GINESTRE - Laura Serluca - Paolo Benvegnù: “sogno un’umanità di fuorilegge, di rivoluzionari.”

CLOSING CONCERT: Paolo Benvegnù - Mercurio Festival
Paolo Benvegnù


Dell’album “È inutile parlare d’amore” di Paolo Benvegnù mi ha colpito tra tutte una canzone dal titolo “Tecnica e simbolica” che ho amato perché misura il tempo degli strapiombi, dei peccati e dell’insignificanza attraverso l’elemento poetico e umano. È straniante, rarefatta e inquieta fino a quando il cantautore invita chi lo ascolta a osservare le stelle. È un breviario di sopravvivenza. Far succedere la vita. Non prendere nessuna scorciatoia. Essere nel fuoco per poi essere altrove. Avere un disperato bisogno di purezza, di autenticità, di verità. 


“Tu non sai
Non hai niente
Comprerai i testimoni per sentirti innocente
Il futuro ti chiama per nome
E il tuo nome l'hai scritto su un muro
Non ti vede nessuno
Non ti sente


È come dar da mangiare ai cani
E dai cani farsi mangiare
Tu dimmi come sfamare i cani
E dai cani farsi sbranare


Tu non sei
Non sei niente
Hai venduto il talento per sentirti importante
Ma la gente è cattiva
Si innamora per niente
Si innamora di un altro
Quanto è strana la gente


È come dar da mangiare ai cani
E dai cani farsi mangiare
Tu dimmi come sfamare i cani
E dai cani farsi sbranare
È come dar da mangiare ai cani
E dai cani farsi mangiare
Tu dimmi come sfamare i tuoi cani
Dai tuoi cani farmi sbranare


Tu sei
Sei come un fiore
La primavera tarda ad arrivare
Da domani e per sempre
Non esiste domani
Non esiste domani


Restate a terra, c'è un uomo in mare
L'orizzonte è perduto, chi ci viene a salvare?
Polvere della storia, tutti in fila ad urlare
"Row barconi, row, mayday, mayday"
L'infinito a memoria come il sonno dei vinti


Osservate le stelle, osservate le stelle
Osservate le stelle


È come dar da mangiare ai cani
E dai cani farsi mangiare
Tu dimmi come sfamare i tuoi cani
È come dar da mangiare ai cani
E dai cani farsi mangiare
Tu dimmi come sfamare i cani


È come dar da mangiare ai cani”




Leggendo varie interviste, credo che Paolo Benvegnù si chiedesse se ha senso oggi continuare a fare arte dato che tutto ciò che non viene visto è inutile. L’essere umano è diventato “la macchina” con una visione standardizzata e banale della realtà. 

Conviviamo con spettri di luce e pixel e la domanda è “non è che ci stiamo perdendo qualcosa? “Probabilmente sì. L’Amore. Anche quello è diventato meccanico e social. 

Il cantautore dice: “Sì, si è sollecitati soprattutto nel singolare. Amare veramente un essere umano non ha niente a che vedere con l’io. Ha a che vedere con “noi”. Ci sollecitano perché siamo fetta di mercato, se uno è da solo spende di più. Esiste allora un metodo più rivoluzionario di amare? No. Abbiamo soltanto questa libertà. Adesso ci sono soltanto prodromi, ma tra vent’anni non ci sarà questa libertà, ci sarà la libertà soltanto di amare, perciò io sogno un’umanità di fuorilegge, di rivoluzionari. La rivoluzione non la fai attraverso la coercizione o la volontà di dare un nuovo ordine, la fai soltanto amando. Bisogna abbandonare tante cose, pensarsi “altro”, pensarsi “relazione”. Per tanto tempo non l’ho fatto e quando ho pensato ad “io” sono sceso fino agli abissi, per perdermi e per ricercarmi, sono ripartito da zero mille volte, se mi fossi accorto prima di questo avrei fatto altre scelte, avrei vissuto meglio.”

Benvegnù parla dell’Amore come un vero atto di disobbedienza. Non bisogna parlarne. Bisogna praticarlo. E allontanarsi da tutto quello che ci distoglie dall’averne cura. Almeno provarci.    



“L’amore a volte sopravanza il sole, non lo riuscite a sentire

non vi piacciono i sogni, forse vi piace naufragare

senza nessuna dignità e vi nutrite di paure, e di banalità

diventate incoscienti come onde del mare

e noi saremo come il vento, impossibili da decifrare

ma quando sarà il tempo, vi insegneremo nuovamente a respirare”

(Pescatori di perle).


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