OLTREVERSI - Silvia Rosa - VI. Chiamali ancora per nome | Ksenja Laginja

 

Ksenja Laginja, Chiamali ancora per nome (Arcipelago Itaca, 2025)


La rubrica propone un approfondimento inerente al processo creativo sotteso alla pubblicazione di un libro, dalla fase ideativa a quella della sua concreta realizzazione, attraverso una breve intervista ‒ in forma di questionario ‒ rivolta a autrici e autori del panorama poetico contemporaneo, invitate/i a raccontare della loro più recente opera in versi.

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1. Quali sono le motivazioni che ti hanno spinto a scrivere questo libro e gli spunti che ne hanno ispirato i testi?

Il primo corpus di Chiamali ancora per nome nasce nella primavera del 2016, come una sorta di dialogo familiare, attraverso la continua trasfigurazione tra esseri umani e animali, che di volta in volta cambiano e si spostano, interagiscono tra loro parlando la stessa lingua. Mi ero appena trasferita a Roma, ma già nel 2015 avevo iniziato a sentire una nuova idea in testa, proprio mentre stavo scrivendo un altro libro, tuttora inedito. Questa silloge utilizza in parte un linguaggio del quotidiano che si alterna a un registro più “mitico”. Mi piace quando il sopra e il sotto entrano in contatto, in una continua ricerca di senso, significati e segni.

2. Come hai scelto iltitolo?

Il titolo è arrivato quasi subito, dopo la scrittura dei primi testi. All’inizio di un progetto, più complesso e articolato, dove i frammenti creano un discorso unico, di solito utilizzo un verso contenuto all’interno del libro. Quello che mi sembra più fondante e teso all’origine del tutto. In genere non è una scelta complessa, bensì naturale, come dovrebbero essere tutte le scelte. Seguire il processo evolutivo degli eventi, senza fermarlo, in qualsiasi direzione vada, è ndamentale per non bloccarne percorso.

3. Quali sono stati i passi che ti hanno portato alla sua pubblicazione, nello specifico come ti sei orientata per la scelta della casa editrice e quali ostacoli hai eventualmente
incontrato?

Mi sono orientata sulla valutazione di alcune case editrici che conoscevo già, ma con le quali non avevo ancora pubblicato. Arcipelago itaca è stato sicuramente il porto giusto. Nel 2020 avevo vinto un concorso che mi ha permesso di pubblicare con loro un’anticipazione di quello che poi sarebbe diventato il corpus di questa idea di famiglia animale. Tra madri, padri, figli e assenze di vita, dove queste presenze si trasformano per raccontare una storia più grande e articolata. C’è creazione, nascita e morte, con le sue evoluzioni esistenziali attraverso assaggi e paesaggi naturali. Come se non esistesse separazione in questo noi.

4.    Che cosa auguri a questa tua opera in versi?

Auguro a questo libro tutto il meglio che posso. L’apertura di porte e percezioni, la stretta connessione che c’è nel mondo vivente e oltre. Che possa incontrare persone e trovare luoghi in cui sostare. Che sia compagno di molte avventure e narrazioni. Che possa parlare la lingua di molte persone. Che sia un noi, forte e deciso, non rassicurante.

***

Da Chiamali ancora per nome (Arcipelago Itaca, 2025)


Restammo adesi e immobili

per un tempo a cui

nessuno diede un nome

il limite a cui tendevamo

senza chiedere la destinazione.


Tutto questo ci bastava,

il grande atto di incoscienza

asintotico e straordinario,

ma le impronte rivelarono

la nostra presenza agli altri

nello spazio che separa

i presenti dagli assenti

per giusta causa.

*

Fu l’attesa

l’inizio della separazione

invocata di nascosto

senza farne parola.


Non indugiare oltre

resta solo il vuoto

arreso alle barricate

nel mistero del padre,

scagliato come una

maledizione nell’abisso

fossile che unisce e separa

i presenti da chi se ne va.

*

Quel dolore ci aveva unito

in tutte le case abitate

come ombre allungate.


«Ogni cosa ha un prezzo»

disse il lupo, posizionandosi

fra noi e la tana.


Aveva capito tutto

scorto la parte di noi

più intima, destinata

al tradimento.

*

Siamo stati tutti

figli di qualcosa

e puoi trovarmi

se mi vieni a cercare

ognuno fa

del suo meglio

per mettere

a posto le cose.


Essere trasparente

è tutto quello che chiedo.

*

Si aprono così le cose

senza un rumore preciso.


Qualcosa è rimasto indietro

e solo ora iniziamo a capire

di non aver mai posseduto molto

di come l’acqua ci abbia

attraversato, passando oltre.

 ***

Ksenja Laginja è nata a Genova, dove alterna alla sua attività letteraria e pubblicitaria una ricerca sull’illustrazione legata al mondo del Fantastico. Ha esordito con Smokers die younger (Annexia edizioni, 2005), a cui ha fatto seguito Praticare la notte (Ladolfi Editore, 2015) e Ventitré modi per sopravvivere (Kipple Officina Libraria, 2021). Nel 2020 ha vinto i concorsi Europa in Versi e Arcipelago itaca, nella sezione inediti. Suoi testi sono presenti su antologie poetiche, blog e riviste letterarie.

 

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