POETICO ACCESSORIO - Claudia Olivero - Piccole riflessioni, pensieri grandi
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| Claudia Olivero |
Di recente ho letto due brevi saggi sulla poesia, giunti a me inaspettatamente, nel senso che non era mia intenzione inoltrarmi in letture impegnate. Ogni tanto, però, bisogna pur mettere da parte il proprio ego per ascoltare quello altrui!
Il primo è edito da Sellerio, per questo già promessa di una certa
qualità, scritto da Ben Lerner, pluripremiato autore statunitense, dal
titolo per nulla ambiguo “Odiare la
poesia[1]”.
Me l’ha regalato una cara amica, che verosimilmente ama me più della poesia, ma
che comunque legge con pazienza almeno la maggior parte delle cose che le
propino.
Il secondo l’ho scovato poco prima di Natale, in un negozio di
giocattoli (sì, in un negozio di giocattoli!) e si intitola “abitare poeticamente il mondo[2]”,
di Christian Bobin, gioiellino di Anima Mundi in edizione bilingue
italiano francese.
Praticamente questi due prodotti editoriali pubblicati a pochi anni di
distanza l’uno dall’altro, si inseguono e si annullano. Credo che la maggior
parte delle persone, almeno una volta nella vita, almeno alle medie o
preparando l’esame di maturità, si sia ripetuta: io odio la poesia, non la
capisco! Ma che comunque si sia trovata più di una volta a cercare la poesia
nel mondo attorno a sé. E allora cambio repentinamente idea: questi due saggi
non si annullano, si compenetrano, si completano, aprono lo sguardo.
Non sto per scrivere un saggio sul saggio, anzi, sui saggi. Sarebbe
scontato e comunque troppo complesso, però qualcosa a riguardo la voglio dire.
E vorrei che fosse una piccola riflessione consolatoria rispetto a tutti
quei non capisco che hanno
punteggiato e continuano a punteggiare la mia vita e quella di chissà quante
altre persone nel mondo:
Nel
momento in cui deponiamo ogni tentativo di possesso, le cose ci vengono
incontro[3]
Questo è l’esercizio da fare con la poesia (e con tutto ciò che ci
sfugge): lasciare andare e stare dentro. Questa faccenda dello stare nelle cose
me la ripete sempre anche la mia counselor e mi fa uno strano effetto ogni
volta, perché la prima paura è che ci starò scomoda. Non è stare dentro a
QUELLA COSA, ovviamente, ma alle sensazioni che derivano dall’avere lasciato
andare quello che prima spingeva. Mi pare sia un po’ come quando si stappa lo
spumante: dentro le bollicine premono, infine il botto le libera e quello che
succede è ciò in cui stare dentro, non importa che sia un brindisi festoso, un
sorso in solitaria, che lo spumante sia uscito dalla bottiglia spumeggiando,
che il tappo abbia rotto il lampadario: stare dentro. E, semplicemente, vedere
quello che succede. In quel dentro, comunque, ci si può muovere, come un
pesciolino. Muoversi ed esplorare. Muoversi e ascoltare.
Così con la poesia: la leggo – non la capisco – tengo il libro lì –
provo a rileggerla e resto in quello che tira fuori da me: piacere o fastidio,
chissenefrega, è comunque sempre qualcosa.
Questi due autori, che trattano in modo così diverso la materia poetica,
il primo quasi brutalmente, il secondo con una gentilezza e una delicatezza
incantevoli, citano a loro volta autori.
E chi hanno in comune? Emily Dickinson.
Perché il mondo sulla poesia è spaccato in due: chi la odia e chi la
ama, chi non la capisce e chi la cerca ovunque, ma a tutti sarà capitato di
imbattersi in una poesia di Emily Dickinson e, semplicemente, di ammirarla.
Emily Dickinson ha dedicato la sua vita alla Poesia, ma in un modo così
speciale, da non avere, a mio avviso, eguali. “Abitava uno spazio che si è
ristretto sempre più. Allo stesso tempo, la carica delle sue poesie era sempre
più grande, la loro solare densità sempre più alta[4]”,
ci racconta Bobin. E Lerner, “la sua opera scardina la logica crudele del
principio poetico facendoci muovere avanti e indietro fra diverse modalità di
percezione: un attimo leggiamo e l’attimo dopo guardiamo, l’oggetto si rifiuta
di diventare o rimanere una tipica poesia. Il che è coerente con l’enfasi che
la Dickinson pone, in tutta la sua opera, sul potenziale rispetto al reale[5]”.
Così vengono accontentati tutti, quelli che combattono strenuamente al fianco
della poesia, come coloro che indefessamente chiedono cosa possa essere
considerata poesia.
