CASA POESIA - Emanuela Mannino - Entronautica (Parte Seconda)
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| Emanuela Mannino |
Desidero, in questo contributo, proseguire nella disamina a scopo illustrativo, del testo Entronautica (vincitore del Premio Navarro), a cura dello scrittore Gino Pantaleone, Edizioni Ex Libris- Collana Le Perle (2019). Tratterò dei seguenti autori: Maria Attanasio, Anna Maria Bonfiglio, Rossella Cerniglia, Carmelo Fucarino, Aldo Gerbino, Elio Giunta.
(Nel prossimo contributo, completerò l’analisi con gli ultimi autori presenti in antologia: Ester Monachino, Guglielmo Peralta, Nicola Romano, Tommaso Romano, Emilio Paolo Taormina, Stefano Vilardo, Lucio Zinna).
Per ogni autore riporterò qualche stralcio di riflessioni e una poesia.
Entronautica, è un’antologia che merita molta attenzione per la varietà e il valore dei contenuti, per la fruizione agile degli stessi, grazie a un sapiente progetto grafico con annessa impaginazione a cura di Carlo Guidotti, giornalista, scrittore, editore della Ex Libris.
“Entronautica è il resoconto di un viaggio dentro sé stessi, effettuato mediante l’incontro con quattordici fra i più valenti poeti contemporanei. Quattordici interviste e altrettante antologie che ripercorrono il senso profondo della poesia e della sua essenza, così spesso dimenticata ma così indispensabile, oggi come ieri. Ad incontrare gli autori, e sé stesso, è Gino Pantaleone, poeta e scrittore vincitore di numerosi premi letterari, che affronta questo ardito viaggio “verso una terra infinita di vaste lande, folte foreste, sconfinate praterie, insidiose giungle, profondi crateri, smisurati deserti”. Ascoltando i racconti l’autore ha saputo cogliere urgenze, inquietudini, ricordi e vaghe risonanze, scavando le pareti dell’anima la cui esistenza diviene immortale grazie alla poesia, facendo così del poeta, il risultato dei meriti di un’esistenza esteriore, anteriore ed interiore, di un’alta cultura introspettiva che ha la capacità di far gustare il sapore della bellezza. I dialoghi e i testi contenuti sono di:
Franca Alaimo, Maria Attanasio, Anna Maria Bonfiglio, Rossella Cerniglia, Carmelo Fucarino, Aldo Gerbino, Elio Giunta, Ester Monachino, Guglielmo Peralta, Nicola Romano, Tommaso Romano, Emilio Paolo Taormina, Stefano Vilardo e Lucio Zinna.” (Fonte: https://www.edizioniexlibris.com/2019/03/24/entronautica/).
Il termine Entronautica rimanda all’altro termine Entronauta, neologismo coniato dal giornalista e scrittore, Piero Scanziani che nel 1969 pubblicò “Entronauti”, un racconto di viaggio, religioso e filosofico, alla ricerca di risposte esistenziali di cui gli Entronauti, che sarebbero dotati di Immortalità, rappresentano i viaggiatori alla ricerca di conoscenza.
L’antologia Entronautica, Conversazioni sulla Poesia, si focalizza sulla ricerca di senso poetico nel mondo. Entronautico è il viaggio interiore poetico di quattordici tra poeti e poete(sse), che rappresenta per ognuno un pensiero poetico sulla Poesia, sul significato di essa, rispondendo a molte domande interessanti poste dal curatore dell’antologia, Gino Pantaleone. Per ogni contributo antologico, all’interno di ciascuna sezione con specifico titolo, ritroviamo delle vere e proprie perle di pensiero, sentimenti, versi, corredati da Biografia letteraria e Referenze critiche.
Maria Attanasio
(Gino Pantaleone) La Poesia: inedito sguardo sul mondo
(Maria Attanasio) Viviamo in una aggrovigliata e, talvolta malefica, contemporaneità, a cui è impossibile sottrarsi; non esistono isole felici, così come non esistono linguaggi separati, emozioni privilegiate. Il poeta, più intensamente degli altri, sente e rappresenta lo spirito del tempo: tutto il bene e il male di esso. La Poesia perciò per me non è rifugio, tana, ma nemmeno sperdimento nel mondo, distrazione: è lucidità d’intelletto, consapevolezza, emozione e parola liberata. A volte bisturi, a volte ludus. E il testo è sempre interferenza: tra privato e storia, contemporaneità e memoria, emozione e pensiero. Che non riesco, e non voglio, separare, isolare; perché tutto in me - in ognuno di noi esistenti - interferisce e si ricostruisce in modo assolutamente singolare, simili a quelle monadi leibniziane, ognuna delle quali riflette il mondo da una particolare angolazione; senza doppi conoscitivi, omologazioni espressive (…)
I versi di Maria Attanasio
Metamorfosi e risveglio di Medusa
Fu artiglio di cane a graffiare lo specchio
-pietra la bocca, la zattera allo sbando
tra lave morte rosso di tonnara- in corsa
dentro il cerchio risalendo la cifra
del risveglio fui tutti i nomi dell’asimmetria
sono Jamila adesso
persa nel blu della cancellazione.
