STRADARI - Pietro Russo - Ermeneutica dell’amante

Pietro Russo


Questa è la replica chiarimento di Pietro Russo al suo pezzo uscito venerdì, scorso 25/10, su questo blog (Pietro Russo - Come scrivere correttamente il Tuo nome senza pronunciarlo). 

Crediamo che renda evidente come l'intenzione e la realizzazione di quel testo non avessero altra finalità che suscitare una riflessione e una utile discussione sul tema. Come redazione ci scusiamo se, pubblicandolo, abbiamo offeso la Weltanshauung o il credo di alcuni nostri lettori o redattori, ne siamo dispiaciuti sinceramente. Di certo sarà sempre nostra cura porre la massima attenzione su temi sensibili e delicati, continuando allo stesso tempo a garantire la totale libertà creativa ed espressiva ai nostri redattori.

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Ho scritto un testo di vaneggiamento poetico intitolato Come scrivere correttamente il Tuo nome senza pronunciarlo che la redazione del blog Finestre ha ritenuto meritorio di pubblicazione. 

Alcuni lo hanno trovato un pezzo provocatorio.

Altri semplicemente offensivo verso la cultura ebraica.

Ci sta che un testo sia al centro di un “conflitto” di interpretazioni. Del resto Come scrivere ecc. parla proprio di un fraintendimento ermeneutico. Ma principalmente esso avrebbe voluto e vorrebbe ancora essere la dichiarazione di un innamorato. Lo dico qui: io amo il Libro perché io vengo, attraverso i sentieri arzigogolati della storia degli umani, dalla sua origine. Quel Libro – di cui la sua parte che io chiamo “antica” è il ceppo della cultura ebraica – contiene parole che sono state scritte, secoli e secoli fa, per me che le leggo ora. Quel Libro per me non è lettera morta.

Sono un innamorato che spera di tornare alla fonte del suo amore. Questo anelito io qui lo chiamo “ermeneutica”. La Parola del Libro mi raggiunge ora e qui ma è stata scritta molto tempo prima che i miei occhi vedessero la luce. Devo accettare che la Parola del Libro abbia una sua storia, che non posso negare e della quale non ho il diritto di essere geloso. E la storia di questa Parola nasce come storia di un popolo che forgia la propria identità nel Nome, anzi nell’Alleanza con Esso. Se ci fermiamo al processo sotteso, possiamo dire che ogni cultura fa un’operazione di questo tipo. Altri libri, di cui noi diciamo “epici”, nascono come espressione di valori culturali da condividere e soprattutto tramandare all’interno di una comunità di generazione in generazione. Anche questi libri vengono oggi letti e, come molto spesso di recente accade, travisati (ogni riferimento all’ideologia woke è puramente incasuale).

Non nego il passato della Parola che amo, e proprio perché la amo lo accetto, quel passato, lo accolgo, lo faccio mio. Ma, come amante, mi faccio domande sulla sua origine. Mi chiedo: è tutto lì? La Parola di Bereshit/Genesi, la Parola della creazione piena di vento, di un Creatore che si abbassa a “concepire” la creatura, è stata pronunciata solo per la rivendicazione identitaria del confine, per una molto concreta questione di terreno? E la Terra promessa di cui parla il Libro, e tutta la fatica e i sacrifici e i dolori per raggiungerla, è “solo” uno Stato, una Nazione, una Patria geopolitica? E il sigillo di quella promessa, il simbolo carnale della fedeltà alla Parola di quel popolo, ha un valore di 60 mq al sesto piano di un grattacielo di Tel Aviv? E quella meraviglia che è il libro dei Salmi, Parola che esalta la supremazia del Signore di Israele su tutti gli altri idoli («Chi fa affidamento sui carri, chi sui cavalli: / noi invochiamo il nome del Signore, nostro Dio», Sal 20, 8), Parola che pure è stata scritta con l’intento di ribadire l’unzione della sovranità di Israele, arriva a noi oggi “solo” per questa strada? Il cantore dei Salmi pensava esclusivamente a difendere la sua proprietà privata (che, più di ogni religione, è oppio dei popoli) quando scriveva: «Come la cerva anela / ai corsi d’acqua, /così l’anima mia anela / a te, o Dio. // L’anima mia ha sete di Dio, / del Dio vivente: / quando verrò e vedrò / il volto di Dio?» (Sal 42, 2-3)?