I dwell in Possibility – Io abito la possibilità –
A fairer House than Prose – una casa più bella della prosa –
More numerous of Windows – con tante finestre in più –
Superior – for Doors – e porte migliori –
Of Chambers as the Cedars – Ha stanze come cedri –
Impregnable of eye – dove lo sguardo non può penetrare –
And for an everlasting Roof - e per tetto sterminato
The Gambrels of the Sky – la volta del cielo –
Of Visitors the fairest – La frequenta la gente più amabile –
For Occupation This – così vi passo il tempo –
The spreading wide my narrow Hands - spalanco le mie piccole mani
To gather Paradise – per colmarle di Paradiso.[6]
Perché “l’attività poetica consiste nel divaricare le mani senza trattenere
nulla dentro (è questo che significa abitare nella dimora porosa delle
possibilità)[7]”
e “abitare poeticamente il mondo [è] in primo luogo abitarlo da contemplativi.
Contemplare è un modo di prendersi cura[8]”.
Quindi ecco alcuni ingredienti per gustare la poesia, senza che vada del
tutto di traverso: mani pronte ad accogliere, sguardo aperto a contemplare,
prendendosi cura delle parole, lasciando che penetrino lentamente dentro di
noi.
**
Partenza dalla terra selvaggia, Margaret Atwood
Io, ero stata cancellata
dal fuoco, sono stata invasa
dal verde strisciante
(come
è lucida la stagione)
Col tempo gli animali
sono arrivati ad abitarmi
prima uno per
uno, di nascosto
(le loro tracce abituali
bruciate); poi
marcati i nuovi territori
sono tornati, più
convinti, anno
dopo anno, due
a due
ma inquieti: non ero pronta
affatto a quel trasloco in me
Loro capivano che ero
troppo pesante; rischiavo
di rovesciarmi;
avevo paura
dei loro occhi (verdi o
ambra) che mi brillavano dentro
non ero compiuta; di notte
non riuscivo a vedere senza una fiamma.
Lui scrisse, Stiamo partendo. Io dissi
non ho neanche un vestito
rimasto da indossare
Venne la neve. La slitta fu un sollievo;
il suo binario si allungava dietro
spingendomi verso la città
e dopo la prima collina fui
(all’istante)
svissuta: loro non c’erano più.
C’era qualcosa che mi avevano quasi insegnato.
Venni via senza imparare[9].
**
Poesia, Cees Nooteboom
Lo sai tu che aspetto
deve avere una poesia?
Di sotto, di lato, di dietro?
Numeri? Lettere?
E il colore?
Deve assomigliare alle onde,
ma quali?
Mare, lago, fiume?
Deve poter entrare chiunque?
E a che prezzo?
Ho conosciuto poesie
così vecchie che dovevi
aiutarle ad attraversare la strada.
Altre erano cieche,
ma alcune erano donne
nel fiore della giovinezza,
con pensieri come agnellini
e labbra di testamento.
Non ci sono leggi,
disse il Maestro, a volte sembrano
titoli azionari, altre volte ricordano
il marzapane,
e intanto danzava sulle scale di marmo
del mausoleo
il giorno prima di essere ucciso
da un sonetto
avvelenato[10].
**
La poesia, Marianne Moore
Neanche a me piace.
A leggerla, però, con totale disprezzo, vi si scopre,
dopo tutto, uno spazio per l’autentico[11].
[1] Ben
Lerner, Odiare la poesia, trad.
Martina Testa, Sellerio 2017
[2] Christian
Bobin, abitare poeticamente il mondo,
trad. Norina Sottocornola, Anima Mundi 2019
[3] Abitare poeticamente il mondo, dall’introduzione di Sara Costanzo, pag. 11
[4] Ibid.
p. 25
[5] Odiare
la poesia, ibid. p. 37
[6] Emily
Dickinson, Colloqui con le ombre,
trad. Alessandro Quattrone, Acquerelli 1997
[7] Odiare
la poesia, ibid. p. 39
[8] Abitare
poeticamente il mondo, ibid. p. 25
[9] Margaret Atwood, Brevi scene di lupi, a cura di Renata Morresi, Ponte alle grazie
2020
[10] Cees
Nooteboom, Luce ovunque, trad. Fulvio
Ferrari, Einaudi 2016
[11] Marianne
Moore, Le poesie, trad. Lina
Angioletti e Gilberto Forti, Adelphi 1991
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Molto interessanti i riferimenti ai due saggi citati. Li leggerò. Bellissimi tutti i testi poetici riportati. Per il resto anche io credo che ci sia una porta, tra chi ama e chi non ama la poesia, che vada attraversata con
RispondiEliminal'ascolto e la capacità reale di guardare.
Grazie mille, attraversiamo e lasciamoci attraversare dalla poesia ❤️
EliminaTu sei ispirazione. Preziosa.
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