INNESTI - Emanuela Sica - Innesto II: come rosa migrante

 

Emanuela Sica


“L’innesto non è solo un gesto agronomico, ma un atto di creazione: due mondi che si incontrano, si intrecciano, e insieme diventano altro. Qui, tra suoni e parole, coltiviamo intrecci di radici poetiche che si trasformano in luminescenze che dicono qualcosa che è muta nel significato a seconda di chi l’ascolta.”

Dopo il primo Innesto,

visibile al link https://finestrelama.blogspot.com/2024/11/innesti-emanuela-sica-innesto-i ,

ecco il secondo a condurci nei territori di Stefania Giammillaro, Zeudi Zacconi e Domenico Frontera. Le rispettive voci, lontane eppure destinate a fondersi, danno vita a quella pianta unica in cui ogni parola è una fronda o un ramo che si allunga verso il cielo, un germoglio di senso nato dall’incontro.

Le poesie non sono semplici frammenti di pensiero: sono alchimie. Sono il miracolo della fusione dove l’idea, fatta corpo, rinasce nella melodia “nuova” che s’insinua a cancellare i confini. Ascoltare ciò che dicono è camminare nelle profondità di una foresta: qui c’è una linfa segreta che collega ogni elemento e stringe patti con il sottosuolo per slanciarsi nelle braccia (incommensurabili) dell’aria. 

La poesia, in Innesti, è un cerchio, non c’è competizione, non c’è divisione. I versi si stringono in un abbraccio come radici sotto terra fino a creare una voce collettiva, un canto unico in cui seppur ogni autore/autrice porti il proprio respiro, insieme plasmano un’armonia che trascende il singolo.

Come scrisse Neruda: "Perché tu possa ascoltarmi, le mie parole si fanno sottili, come le impronte dei gabbiani sulla spiaggia..." anche qui, le voci diventano sottili per legami che esaltano il trionfo della diversità che si fa unità, della differenza che si dissolve nell’armonia. Fiumi che vivono di vita propria e corrono tutti verso il mare che attende i doni che porteranno con sé nel corso della loro esistenza, seppur diversa, seppur opposta, suoneranno come battito unico nella casa di Nettuno.

Provate a pensare, per un attimo, ad una “Rosa” che sia “Migrante”. Che si sviluppa, dall’innesto, dove la terra si spezza, unico fiore eppure molteplice, ventagli stretti di petali intorno ad un bocciolo, spine che incastrano ricordi, radici che si nutrono dalla stessa pioggia che cade per generare il marchio del profumo, che poi migra nell’aria sfiorando sensibilità lontane. Rosa che non è nel “possesso esclusivo” di qualcuno ma di “chiunque” ne voglia cogliere la bellezza. È poesia libera che cammina, che si moltiplica, dove l’unione non cancella, ma amplifica differenze che restano autentiche in quanto sono. "In ogni parola si nasconde un seme; e in ogni seme, una rosa pronta a migrare."


Emmanuela Sica - II Innesto poetico

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