FRAGMENTA - Deborah Prestileo - Libri bruciati, ovvero la libertà messa al rogo

 

Deborah Prestileo



Libri bruciati, ovvero la libertà messa al rogo: Madame Bovary, Lolita, I fiori del male, Alice nel paese delle meraviglie, Niente di nuovo sul fronte occidentale, Addio alle armi, Furore… Questi e molti altri libri sono stati nascosti, proibiti, censurati, bruciati. Per secoli e secoli ci sono stati roghi nei quali si faceva piazza pulita della produzione culturale di uno o più autori, se non addirittura di questi ultimi, colpevoli di essere in disaccordo con le idee dominanti e spesso rei di aver precorso i tempi. 

In Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, si conduce una meticolosa caccia ai volumi che qualche dissidente nasconde ancora nella propria abitazione e vengono quotidianamente fatte retate dalla milizia del fuoco, incaricata di distruggere ogni pagina scritta. Tutte queste sono scene verosimilmente cariche di realtà storicamente esistite: nei regimi totalitari – la Germania nazista, l’ex URSS, l’Afghanistan dei talebani… – autori e testi vengono massicciamente osteggiati per via del contenuto, non conforme all’ideologia dominante e in (più o meno) aperto contrasto con le idee delle élite al potere. 

Mi piace molto riflettere sull’etimologia delle parole, trovo che al suo interno ci sia una semantica superiore a qualsiasi tipo di definizione misurata a tavolino; “totalitarismo” deriva dal latino totus, “intero” e -ismum, un suffisso di formazione tardiva che si riferisce all’idea di appartenenza a un gruppo a un sistema di pensiero; dunque, un regime totalitario è per sua definizione totus – tutto, unico, intero –, non può convivere con l’alternativa, solo rifuggire la moltitudine. Totalitario, allora, diventa più che il regime il pensiero, direzionato verso sentieri già percorsi, verso strade sicure (o è solo l’arrivo a essere assicurato?). Queste forme di controllo limitano la libertà di espressione e di accesso al contenuto per il timore che certe informazioni – non tanto queste, forse, ma le idee e le opinioni da esse generate – possano mettere a rischio la stabilità dell’ordine sociale, politico e morale dominante: censurare significa esercitare un controllo sulla creazione e sulla diffusione di informazioni, idee e opinioni, affinché il linguaggio – alias il pensiero – possa essere guidato all’interno dei bordi, entro le righe, dentro i confini. 

All’interno della caverna di Platone la verità non può mai arrivare, eppure chi vi è dentro è convinto di averne una tra le mani, assoluta e inoppugnabile: solo uscendo fuori dalla grotta ci si rende conto che, forse, la verità è tutt’altra, e forse non è neanche una né rimane costante nel tempo. Forse le verità sono tante e tutte mutevoli. 

A questo veleno del totus solo un tipo di persona, credo, è immune – no, non è il politico, non è l’ecclesiastico e non è nemmeno il filosofo. È il lettore. La curiosità è la strada per la conoscenza, l’esatta negazione dell’obbedienza, la zona attorno alla quale il totus costruisce una cinta muraria che nessuno, men che meno l’uomo comune, il cittadino, può scavalcare. La censura, per quanto incisiva ed efficace, non riesce mai ad addomesticare il lettore, perché per lui una vita senza immaginazione semplicemente non è possibile. La proibizione della lettura si rivela tardiva e inefficace, perché il seme della conoscenza ha già attecchito e non può essere arginato. Anzi, se arginato, straborda. 
Chi legge in un regime totalitario firma la rivoluzione della propria esistenza rispetto alla dittatura del pensiero unico, come fanno le ragazze che ogni giovedì mattina percorrono di nascosto le strade costellate dalle milizie iraniane per recarsi a casa della Prof.ssa Azar Nafisi, insegnante di Letteratura inglese all’Università di Teheran: riunitesi nel salotto, queste giovani donne leggono i libri censurati dal regime e, mentre all’esterno continui e assordanti bombardamenti scandiscono il tempo più della luce e del buio, loro ricostruiscono la propria interiorità, che passa dal confronto, spesso doloroso, con la letteratura, o meglio, con personaggi e contesti che fanno vedere loro un’altra idea, o altre idee, di mondo. Prendere coscienza dell’alternativa è un processo lacerante ma necessario, perché non può esistere esistenza – il gioco paretimologico conferma – se non c’è libertà. 
Leggere è un continuo liberarsi, anche per chi si sente già libero.

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