PLANCTON - Silvia Longo - HERE’S TO YOU, VIRGILIA

Silvia Longo



Qualche parola su “VIRGILIA D’ANDREA Una poetica sovversiva”

Retrospettiva letteraria e biografica di Francisco Soriano e Claudia Valsania (Nova Delphi Libri, novembre 2024)

E un omaggio agli anarchici di ogni tempo e luogo.


Aveva un’anima gentile, e dava colore e vita di poesia e pietà ad ogni cosa che le vivesse accanto.” (Armando Borghi, 1882-1968, anarchico e giornalista, compagno di Virgilia D’Andrea nella vita e nella lotta)

Ella si serve della letteratura come d’un’arma; e nel folto della battaglia, in mezzo alla folla ed in faccia al nemico o da una tetra cella di prigione, o da un rifugio amico che dalla prigione la sottrae, lancia i suoi versi come una sfida ai prepotenti, uno sprone agli ignavi, un incoraggiamento ai compagni di lotta.”  (Errico Malatesta, 1853-1932, anarchico e scrittore, tra i principali teorici del movimento anarchico)


Di Virgilia D’Andrea (Sulmona 1888 - New York 1933) non sapevo molto, prima di questo libro. Poche notizie frammentarie relative alle sue attività politiche, sempre scisse dall’ambizione di una carriera interna ai partiti e agli organi di Stato preposti. La conoscevo, dunque, e vagamente, come anarchica e attivista - poiché il suo nome compariva più di frequente associato ai nomi di altri anarchici di sesso maschile - e ancor meno come scrittrice. E di questo, sento di dovere a Virgilia delle scuse che travalichino il dibattito seppur doveroso sulla parità di generi. Grazie a questa retrospettiva letteraria e biografica, scritta e curata con rispetto e sentimento, ho avuto modo di conoscerla meglio, come persona impegnata a lottare contro ogni forma di ingiustizia sociale, e come donna di cultura e sensibilità spiccatissima. E di apprezzarne i testi, sia in prosa che in versi, e di constatare che nel suo animo albergassero sentimenti e propositi tanto alti quanto vibranti di lirismo e compassione. Credo da qui si possa dar principio al ragionamento. Dalla pìetas di Virgilia D’Andrea che si traduce in azione politica.

Virgilia D’Andrea non è poetessa in quanto capace, avendolo appreso dallo studio scrupoloso degli autori amati, a modellare endecasillabi e settenari senza storpiature. Non lo è neanche in quanto portata a trasmettere alla sua prosa, negli articoli, nei racconti, nelle conferenze, stilemi tipici della poesia. Virgilia è poetessa, invece, in quanto ha in sé della poesia il senso innato del bello e insieme del buono, l’estetica e la sua profonda etica (…). Il pensiero di Virgilia è poetico, e lo è la sua natura”, scrive Claudia Valsania nell’ introduzione al libro.



 

Credo si debba guardare all’infanzia di tutte le cose, per comprenderne l’essenza. I cenni biografici a cura di Francisco Soriano parlano di una bimba rimasta orfana e cresciuta in orfanotrofio. La privazione precoce degli affetti e lo sradicamento dal contesto familiare certo andarono a lavorare su una sensibilità personale già di suo accentuata. E, allo stesso modo, gli studi in lettere condotti con dedizione autentica, giacché Virgilia nutrì il suo spirito con le opere di Ada Negri, Leopardi, Carducci, Pascoli, Rapisardi e Pietro Gori, maturarono in lei una specifica visione del mondo e delle leggi, umane e naturali, che lo regolano. 

La vita! Che triste, che miserevole cosa è mai la vita! Piena di rinunce, piena di livori, carica di passioni… Entro la quale voi, uomini, vi aggirate barcollando, con l’anima ingombra di tenebre, entro la quale voi, uomini, vi trascinate a stento sotto un carico di pesanti umiliazioni.