Il varco tra i millenni il ricomporsi
del volto lapidato nella metamorfosi dell’ora.
La parola interdetta si scioglie e dice.
Tratto da Blu della cancellazione - Edizioni La Vita Felice, Milano, 2016.
Anna Maria Bonfiglio
(Gino Pantaleone) Siamo tutti poeti?
(Anna Maria Bonfiglio) In un certo senso sì. Tutti possiamo esserlo nell’animo. La sensibilità, la tendenza a dare importanza ai valori primari, l’amore per la natura e per gli animali, la contemplazione della bellezza, sono segnali di una visione poetica del mondo. Se parliamo invece di Poesia esercitata, di costruzione poetica, di competenza e di padronanza degli strumenti per esprimerla, penso che i veri poeti siano pochi, nonostante la Poesia sia tantissima. Direi che oggi, grazie alla cultura massificata, ai social media e ai molti sedicenti editori senza scrupoli, tutti abbiamo l’opportunità di esternare le nostre emozioni e i nostri pensieri in versi. A questo aggiungiamo la pletora dei premi di Poesia, quasi sempre a pagamento, che a loro volta cercano di gratificare più autori possibili. Pubblicare un libro di Poesia non è più difficile come quarant’anni fa. Ricordo che il mio primo librino mi fece battere il cuore per l’ansia di vederlo stampato, per il timore di avere presentato testi inconsistenti che non avrebbero avuto nessuna risposta. Oggi non è più così, qualunque cosa scriviamo, dalla più banale alla più incomprensibile, può trovare un canale per diventare un libro. In conseguenza si pubblicano tanti libri di versi e si leggono pochi libri di Poesia. Tutto ciò ci limita nell’impegno a spingerci di più nello studio per migliorarci, per entrare nella sostanza e nella forma dei testi che scriviamo e in quelli che leggiamo.
I versi di Anna Maria Bonfiglio
L’inganno dei profumi
Non so per quale colpa -
ombra spettro o filtro
d’atavici retaggi -
ora sia qui
a compiere da sola
la lunga penitenza che mi assolve
(ditegli che ancora
maggio annega nella luce
ed irretisce gli occhi
col verde degli ulivi)
Cerchiamo di passare oltre i muri
oltre la gioia
ed oltre la stanchezza
ergiamo labirinti
dove ad aprile chiudere i roseti
per vivere l’inganno dei profumi
(ditegli che ancora
l’acqua muore nelle gore
e fra le canne scabre
il vento ha seminato
lucciole di ghiaccio)
Doveva crescere
quest’agonia di spighe
esplodere nel cielo
e ritornare seme di silenzio
per vivere nei passi della sera
il pianto di spada acuminata
(ditegli che l’aspetto dove
respirano la zagara e le rose
dove il male è solo nella vita
e non nell’illusione di domarla)
Dalla raccolta Nell’universo apocrifo del sogno, Ed. Il Vertice, 1986.
Rossella Cerniglia
(Gino Pantaleone) La Poesia contemporanea senza matrice, senza centro focale, senza meta, né tracciato
(Rossella Cerniglia) Non credo si possa parlare di poeti e di poetica, in generale. Anche all’interno di una corrente letteraria o di una poetica che accomuna più autori, sono sempre visibili delle varianti, delle posizioni personali che diversificano il panorama stesso, pure in presenza di elementi comuni.
In genere, però, laddove emerge una forte personalità artistica, la sua singolarità produce qualcosa di nuovo, di originale, di rivoluzionario, qualcosa che ha una sua matrice, un suo centro, un fuoco.
Il destino di molta Poesia contemporanea, mi pare, tuttavia, quello di non possedere queste doti, e di non avere una meta, né un tracciato che indichi la sicura direzione da seguire. È, forse, allo sbando, così come è il mondo oggi: deraglia, sconfina, rompe gli argini, e ha difficoltà a costruirne di nuovi.
