FRASEGGI DI LUCE - Annalisa Lucini - Allen Ginsberg
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| Annalisa Lucini |
Ho
visto le menti migliori della mia generazione
distrutte
dalla pazzia, affamate nude isteriche,
trascinarsi
per strade di negri all’alba in cerca di droga
rabbiosa,
hipsters
dal capo d’angelo ardenti per l’antico contatto
celeste
con la dinamo stellata nel macchinario
della
notte...
Incipit di Urlo, Allen Ginsberg
I saw
the best minds of my generation destroyed by
madness,
starving hysterical naked,
dragging
themselves through the negro streets at dawn
looking
for an angry fix,
angelheaded
hipsters burning for the ancient heavenly
connection
to the starry dynamo in the machinery
of
night...
Fernanda Pivano
traduceva -nell’edizione italiana del 1965- i versi
di Allen Ginsberg, rendendo chiara e
forte, anche nella nostra lingua, la voce del poeta statunitense, traboccante
di energia, intima, tenera, piena di commozione e nello stesso tempo salvifica
ed incenerente.
In Italia l’Urlo e altre poesie (1957) e Kaddish
e altre poesie (1961) sono stati tradotti dalla Pivano nel volume Jukebox
all’idrogeno, titolo peraltro suggeritole proprio da Ginsberg.
Nell’incipit di Howl, dedicato a Carl Solomon, c’è già quel respiro che
si fa sguardo, il cambiamento del volto dei giovani americani, c’è il
«Manifesto» della nuova generazione d’America, che -parole di Fernanda Pivano-
purtroppo fu definita «beat».
Allen Ginsberg scrisse la versione più lunga di Howl a
macchina, così come vedeva fare da Jack
Kerouac.
Provate a visualizzare davanti a voi questa scena:
una macchina da scrivere di seconda mano, carta scadente e un uomo con l’idea di
non fare poesia, nel senso comune delle cose.
Ginsberg voleva semplicemente dare forma alle
proprie immaginazioni, sia che avessero un valore, sia che non ne avessero.
La sostanza di quella ispirazione ci arriva direttamente
dalle sue parole: «Non avevo niente da guadagnare, perché i miei amori non
erano realizzabili e i miei pensieri erano relativamente poco realistici. Non
avevo niente da guadagnare, solo il piacere di godere sulla carta le simpatie
più intime per me stesso, e più incerte nel grande mondo della famiglia,
dell’educazione formale, degli affari e della letteratura corrente».
Dopo quell’affermazione così forte e lucida «Ho
visto le menti migliori della mia generazione» Allen Ginsberg aveva continuato a scrivere Howl con
un’abbondanza di versi, nei quali era stato semplice ottenere una certa
continuità espressiva attraverso lo stile di Walt Whitman e Christopher
Smart.
Perché è sempre una benedizione ricordare i grandi
della letteratura che abbiamo studiato e che, in qualche modo, anche nei
cambiamenti sociali in corso, rappresentano punto di partenza e certezza dalla
quale costruire il nuovo.
Perché Howl è un capolavoro?
La risposta è semplice. Allen Ginsberg non scrisse con l’intento di pubblicare un’opera ed
era libero di fare esperimenti.
Certa l’influenza del verso lungo di Kerouac e
certe anche le lunghe frasi di sassofono che aveva ascoltato nei Jazz Club.
Fraseggi selvaggi, poesia ininterrotta, lunghi
versi come ritornelli al sassofono.
Una base alla quale tornare e ritmo e stile che si
facevano voce franca, senza filtri.
E in quest’Urlo c’è tantissimo: Carl Solomon che scagliava patate ed
insalata a un conferenziere dadaista al City College di New York,
il poeta Louis Simpson che getta un
orologio dalla finestra e grida: «Non abbiamo bisogno del tempo, siamo già
nell’eternità».
Era l’esagerazione a dare slancio alla poesia,
senza preoccuparsi più di tanto dell’accuratezza della scrittura.
Litania dei conoscenti «matti» di Ginsberg: Carl Solomon, Herbert Huncke, Neal Cassady,
Bill Garver, Philip Lamantia, «i sotterranei» del Greenwich Village, Naomi Ginsberg, sua madre, immortalata
in pochi ed intensi versi.
Howl ha rappresentato una novità in ambito poetico e
quello stile di scrittura ha prodotto tre movimenti musicali precisi: la prima
parte con le sue espressioni di sassofono delle frasi jazz di Charlie Parker e Lester Young; la seconda parte con brevi affermazioni come quelle
suonate da Miles Davis e la terza
parte con un andamento lirico da blues simile alla musica umorale di John Coltrane.
-Ascoltali
cliccando sui link al termine dell’articolo-
Vent’anni dopo l’uscita di Howl fu chiesto a
Ginsberg quali elementi avessero contribuito alla sua opera.
E la risposta -alla luce di quanto fin qui scritto-
fu spiazzante.
«Per scrivere qualcosa di questo genere bisogna
essere ispirati. Non è che lo si possa fare schiacciando un pulsante. Bisogna
avere una situazione storica giusta, una combinazione fisica giusta, una
formazione mentale giusta, un coraggio giusto, un senso della profezia giusto e
un’informazione giusta… È anche importante che il poeta abbia intenzioni e
ambizioni giuste».
In fondo, è vero quello che scrive Allen Ginsberg nel Sutra del
Girasole: «Non siamo la nostra pelle di sporcizia, non siamo la nostra
spaventosa squallida polverosa locomotiva senza forma, siamo tutti bei girasoli
dorati all’interno, siamo benedetti dal nostro seme e dai nudi pelosi corpi
compimento dorati che diventano formali neri girasoli pazzi al tramonto, spiati
dai nostri occhi all’ombra della locomotiva pazza riva del fiume tramonto..».
Santa
la soprannaturale ultrabrillante intelligente
gentilezza
dell’animo!
Holy
the supernatural extra brilliant intelligent kindness
of the
soul!
***
Ascolta Charlie Parker, The Bird https://youtu.be/eb6Ky5D_mF0?si=y0XWo1BYJKygAiMz
Ascolta Charlie Parker e Lester Young, Embraceable You https://youtu.be/T9cZF2dOZPM?si=p1Vo91bW4Emcl7hl
Ascolta John Coltrane, Blue Train https://youtu.be/XpZHUVjQydI?si=KynPmxIwreHjc13L


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