L'INGRATO - David La Mantia - "Ribolla, la tragedia ed il bibliobus"
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David La Mantia |
Una tragedia annunciata e che segnò la fine di un sistema antichissimo.
Partiamo da Bianciardi e Cassola, che, insieme, si dedicarono a un’inchiesta-reportage sulle condizioni di vita dei minatori maremmani, pubblicata, tra il 1952 e il 1954, su l’Avanti!, nel 1954 da Nuovi argomenti e nel 1956 da Laterza. I minatori della Maremma, come si chiamava il saggio, è diviso in due sezioni, la seconda delle quali riporta le biografie di 17 minatori della zona – ricche di notizie sul rendimento lavorativo, sui salari, le malattie causate dal lavoro e anche l’orientamento politico – frutto del lavoro di documentazione dei due scrittori viaggiando e incontrando direttamente gli operai. La prima e principale parte del libro, invece, tratta la storia delle miniere di lignite e pirite, per concentrarsi poi sulle condizioni dei minatori, tra salari da fame, battaglie sindacali, malattie senza scampo e terribili incidenti sul lavoro.
Il più grave e tristemente celebre è quello accaduto nella miniera di Ribolla nel 1954: il 4 maggio, alle 8 e 40 del mattino, poco dopo l’inizio del primo turno, un’esplosione del pozzo Camorra Sud sancì la morte di 43 minatori. Nonostante le innumerevoli segnalazioni di pericolo da parte dei lavoratori per una scarsa manutenzione del pozzo, infatti, la direzione della miniera non volle ascoltare nessuno e costrinse i minatori a scendere per il turno, ben consapevole dei rischi.
In tal senso, va ricordato che, per rendersi conto del pericolo, i minatori dovevano osservare topi in fuga. Solo questo poteva salvarli. Nessun apparato meccanico o automatico.
In una famosa lettera a Laterza del 1956, Bianciardi racconta: “La sciagura di Ribolla credo che, nella mia vita, sia uno degli avvenimenti più importanti: dal momento dell’esplosione fino al funerale delle vittime non ho mai lasciato le vecchie case del villaggio. Quella sciagura ha lasciato un segno, in Cassola e in me: il libro è implicitamente dedicato proprio a quelli che sono morti, dei nostri amici minatori.”
Perché amici? Perché Bianciardi conosceva quasi uno ad uno i minatori di Ribolla. Questo villaggio minerario era una delle mete che lo scrittore, da direttore della biblioteca Chelliana, raggiungeva con il Bibliobus, un furgoncino che – sulle note a tutta randa di Luci della ribalta – trasportava libri nelle campagne, un luogo tradizionalmente lontano dalla lettura dei classici. Una curiosità: Bianciardi, poco pratico di tessere e prestiti, prestò molti libri, che non furono mai restituiti, ma questo non dispiacque allo scrittore grossetano, che scrisse: “Meglio un libro rubato di un libro non letto"
Cassola caduto nell'oblio. Che peccato. Ha raccontato e difeso un pezzo di storia italiana ma oggi sembra che nessuno se ne ricordi. Grazie David!
RispondiEliminagrazie a te, davvero
EliminaDavid, leggo ora. Pagine di storia poco narrate ma capaci di parlare ancora oggi. Intersezioni in cui le "regole" del capitale soverchiano bisogni e ragioni di lavoratori cui non viene riconosciuta umanità
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