LA REDAZIONE DI FINESTRE - ANNO NUOVO, AUGURI PER TUTTI

 

La Redazione di Finestre - Gruppo direttivo

Mi dispiace, mi dispiace tanto. Vorrei avere qualcosa di carino da dire stamani, qualcosa che vi sia compagno, che apra alla luce nuova in arrivo. Un sorriso stupido, una battuta, anche di quelle che non fanno ridere. I soliti versi bruttini, detti e ridetti. Qualcosa da condividere, persino degli auguri riciclati. Con il loro odore di stantio o di marcio. O regalarvi un bell'abbraccio, un potente appello alla speranza, un "Andrà meglio" anche sgualcito. 

Un " Vedrai che bell'anno ci attende". Vorrei averli e regalarveli. Ci farebbero bene, lo so. Ma stamani sono rimasti a letto con le coperte fino ai denti e non hanno voglia di alzarsi. Con le mani, poi, fanno cenno di non voler parlare con nessuno.

David La Mantia

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Il 31 dicembre di ogni anno ci ricorda che la fine non è mai la fine, ma la chiusura di un ciclo che si ripete, si è ripetuto e si ripeterà nei secoli fino alla fine - la vera fine - dei mondi.

In quanto parte integrante di questo ciclo, siamo pezzi di puzzle che si autocostruiscono, si combinano, si incastrano, si spezzano, si allontanano, spariscono e poi si ritrovano negli angoli, dietro gli armadi, sotto le cassettiere, riaffiorano durante i traslochi a sbloccare ricordi che lasciano sorrisi o scivolano lacrime.

Per questo nelle curve che attraversiamo ci proponiamo qualcosa di diverso da sperimentare, da provare, da tentare rispetto a qualcosa che già conosciamo, ma che avremo la possibilità di vivere da un piano diverso, da un’altezza diversa, o perché invitati da amici in una festa in terrazza o perché ci serve qualcosa da recuperare in cantina o perché l’ascensore è guasto e ci tocca optare per le scale oppure perché ci siamo fatti male e preferiamo riposare, sostare in attesa che il vento arrivi a salvarci.

Le scadenze sono fatte per non essere rispettate, mi ripetevo durante gli anni dell’università, per confortarmi quando mi riducevo sempre all’ultimo con interi capitoli ancora da ripassare. Per i buoni propositi invece, che regola vale? Quanto conta darceli e rispettarli? E, soprattutto, perché prevalentemente provengono da un errore da noi commesso o da un torto subito? “Non sarò più così disponibile” – oppure: - “non sarò più così generosa” – o quella che preferisco – “devo imparare a parlare meno e a fidarmi di meno”.

Piccolo spoiler: il più delle volte anche i buoni propositi sono fatti per non essere rispettati. E perché? Perché non è autolimitarci che fa sempre la differenza, ma scremare, valutare, dialogare, comprendere se vale la pena continuare il percorso, la cavalcata, la rampicata oppure mollare la presa ormai deteriorata, avvilita, stremata.

Perché occorre guardare e guardarci dall’esterno per prendere le misure al fine di confezionare un abito su misura per noi e, una volta indossato e realizzato che ci calza davvero a pennello, fare il nostro ingresso in società, varcare la soglia sicuri che il collant non si smagli, la cerniera non si strappi, il bottone non si sganci.

Ecco, questo è il mio augurio per il 2026: siate sarti di voi stessi, pensate per voi l’abito più bello di sempre quello che vi fa sentire sicuri e al sicuro al contempo, quello che non vi dà pensieri se camminate o vi sedete, che non si sgualcisce al primo lavaggio perché la stoffa è di qualità, perché l’avete scelta voi e si abbina perfettamente alla vostra anima.

Stefania Giammillaro

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E ogni volta che torno al paese di sempre, pensando al baricentro della mia vita minuta, mi scopro radice e vincolo; vicolo stretto; oblò; spiraglio e nascondiglio. 

Spariglio solo a carte. 

Con cuore di magàra  indovino l'anno che verrà. 

Ancora bianco bianco, sarà mandorlo in fiore.

Doris Bellomusto

*

"Cerca la luce d’ogni temporale,

nel fulmine e nel tuono il varco aperto.

Sempre la quiete segue la tempesta

così come l’età che chiama l’età nuova.

In ogni adesso è il poi che potrà essere,

nessuna fuga ti darà futuro,

il commuoversi muto dei tuoi sensi

che guida ad ogni passo chi lo cerca.

Arriverà e già sarai altrove,

inseguitore strenuo d’orizzonti,

sentinella dell’alba, nel chiarore

che annuncia il giorno nuovo,

nell’aurora."

[ Il giorno nuovo (a Giacomo), Francesco Scarabicchi, da La figlia che non piange ]


Che sia per tutti il poi più luminoso.❤️

Viola Bruno

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Tutto è falso, ormai. Ci si accontenta della copia di qualcosa. Niente è piu originale, tutti rincorrono falsi miti, gioielli falsi, zirconi passati per diamanti, vetrine luccicanti di nulla e sintesi.

Sui social, le immagini alterate; le foto prendi e scatta, un'utopia, le borse che ricalcano ogni marchio, finzione che si spaccia per realtà.

Anche sulle notizie, imperversa il dubbio: sarà vero, oppure...

Tutti contro tutti, il più forte alzi la voce. E sono sempre i soliti, a pagare il prezzo più alto. Sempre di più.

In accordo con la mia necessità di verità e silenzio, ho trascorso la mezzanotte in casa, solo noi. Sola, convalescente, e in modo parco.

Perché si deve ascoltare ciò che grida il corpo. E il mio corpo grida la sua richiesta di pace. Di pace, ordine, verità, mani strette e ponti di silenzi e sguardi.

Con questa sensazione saluto insieme a voi il '25. E con questo desiderio accolgo il '26 con i miei 4 compagni di avventura, che sento sempre più vicini nonostante la distanza. E con tutta la Redazione di questo spazio aperto e irregolare. Buon tutto, di cuore e di bianco, per voi.





Melania Valenti


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