FRANCIA-ITALIA: PONTI DI POESIE - Maria P. Mischitelli - Viola Bruno e Joë Bousquet, Andrée Chedid, Marie Noël, René Char
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| Viola Bruno, Di luce compressa, L’inedito letterario, 2023 |
Oggi, vi propongo qualcosa di diverso. Mettiamo a confronto il testo di Viola
Bruno, tradotto in francese, con altri poeti e poete francesi.
In effetti, il testo di Viola
Bruno, con le sue immagini di luce tagliente, la sua fragilità corporea e la
sua interrogazione quasi mistica sulle «cicatrici delle ali», trova echi
profondi in diversi poeti francesi, principalmente nella corrente della poesia
dell'intimo e della trascendenza.
Del Dolore ditemi, Signori
di
Viola Bruno
Ditemi Signori, dite
se riconoscete questa lama
che di luce compressa
da fessura taglia
Ditemi
se da lì vedete
spalliera o corrimano liso
per appoggiar la mano
per riprender fiato
per fermare il capogiro
Ditemi oltre,
concederanno le palpebre
agli occhi di rialzarsi
se cadrà un attimo lo sguardo
a toccar terra
oppure di pietra secca si
faranno?
Dite ancora, dite
si scioglieranno poi le
lacrime,
o diventeranno verde sale,
come rubinetti
nelle località di mare?
Scenderà la febbre, dite
con qualche pianta o magia
antica,
basterà acqua gelida
sui polsi sulle tempie,
perché dal corpo l’anima si
scuota?
Ditemi, se lo sapete, dite.
Sfioratemi le spalle
e poi, di grazia, dite
se cicatrici delle ali mie
sentite.
(Viola Bruno, Di luce compressa, L’inedito letterario, 2023)
De la douleur dites-moi, messieurs
Traduzione di Maria P. Mischitelli
Dites-moi, messieurs, dites
si vous reconnaissez cette lame
qui, de lumière compressée
depuis la fissure, tranche.
Dites-moi
si de là-bas vous voyez
dossier de chaise ou rampe usée
pour y poser la main
pour reprendre haleine
pour arrêter le vertige.
Dites-moi encore,
les paupières permettront-elles
aux yeux de se relever
si le regard tombe un instant
jusqu'à toucher terre,
ou bien se feront-elles de pierre sèche ?
Dites encore, dites
les larmes finiront-elles par se dissoudre,
ou deviendront-elles vert de sel,
comme les robinets
dans les villes de bord de mer ?
La fièvre tombera-t-elle, dites
par quelque plante ou magie ancienne,
l'eau glacée suffira-t-elle
sur les poignets sur les tempes,
pour que de ce corps l'âme s’ébroue ?
Dites-moi, si vous le savez, dites.
Frôlez-moi les épaules
et puis, de grâce, dites
si vous sentez
de mes ailes les cicatrices.
(Viola Bruno, extrait de «Di luce compressa», L’Inedito éditions, 2023)
1. Joë Bousquet : il poeta della
ferita
È senza dubbio il legame più
forte. Rimasto paralizzato a causa di una ferita di guerra, Bousquet ha
incentrato tutta la sua opera sulla relazione tra il corpo sofferente e la
luce.
- Il punto in
comune: l’idea che il
dolore non sia solo una fine, ma una «fessura» attraverso la quale giunge la
luce (o la conoscenza).
- L'immagine: anche per lui, la lama e la
ferita diventano il luogo di una strana nascita spirituale.
2. Andrée Chedid: l'umanesimo e la speranza
La poesia di Andrée Chedid
condivide questo modo di rivolgersi agli altri («Ditemi, Signori») con una
profonda fraternità.
- Il punto in
comune: una scrittura
spoglia, verticale, che interroga la condizione umana, la vecchiaia e la
stanchezza con una dolcezza luminosa.
- L'immagine: il tema delle «ali» e dello
slancio vitale nonostante l'usura del corpo è molto presente nella sua raccolta
Territoires du souffle.
3. Marie Noël: il lamento mistico
Soprannominata la «capinera di
Dio», la sua poesia è attraversata da un dialogo costante, a tratti doloroso e
diretto, con il divino o con interlocutori invisibili.
- Il punto in
comune: il tono della
supplica e l’uso di immagini concrete (il sale, l’acqua, gli oggetti
quotidiani) per esprimere una vertigine metafisica.
- L'immagine: il contrasto tra la sofferenza
terrena e la possibilità di una grazia (le ali).
4. René Char: la densità della luce
Per la dimensione della «luce
compressa».
- Il punto in
comune: Char usa
spesso l’immagine del lampo o della lama per descrivere la verità poetica. È
una poesia dell’urto e della concisione.
- L'immagine: l’aspetto «scolpito» e tagliente
del verso.
Se vi piace il testo di Viola Bruno, rimarrete probabilmente colpiti da Joël Bousquet per la profondità metafisica del dolore, o da Andrée Chedid per la ricerca della luce in mezzo al caos.
Per fare eco alla «luce compressa»
e alle «ali» di Viola Bruno, ecco una poesia di Andrée Chedid, tratta
dalla sua raccolta Territoires du souffle (Territori del soffio).
Risuona perfettamente con il
testo italiano poiché tratta della stessa fragilità che cerca un punto
d'appoggio (il «corrimano») e di quella capacità dell'anima di rialzarsi
nonostante le cicatrici.
Prove
Anche se la terra si assenta
Sotto il tuo passo che non sa più
Se ancorarsi o se evadere
Anche se il cielo si chiude
All'appello dello sguardo
Che non sa più
Se sperare o se svanire
Resta il soffio
Questo sottile filo di vita
Che attraversa i muri
Resta la scintilla
Nella cenere dei giorni
Per reinventare l'ala
E lo spazio del ritorno.
- Il vertice e l'equilibrio: come Viola Bruno che cerca una «spalliera» o un «corrimano», Chedid
evoca questo passo che non sa più dove ancorarsi.
- La luce nell'ombra: la «luce compressa» dell'una diventa la «scintilla nella cenere»
dell'altra. In entrambi i casi, la chiarezza nasce da una situazione di
soffocamento o di dolore.
- L'immagine dell'ala: la poesia di Viola Bruno si conclude sulle «cicatrici delle ali»;
quella di Chedid invita a «reinventare l'ala». In entrambe le poetesse,
l'ala non è un simbolo di perfezione, ma il risultato di una lotta, uno
slancio che bisogna ritrovare nonostante le prove.
Épreuves
Même si la terre s'absente
Sous ton pas qui ne sait plus
S'il s'ancre ou s'il s'évade
Même si le ciel se ferme
À l'appel du regard
Qui ne sait plus
S'il espère ou s'il s'efface
Reste le souffle
Ce mince fil de vie
Qui traverse les murs
Reste l'étincelle
Dans la cendre des jours
Pour réinventer l'aile
Et l'espace du retour.


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