IL MARE E IL FARO - Giovanna Albi - Dirada la nebbia qui sulle colline umbre, osservo dai vetri ancora…

 

Giovanna Albi


Dirada la nebbia qui sulle colline umbre, osservo dai vetri ancora appannati la piana di Assisi, qui si eleva il nitore architettonico della Basilica di San Francesco, il poverello da tutti amato, ma da pochi seguito. Qui sono riposte, nella cripta, le spoglie del Patrono d’ Italia da ottocento anni. Dall’ingresso della Basilica alle scale che portano a lui si snoda ogni giorno una lunga doppia fila di fedeli col cero in mano di chi va e chi viene. Alle spalle la ricchezza del padre mercante, davanti la povertà del suo passo tra Gubbio e Greccio. Qui egli ha costruito il primo presepe della Natività: una povera mangiatoia col bue e l’asinello che ė diventata una sorta di Duomo di Milano, in cui si affastellano merli e lustrini di statuette di tutte le fogge e rivoli d’acqua e mulini e pecore prone e pastori, panettieri...

Non condanno, ma intuisco la contraddizione dei Cattolici di oggi, quelli che conosco e quelli che studio da vicino e da lontano. Quelli che adorano un Dio, origine e giustificazione di tutte le cose, che aspettano un oltrevita, la beatitudine eterna, a immagine di colui che resuscitò il terzo giorno secondo le Scritture e che vivono negli agi, che ti aprono le case per mostrare le foto dei superbì antenati, dei figli sposati e laureati, delle nuore in abito bianco, dei nipotini supereroi, tra un seggiolone Foppapedretti, i mille vestitini, le pappe e le pappine, mentre l’albero con le luci intermittenti proietta le ombre sui divani e le credenze antichi o moderni, una cioccolata arriva a bollore sulla cucina in muratura e le tazze sul vassoio inglese con i savoiardi e praline di tutti i colori... 

Se agli occhi loro io sarei una diversa, chi sarà mai davvero Francesco ritratto col saio con tre nodi ad ammansire il lupo e a parlare con gli uccelli?

Lui è il figlio che nessuno di voi vorrebbe, lui che regalò le ricche vesti e i tessuti del padre, il ricco mercante di Assisi Pietro di Bernardone, marito della nobile provenzale Madonna Pilade Bourlemont.

Lui, fragile di corpo e determinato nuovo Cristo, lui mezzo cieco e morto giovane, dichiarato pazzo dal padre perché non funzionale e performante, lui nemico della ricchezza, mistico e predicatore, umile uomo, denudatosi delle sue vesti al cospetto del padre e del vescovo. Lui che divise il mantello col mendicante e abbracciò un lebbroso. Lui una mina vagante, un pericolo pubblico, un sovvertitore dell’ordine costituito. Lui la denuncia della Chiesa corrotta di ieri e di oggi, il potenziale cavaliere e il più ricco mercante del centro Italia, ferito nella battaglia Perugia- Assisi, a Collestrada, il convertito seguito dai fedeli amici, pochi invero, che fondò l’ordine dei poverelli Francescani... 


Ditemi: lo riconoscereste come figlio prediletto o lo rinneghereste come fece suo padre? Borbotta la mia caffettiera, ho 20 gradi in casa, disposta la colazione, mi stropiccio gli occhi, col naso contro il vetro. Lontano vedo il Subasio innevato, a destra L’Eremo delle carceri, in basso la Porzuncola. La nebbia è scomparsa, intuisco un Dio spinoziano. Lascio fiorire il mio essere, l’unico residuo di libertà. 


E voi, divisi tra Essere e Dover Essere, vi state preparando? Preferite Sua Santità, Leone XIV, o questo pazzo conclamato che vi ruba le vesti per donarlo ai poveri? Se andate a Roma, ricordate la piega dei capelli! Come me...i capelli anzitutto! 


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Per la biografia di Giovanna Albi, consultare la pagina della redazione del blog al link https://finestrelama.blogspot.com/p/redazione-esterna.html

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