FRASEGGI DI LUCE - Annalisa Lucini - La poesia va e viene
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Annalisa Lucini |
«La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei, non quando vogliamo noi e non ha discendenti. Mi dispiace ma è così. Un poco come la vita, soprattutto come l’amore».
Nel gennaio del 1982, Goffredo Parise avvertiva i lettori dei suoi Sillabari che -nonostante- il suo intento iniziale fosse stato quello di scrivere tanti racconti sui sentimenti umani, così labili, partendo dalla A ed arrivando alla Z, si era dovuto fermare.
E questo perché la poesia lo aveva abbandonato.
Una descrizione perfetta la sua.
La poesia va e viene, vive e muore quando vuole lei…
Interessante -non poco- la metafora con la vita nella quale l’amore, sentimento estremamente labile, va e viene.
Senza preoccuparci di ciò che sarà, lasciamoci respirare dalla poesia ascoltandone alcune meravigliose voci.
***
Il Poeta
Il poeta ha le sue giornate
contate,
come tutti gli uomini; ma quanto,
quanto variate!
L’ore del giorno e le quattro stagioni,
un po’ meno di sole o più di vento,
sono lo svago e l’accompagnamento
sempre diverso per le sue passioni
sempre le stesse; ed il tempo che fa
quando si leva, è il grande avvenimento
del giorno, la sua gioia appena desto.
Sovra ogni aspetto lo rallegra questo
d’avverse luci, le belle giornate
movimentate
come la folla in una lunga storia,
dove azzurro e tempesta poco dura,
e si alternano messi di sventura
e di vittoria.
Con un rosso di sera fa ritorno,
e con le nubi cangia di colore
la sua felicità,
se non cangia il suo cuore.
Il poeta ha le sue giornate
contate,
come tutti gli uomini; ma quanto,
quanto beate!
Umberto Saba
***
Lo sai: debbo riperderti e non posso
Lo sai: debbo riperderti e non posso.
Come un tiro aggiustato mi sommuove
ogni opera, ogni grido e anche lo spiro
salino che straripa
dai moli e fa l’oscura primavera
di Sottoripa.
Paese di ferrame e alberature
a selva nella polvere del vespro.
Un ronzio lungo viene dall’aperto,
strazia com’unghia i vetri. Cerco il segno
smarrito, il pegno solo ch’ebbi in grazia
da te.
E l’inferno è certo.
Eugenio Montale
***
E lui mi aspetterà nell’ipertempo
E lui mi aspetterà nell’ipertempo,
sorridente e puntuale, con saluti
e storie che alle poverette orecchie
dell’arrivata parranno incredibili.
Ma riconoscerà, lui, ciò che gli dico?
In poche note o versi qui raccolgo
i messaggi essenziali. Un altro raggio,
aria diversa glieli tradurrà.
Maria Luisa Spaziani
***
L’alba si presentò sbracciata e impudica; io
la cinsi di alloro da poeta: ella si risvegliò
lattante, latitante.
L’amore era un gioco instabile; un gioco di
fonosillabe.
Amelia Rosselli
***
Il nome rimosso
Ho volutamente confuso le tue iniziali
nell’impasto di molti nomi
ma il lievito della memoria
le evidenzia in una sigla
che ancora mi abbaglia.
Dell’infanzia sopravvive uno scenario di guerra,
in un suo rifugio ho sotterrato
il mio amore per te
temendo che venisse distrutto
ma stento a riconoscerne il mascheramento.
Quando altri ti nominano in mia presenza
mostro un’indifferenza minerale
e mi fingo altrove
simile a un vaso dalla crepa girata
verso il vuoto oltre la finestra.
Al poligono d’addestramento
non miro più alla sagoma romantica
che di spalle mi ti ricorda.
Non mi è concesso di rivelare a chi appartengo
pur avendo sempre il tuo nome
sulla punta della lingua
come un colpo in canna
puntato all’altezza del cuore e
non comprendo perché mi manchi sempre
nonostante il ripetuto segnale di: “fuoco!”
Valentino Zeichen
***
Se ora bussassi alla mia porta
Se ora tu bussassi alla mia porta
e ti togliessi gli occhiali
e io togliessi i miei che sono uguali
e poi tu entrassi dentro la mia bocca
senza temere baci diseguali
e mi dicessi “Amore mio,
ma che è successo?”, sarebbe un pezzo
di teatro di successo.
Patrizia Cavalli
***
Mucchi di mondi, grappoli di stelle…
sfoggio di universo mica per noi…
Stiamo vicini… pelle contro pelle…
e poi, mia vita, salvati se puoi!
Patrizia Valduga
***
Dalla Leggenda della notte di San Lorenzo
L’alba li colse entrambi addormentati. Erano cadute molte stelle quella notte, ma né mio nonno né Maria ci avevano fatto caso, persi com’erano l’uno tra le braccia dell’altro. Ora prendi l’alba più dolce che tu riesca ad immaginare. La stai immaginando? Bene. Dipingila con i colori della carne e dei baci: otterrai il mattino che vide mio nonno e Maria svegliarsi.
Gabriele Galloni – Luna di carne
***
E poi lasciamo che -in poesia- sia lo stesso Goffredo Parise a farci qualche domanda.
Da I movimenti remoti, 1948
Dove andiamo?
Dove ci porta l’inquieta atmosfera?
nei giorni di pioggia,
nei giorni di burrasca,
quando le umide orbite
anch’esse stillano,
stravolte, illuminate,
nel cuore dei temporali?
quando le persistenti litanie
sbattute dagli scrosci violenti
si frantumano
in mille solitari richiami?
Goffredo Parise
Bellissimo. Rigenerante, di primo mattino, il 7 gennaio, poi…
RispondiEliminaAnna Segre
Sono d'accordo!
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