In una società che insegue il nuovo ad ogni costo come se fosse un valore di per se stesso, si cerca in tutti i modi la rottura col passato. Siamo infatti in un’epoca che vorrebbe azzerare - assai spesso con ragione - molto di esso, ma bisogna stare attenti a cosa va eliminato, altrimenti, come si suol dire, si rischia di “gettare via il bambino con l’acqua sporca” (…)
Le scelte, in tal senso, dovrebbero non essere iconoclaste, ma ben ponderate. La ricerca, in ambito letterario e artistico, non dovrebbe mai divenire sperimentalismo, non dovrebbe mai essere una ricerca esterna, di linguaggio e di forme nuove, che precede o è al di fuori della nascita stessa dell’arte. Ma, soprattutto per quel che concerne la Poesia, dovrebbe generarsi al suo interno, nel momento del suo farsi, nel travaglio del suo stesso nascere. E non potrebbe che essere la ricerca di un adeguamento, il più possibile fedele, alla realtà che in noi urge per venire al mondo (…)
I versi di Rossella Cerniglia
Da Remoto
Veniva da remoto, da lontano
da impervie regioni figurate
anni luce lontane dove
Dio è nulla, nulla ancora
un essere malato ed imperfetto.
Il cammino che ha fatto
è cuore della morte
il suo seno fosco avvelenato.
Vita che un giorno
gli gettarono addosso
ridendo –la chiamarono dono.
Nelle tristi regioni della luna
acquatiche fumose
per gli astri sconvolti
che rotolano maldestri
pensieri e tenebra
in forma di buie nuvole.
E il mondo creato dalla sua scontentezza
transita, è oscurità e languore
ombra in cui il Dio del tedio
tormentato svogliato
transita in se stesso.
Ombra e Ombra. Un miraggio
arcaico, fumoso e disgregato
è il triste poema
che recita a se stesso.
Da Mito ed Eros–2017.
Carmelo Fucarino
(Gino Pantaleone) Rilke “I versi sono esperienze”. La sofferenza e la catarsi interiore soggettiva
(Carmelo Fucarino) Io, con una certa arroganza di fronte a tal genio poetico, direi che il verso, dico verso, con i suoi ritmi prosodici, con la sua musicalità, timbri, cromatismi è una esperienza di vita ricreata e comunicata attraverso il sentimento, il pathos, che è sofferenza, secondo i Greci, ma anche catarsi interiore soggettiva, suscettibile di divenire nella trasmissione speranza soteriologica universale. È assodato che la Poesia è universale e da tutti compresa e sentita, dall’italiano al francese, dall’anglosassone al giapponese, dall’indiano al cinese, nonostante la diversità abissali di esperienze esistenziali, di costumi, di creazioni teologiche o trascendentali, di musicalità fonetica. Purtroppo dobbiamo chiarire che in questa universalità di messaggio è di grave ostacolo la varietà dei linguaggi con proprie tonalità di suoni. La Poesia di Pindaro, come quella di Apollinaire o di Montale, sono intraducibili, perché la Poesia è anche fonema sinestetico e ogni lingua è sempre fonema con i suoi particolari cromatismi.
I versi di Carmelo Fucarino
Il prato
Come sbocciavi florida
e sicura sullo stelo
e ti imperlavi
di porpora e rugiada,
margherita di campo,
sui seni gonfiati
da morsi e ustioni
sulle membra maciullate
della fossa comune.
Le madri alla Plaza de Mayo
salmodiano in cerchio
preghiere e speranze,
non sanno del fiore
che appassisce sul petto.
Da Percorsi di labirinto, Prefazione di Piero Longo, Thule, Palermo 2010, p. 98.
Aldo Gerbino
(Gino Pantaleone) Aldo, perché bisogna leggere la poesia? Qual è l’utilità di leggerla o farla leggere?
(Aldo Gerbino) Innanzi tutto sarebbe opportuno che i poeti leggessero con maggiore voracità la poesia. L’esperienza mi ha insegnato a cogliere insondabili lacune offerte dalla poesia coetanea sul contemporaneo. Qualche volta il mio stupore s’è cristallizzato di fronte alla volontaria, e quindi colpevole, assenza di lettura; io leggo per farmi influenzare; non possiamo esimerci dal masticare i messaggi lanciati dagli altri. La pratica poetica ha bisogno dell’altrui scrittura. Possiamo modificare il nostro punto di vista con l’assorbimento delle parole, poiché esse di certo sono capaci di illuminare angoli bui della coscienza. D’altronde nelle sue Cose ultime Romano Guardini ci ricorda come “la perdita di una parola sia molto più grave dell’incomprensione che può nascere durante una conversazione”, con la sua perdita, insiste, “si spegne una luce, e il suo giorno spirituale si offusca”.
