L'INGRATO - David La Mantia - Un mondo osceno.
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David La Mantia |
Piove. Piove appena.
E penso, penso troppo.
Contro l'idea che il passato, quello della mia
infanzia, fosse un mondo meraviglioso e mitico.
Era invece un mondo di fatica e di dolore, di
disperata rassegnazione e ingiustizia estrema. Di mio padre che andava al
lavoro come operaio ogni santa domenica, alzandosi alle 5, di lui che diceva
che non poteva fare diversamente. Dei suoi baffi nutriti dei fumi della
fornace, dei suoi polmoni orrendamente gonfi di promesse dei padroni, di pacche
sulle spalle perché Beppe, lo sapevano tutti, era proprio un buon cristiano che
non si lamentava mai.
Ricordo.
Ecco, ricordo che allora si moriva di cancro
tra tremende sofferenze per tumori che oggi si curano con agilità. Ricordo seni
tagliati come Sant'Agata e mai ricostruiti, ricordo i vomiti incessanti dei
tumori allo stomaco, la tosse dei carcinomi polmonari, che terminava solo con
il telo gelido sopra il viso bianco. Ricordo che non esisteva prevenzione. E
che i pochissimi che potevano permettersela, potevano permettersela perché
avevano i soldi e le conoscenze e perché erano parenti di e perché avevano i
contatti giusti e perché potevano dare qualcosa in cambio.
Perché è sempre stato cosi.
Il do ut des come sistema, come pensiero
vitale, come visione del mondo.
E poi la scuola. Che quelli della mia
generazione spesso ricordano come seria, come base di un buon futuro. Altro che
il nulla della scuola di oggi, dove una laurea vale al massimo un nostro
diploma di allora, dicono.
Io ricordo, invece, che c'erano insegnanti che
ti facevano desiderare la morte, che ti umiliavano perché era giusto farlo,
perché quella scuola era selettiva, classista nell'anima.
Che ci faceva il figlio di un operaio al liceo?
Veniva a scaldare il banco?
Perché tanto non ce l'avrebbe mai fatta.
Se, poi, eri disgrafico o discalculico eri
finito, bocciato, fuori dai percorsi d'istruzione. Bollato come
"duro". E costretto ad un lavoro manuale, se andava bene.
E i pedofili, i maniaci, le violenze c'erano
anche allora, solo che nessuno ne parlava perché venirne a contatto era sentito
come una vergogna dalla vittima. Meglio dimenticare e farlo in fretta. Nessuna
denunciava e chi lo faceva veniva poi messo in croce dagli avvocati al
processo.
Un’ultima cosa. Il cibo. Tutti oggi a dire dei
sapori di allora. Il vino del contadino, giudicato oggi sano, conteneva spesso
ddt, era il frutto dell'uso del verderame (vetriolo) e di altri veleni
inenarrabili. Del metanolo, che fece anche morti. E spesso aveva sapori
sgradevoli, come molti degli alimenti di allora.
Eppure tanti di noi rimpiangono quel mondo osceno
come fosse un eden, perché allora eravamo spaventosamente giovani ed adesso
stiamo diventando vecchi, grigi, esausti.
Perché il passato, per i Vecchi, è sempre
migliore del presente.
Condivido pienamente, David. L'ho pure scritto da qualche parte e non ricordo dove; i bei tempi passati non esistono, sono il frutto del ricordo edulcorato delle cose; sono la nostalgia di qualcosa che non siamo riusciti afferrare a dovere. Esiste il presente, invece, ed è giusto che per ciascuno (specie per chi si affaccia alla vita) sia sempre il migliore possibile.
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