Da amante del Libro, ogni volta che la sua Parola mi arriva, stipulo con Esso un’Allenza che non è il “patto finzionale” di cui parlava Genette tra autore e lettore. Mi lascio prendere, lascio che la Parola del Libro giunga a me, ora e qui, e io la abbraccio, la faccio mia, la introietto nella mia vita: la interpreto. Ed è una tensione continua, un desiderio inesauribile perché al tempo stesso, mentre la abbraccio, riconosco la distanza storica da cui mi parla.

Sono un innamorato, stupido ma non troppo. Appartengo alla specie umana, so bene che il rischio dell’equivoco, del fraintendimento, della misinterpretazione è sempre dietro l’angolo perché è il destino delle parole, e sì, anche della Parola. Soprattutto se Essa passa da una lingua ad un’altra, soprattutto se Essa, in quel suo nucleo più antico, è stata oggetto di una colossale rielaborazione a posteriori che risponde al nome di cristianesimo (magistrale, in proposito, Jesus and Yahveh di Harold Bloom). So che questo in particolare è solo un abito, di fattura anche eccelsa, cucito su misura addosso alla Parola. Da amante, mi va bene così. Che vi devo dire? Accresce il desiderio lo spogliarla, indumento dopo indumento, fino alla nudità. Io la Parola la amo nuda.

E forse proprio perché amo, infine, vaneggio, come quegli amanti che pretendono una corresponsione al loro sentimento. E quindi mi perdo a fantasticare che la Parola faccia per me, in tributo al mio amore, un gesto eclatante: che esca dal Libro per entrare nella vita. In un film di Ermanno Olmi, un film che parla di libri, di fede, di crisi dell’umano e (quindi) del divino, a un certo punto il protagonista dice: “tutti i libri del mondo non valgono un caffè con un amico”. 
Che la Parola possa sempre preferire la tua compagnia al Libro, caro amico. 

Pietro Russo


Commenti

  1. A Pietro dico: "ci aspettiamo l'invito per un caffè".
    Alla Redazione di non aver timore ad aprire ai commenti. Impareremo insieme a convivere e crescere anche attraverso parole scomode.

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    1. Io non riesco a commentare da ieri se non in risposta ai commenti già pubblicati
      Il tasto commenta non mi appare.
      Sergio Daniele Donati

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    2. Mi apre solo "rispondi"

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    3. Strano, si può commentare, forse hai una visualizzazione limitata, non saprei. Come vedi, hanno commentato in molti. Devi scendere oltre i "rispondi" e ti appare Commenta come:

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    4. oppure "inserisci commento"

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  2. Buongiorno Pietro, da giurista -quale sono- credo proprio che "l'interpretazione autentica" offra chiarezza su ogni cosa.
    Da innamorata della parola -come lo sei tu del resto- ti ringrazio per aver messo a nudo non solo le emozioni ma anche le fragilità umane, personali ed universali. L'amore è anche questo.
    Da amante credo di aver sentito ogni fremito. Per tutto il resto ci sarà tempo.
    E poi Grazie 🙏 non puoi sapere il perché e non è opportuno esplicitando qui. Sappi solo che tra i tanti trambusti di questi giorni, grazie ad un fulmineo accenno alla questione, ho avuto l'onore e la fortuna di confrontarmi sul tema con una persona speciale.
    Ecco sapere cogliere il buono in ogni cosa. Sono certa che un giorno prenderemo un caffè insieme ad altri.

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  3. Grazie Pietro Russo di queste parole che esprimono l'abisso che si è aperto tra la Parola e l'agire terreno.
    Un abisso in cui sprofondiamo quotidianamente chiudendo di fatto il Libro/ i Libri.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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