ironico.

Sbadiglia

la luna

sul sogno domestico

di troppi amori in pensione

 

La luna di Anna Marchesini è plurale, cangiante: può essere rossa e tozza, o raccontare storie di caccia, diviene impudica avvolta in un tulle di nebbia e organza, si fa parola bianca sulla pagina di un racconto di notte, quasi una pausa di senso in mezzo al caos dei pensieri

Bonsoir Madame la lune! introduce una familiarità affettuosa - ma anche una profonda tenerezza -, come se la luna fosse l'unica testimone possibile di una solitudine che cerca comunione.


M’incanto alla luna

 

Profani gli occhi

in questo preciso istante

irripetibile

e disperato

teneri e lontani

 

Non so se sogno

 

L’anima ora,

corteggia l’incanto...

 

La luna

una parola bianca

sulla pagina di un racconto di notte

 

E finalmente

emerge

l’anima

alla grande illusione

come una falena languida

si ubriaca

alla polvere d’oro

del suo immaginifico

fiore di luna

 

È una poesia che non cerca soluzioni, ma che si nutre della propria incompletezza, trovando proprio nella mancanza la sua ragione d'essere. La luna, in questo senso, ne rappresenta l'emblema perfetto: sempre presente eppure sempre diversa, lontana eppure accessibile, quasi uno specchio in cui l’autrice riflette sé stessa.

Siamo lontani dal Leopardi che interroga l’astro celeste: Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / Silenziosa luna? in Canto notturno di un pastore errante dell'Asia3, alla ricerca delle grandi risposte sull'esistenza. Il pastore guarda la luna e vede riflessa l'enigma universale della condizione umana. Marchesini invece non interroga la luna: ci conversa, ci gioca, la saluta con ironia e familiarità. Il suo non è un rapporto verticale (l'uomo che alza lo sguardo verso l'enigma celeste) ma orizzontale, di complicità. La luna qui è compagna di una solitudine intima, domestica, quotidiana. Dove Leopardi cerca risposte universali, Marchesini cerca e ottiene una presenza silenziosa, eppur magnetica.

Cala la luna

sui mille

 “cala la luna”

già scritti per lei

Emerge da questa raccolta una poetica dell'attesa, del sospeso, di parole disperatamente in cerca di un destinatario: A chi regalerò questa manciata di parole? A noi carissima Anna, a noi.


Immagine che contiene Viso umano, persona, bianco e nero, vestiti

Descrizione generata automaticamente

 

1 Anna Marchesini

 https://it.wikipedia.org/wiki/Anna_Marchesini 

2 Fiori di fitolacca / Phytolacca

 https://it.wikipedia.org/wiki/Phytolacca

3 Canto notturno di un pastore errante dell'Asia

https://www.giacomoleopardi.it/canti/canto-notturno-di-un-pastore-errante-dell-asia/#


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