FLUSSI E VISIONI - Zeudi Zacconi - “Corpomondo, il femminile selvaggio”
La desolazione e l’asprezza del paesaggio si incarnano in una donna-ninfa che diventa parte integrante del contesto primitivo e rupestre che la circonda, e con le cui forze naturali entra in contatto, trovando un equilibrio perfetto.
La visione della fotografa diventa predominante rispetto alla realtà e il suo sguardo sull’ambiente apre le porte a mondi surreali, per cui non c’è riproduzione ma creazione. Viene ribaltato così il concetto base della fotografia, che è quello di ritrarre ciò che già esiste. Il reale è in questo caso al servizio dell’immaginario e si presta ad essere manipolato e rarefatto per dare vita a vere e proprie opere pittoriche.
Allo studio fotografico di Anne si affianca il suo dettato poetico, nella ricerca di una interezza artistica che riconduca alla forma intatta della parola e a quella nuda e totalizzante dell’immagine – senza necessità di spiegazione né descrizione – ma soltanto di corresponsione di una carica vitale e corporea in grado di immergere in una dimensione magica e soffusa. Totalmente estatica, incredibilmente libera.
"Le mie immagini raccontano della libertà della mia anima, della mia emancipazione dalla paura, ho trovato lentamente il mio potere con la macchina fotografica, tra i ginepri, i pini, i tamarack".
***
Anne Brigman, Incantation, 1905
Pyre Song
Seppellisci il mio corpo
Nella fiamma pulita... ...
Non c'è bisogno di epitaffio...
Non c'è bisogno del nome... ...
Ha conosciuto la tenerezza
Ubriaco profondo di dolore
Salita verso il cielo
Cercando la sua stella...
Sbagliando, sperando,
Viaggiando lontano.
Sì... date il fuoco
Questo guscio sottile
Con uno spray selvaggio
Di cedro e muschio.
Vestitelo ma leggermente...
Lasciatelo andare libero
Torniamo agli elementi
Tranquillo e pulito.
Senza parole o lacrime
Nessun rimpianto vano...
Felice di averci vissuto
Felice della liberazione
Vivido... sereno.
Nessun bisogno di requiem
Cantato da un coro
Canzoni del vento e canzoni di fiamma
Sono i miei desideri
Per questo corpo benedetto
Trasmutato dal fuoco.
***
Immagine e parola si uniscono in una danza che è comunione di significati, i quali riconsegnano ad una spiritualità pagana. Una messa in scena drammatica e potente, un’apertura creativa che stupisce e rapisce poiché non racchiude l’interpretazione in un unico campo semantico ma lascia aperte molteplici possibilità di visione e di incanto.
Tema ricorrente nella fotografia di Anne Brigman (e nelle poesie che la accompagnano) sono gli alberi selvaggi – custodi di memoria e sapere – quegli alberi maestri che possiamo ritrovare nelle immagini della poeta Franca Mancinelli, e che danno il titolo ad una sezione del suo libro Tutti gli occhi che ho aperto.
Entità – gli alberi – in cui i corpi umani si fondono in un unico sentire, e che fanno da specchio nella cattura dell’invisibile mondo. Immersi nella natura, gli occhi che si aprono possono essere ora gli occhi di una pianta, ora quelli di un uccello e ora gli occhi della pioggia. A dimostrare che siamo tutti interconnessi nel battito profondo del cosmo. Tentando di penetrare il buio e il mistero fitto dell’esistenza che unisce tutte le creature in quella forza istintuale che governa ogni forma di vita – umana, vegetale e animale.
ho visto gli occhi degli alberi
nel folto una scossa
di chiarore rimasto –a vegliarci
come fitta pioggia che aspetta.
*
ramifico secondo la luce
alberi maestri
a spalancarmi il petto
con la forza che viene da un seme.
*
dai rami della specie
la nuca, una cima
in ascolto tentenna
tutto l’andare è tornare,
un fascio di legna raccolta.
La sua fiamma mi schiuderà le mani.
*
da qui partivano vie
respirando crescevo
nel crollo, qualcosa di dolce
un incavo del tempo
tutti gli occhi che ho aperto
sono i rami che ho perso.
[da Alberi Maestri]
*
crescono i capelli ancora, le unghie
il peso è restituito
all’aria. Le mani sono le stesse:
il calore è tornato
del sole. Posso sentire
la tua scossa arrivare
come le foglie dal ramo più alto.
[da Tutti gli occhi che ho aperto]
*
ora inizio a distinguerti,
vieni da un incavo del legno
da forme riconosciute tra i rami
nostri avi ad attenderci –figli
saliti nel cerchio degli anni.
[da Specchio ricurvo]
Alogenuri d’argento
non si chiudono gli occhi.
Vedo da dentro –il buio
dal germe a questo incavo:
scrittura, mia camera oscura.
[da Tre sillabe di silenzio]
***
Il ritocco dell’immagine attuato da Anne Brigman attraverso la camera oscura crea nuove proiezioni della realtà che appartengono all’immaginario della fotografa, la quale dispone degli elementi naturali fissati per trasporli in una dimensione astratta e magica, rarefatta e intimista. Intrisa di spiritualità.
Così si può pensare anche la poesia, e così la descrive Franca Mancinelli: “scrittura, mia camera oscura”. Una poesia fotografica che immortala e proietta, incamera buio – lo vede da dentro – e ne riproduce le ombre e la luce restituendone il segreto avvertito dalla poeta, seppur non completamente svelato. Uno spazio alchemico in cui si trasforma la materia del reale in visioni straordinarie. Nella camera oscura avviene dunque una manipolazione del tangibile, una commistione tra noto e ignoto, tra elementi raccolti dalla realtà materica ed elementi percepiti nella dimensione della surrealtà, che si mescolano secondo la visione della poeta, la quale inevitabilmente si trova a restituire il rovescio del buio. Una verità capovolta, quella che Emily Dickinson chiama obliqua.
Di’ tutta la verità ma dilla obliqua –
il successo è nel cerchio –
sarebbe troppa luce per la nostra
debole gioia
la superba sorpresa del vero –
Come il lampo è accettato dal bambino
se con dolci parole lo si attenua –
così la verità può gradualmente
illuminare – altrimenti ci accieca –
Ecco allora una verità che illumina senza rendere ciechi – quella rilanciata dal fotografo e dal poeta – una verità carpita alla realtà che ci circonda, alla natura custode del mistero dell’esistenza. Restituita ma non rivelata, immaginata ma non contraffatta, veicolata da quella forza primitiva ancestrale che vibra in tutte le forme di vita. E che è luogo di ritorno della nostra anima. Seme di appartenenza.
Io mi perdo in questo mutamento: / il mio appartenere adesso è un bosco. *(2)
Riferimenti e approfondimenti
- Anne Brigman, Songs of a Pagan, The Caxton Printers Ltd., Caldwell, Idaho,1949
- Anne Brigman: A Visionary in Modern Photography - Nevada Museum of Art
Anne Brigman: A Visionary in Modern Photography- James Hillman, Il codice dell'anima. Carattere, vocazione, destino, Adelphi, 2009
- Franca Mancinelli, Tutti gli occhi che ho aperto, Marcos y Marcos, 2020
- Emily Dickinson, Tutte le poesie, Mondadori, 2022
*(1) Zeudi Zacconi, Corpomondo (inedito)
*(2) Zeudi Zacconi, Senz’angoli è il mare a cui mi aggrappo (4 Punte edizioni, 2023)
Commenti
Posta un commento