Se la poesia deve altresì esercitare anche un’azione pedagogica non possiamo non correggere il tiro su eventuali deviazioni presenti nel personale registro poetico. Poeti di sconfinato valore, messi in luce secoli dopo la loro scomparsa, hanno mantenuto intatta la loro capacità di modificare le coscienze. Ritengo che la lettura poetica sia fondamentale: dalla poesia colta a quella che attinge in modo esclusivo e sincero alle fluidità biologiche, a quella sorta dalla naïveté generata dall’interiore saggezza rintracciabile per Montale nella civiltà agro-pastorale. Un inganno, d’altronde, naviga in quei linguaggi cresciuti privati dal tocco con i fatti della vita e, non a caso, - afferma Yves Bonnefoy discutendo a proposito dell’Insidia della soglia (1975), - è spesso il linguaggio che ’separa l’uomo dal mondo’, privandolo dell’esperienza sensibile. Allora riteniamo che un’utilità della poesia consista nell’evitare o nel colmare lo iato tra parola ed esperienza.
I versi di Aldo Gerbino
Aculei
Appaiono disposti in rigoroso ordine
questi aculei infinitesimi: tenui, oblunghi
dentati, crociati, in forma di cuspidi
fragili e crudeli. Vòlti alla ferita
sopravvivono, si frantumano in fini polveri.
Depositate sulle mani, sulle pupille
tra mortali innocenti corde,
macchiano d’un odio banale le ombre dei vivi.
Palermo 2008
Da Alla lettera Erre, Mondadori, 2011.
Elio Giunta
(Gino Pantaleone) La spinta ai miei primi versi, la solitudine
(Elio Giunta) L’origine alla mia prima scrittura probabilmente è stata la solitudine che provai nell’infanzia. Io penso che tutti noi abbiamo la Poesia dentro, tutti gli uomini e le donne l’hanno dentro, poi c’è la circostanza che la fa tirare fuori. Allora io penso che sia stato questo, l’essere stato in collegio nel periodo della guerra, gli anni ’40. Ero un ragazzino ed ho ricordato questi momenti in un romanzo dal titolo Seminario dell’adolescenza. Quando è scoppiata la guerra, nel 1940 avevo 10 anni, i miei genitori si preoccuparono perché la violenza della guerra era facilmente palpabile. D’accordo col parroco, per salvarmi (secondo loro), mi portarono in un collegio in Umbria. Dopo poco, i miei genitori mi raggiunsero. Questo particolare ha fatto scattare in me il desiderio di mettere tutto per iscritto. In collegio c’era un mio compagno che scriveva pure lui poesie e, fortunatamente, ognuno stimolava l’altro alla scrittura e ai versi. Questo è stato il mio inizio. Tutte queste sono state esperienze formative. La Poesia che io ho inteso mandare in giro come mia espressione di poeta, però, è stata molto dopo, intorno agli anni ’70, tra l’altro spinto dalle mie letture e dalla mia frequenza con il meglio della letteratura del ’900 e anche on gli incontri delle personalità del ’900. Negli anni ’70 conobbi Mario Luzi (…)
(Gino Pantaleone) Accusati di pessimismo
(Elio Giunta) È importante per me questo concetto. Lo scrittore, il letterato spesso viene accusato di pessimismo. E allora io salvo la posizione dello scrittore come la posizione di colui che è meglio essere considerati pessimisti, ma nello stesso momento grandi ricercatori della verità, piuttosto che essere uno che acchiappa tutto alla meno peggio.
I versi di Elio Giunta
Sei forse Poeta
Sei forse poeta anche tu
se tenti l’impotenza
sul vuoto
accartocciato tra le rughe del cielo
in questo pomeriggio di settembre.
Insiste il vuoto
s’intreccia
grumo di pena
al lascia e prendi tra i fogli
mentre tenti reperire fantasmi.
Nessuno ne scivola però
a ravvivare
la presunzione della tua parola.
Entro soltanto
la selva dell’angoscia
buca la luce
d’un oscuro prodigio,
ne cogli il suono lieve
distinto
nel cammino segreto
che gli altri misconoscono.
Tratti da La Terra, il Tempo e l’Anima, Palermomania.it, 2016.


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