Una natura non benevola, e la vita come percorso a tentoni nella sofferenza, se qualcosa non rischiara il cammino: la fiaccola della coscienza, lo spendersi per un ideale alto. Le filosofie tutte ci spingono alla conoscenza del sé, perché la nostra esistenza acquisti senso. Il buddhismo tibetano, in particolare, indica l’ignoranza come causa radice del dolore. Percorrere il sentiero che porta all’illuminazione rappresenta la possibilità di affrancarsi dall’ignoranza e, di conseguenza, dal dolore, poiché si va a spezzare un circolo vizioso di causa-effetto ingenerato dalla confusione. Mossa dalla propria indole, Virgilia sviluppò presto una coscienza individuale, e si affacciò sul mondo per comprenderne i meccanismi. 

La mia era una di quelle adolescenze precoci, turbinose e tempestose, piene di sogni e di fantasie che si scuotono in singhiozzi e in canti ad un semplice suono. 

E, come nell’esagramma 40 de I Ching - Tuono e pioggia incominciano: L’immagine della Liberazione - la detonazione che segue di un istante il lampo giunse a lei con la notizia dell’attentato al re Umberto I a opera dell’anarchico Gaetano Bresci (Monza, 29 luglio 1900). Aveva poco più di dieci anni, Virgilia, e insieme alle altre ospiti dell’orfanotrofio fu costretta dalle suore alla preghiera. Nonostante la tenera età, Virgilia riuscì ad attribuire senso e valore a ciò, che a tutti gli effetti, strideva con la sua indole disposta alla pace: un assassinio. Due anni prima, a Milano, la popolazione era insorta e scesa in piazza a protestare contro le condizioni lavorative e l’aumento del costo del grano (Moti del pane, Milano - maggio1898). Il generale Bava Beccaris, al quale inspiegabilmente sono tutt’oggi dedicate alcune vie cittadine, fu incaricato di ristabilire l’ordine. Ed egli agì in modo sanguinario, senza alcuno scrupolo per l’incolumità dei civili, usando su di essi le armi e arrivando a cannoneggiare gli insorti (i dati ufficiali parlano di 83 morti, 81 dei quali civili).

Questo scrisse Virgilia D’Andrea, nella certezza che “Gaetano Bresci era stato spinto a quel drammatico gesto da un innato senso di giustizia”:

Aveva ucciso nel nome di coloro che non hanno casa, che non hanno pane, che non hanno affetti. Si era levato, gigante luminoso, sopra un popolo di morti per vendicare chi era stato mitragliato sulle strade d’Italia. Aveva colpito in nome dei diseredati, dei calpestati.

Da quel momento in poi, la vita di Virgilia incontra una accelerazione: conseguito il diploma di maestra elementare, esce dal collegio e ottiene il suo primo incarico. Ma è lo scoppio della Prima Guerra Mondiale a condurla alla lotta anarchica: sconvolta dalla inaudita violenza del conflitto, inizia il suo impegno antinterventista, e ben presto conosce altri attivisti, molti dei quali vicini all’anarchismo. Mi fermo qui: sarebbe poco rispettoso condensare in poche righe una vita straordinaria come quella di Virgilia D’Andrea che, sebbene breve, fu così densa di bellezza e coraggio da riportare alla memoria l’immagine della candela che brucia da ambo i lati e arde con doppio splendore.

Raccomando caldamente la lettura di questo libro. Grazie all’impegno di Francisco Soriano e Claudia Valsania, così motivati a rendere onore a chi come Virgilia D’Andrea mette la propria esistenza al servizio di un ideale, ho potuto riflettere su come, spesso, la nostra vita scorra su diversi livelli.  

In superficie lungo le vie della fretta, sui binari del dover andare e fare e produrre, possibilmente senza pensare che il sistema stesso contribuisce a non farti ragionare, per mantenerti nella visione di striscio. E più nel profondo, nelle retrovie della coscienza, nel grembo dove tutto muove come magma fuoco e zolle, o nel mare fermo all’affioro, i cui fondali sono spazzati da correnti impetuose. E se quanto è imprigionato nella zona più segreta del nostro essere trova la via della risalita, e spacca la terra o porta tempesta, ecco che per esasperazione, rabbia o sopraggiunta consapevolezza, si fa la rivoluzione.



Joan Baez - The Ballad of Sacco and Vanzetti (live in France, 1973)





 

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