NUGAE - Doris Bellomusto - Nei giorni di pioggia
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Doris Bellomusto |
Si cresce senza saperlo, come i fili d'erba, i capelli e il muschio sul tronco degli alberi. In silenzio, si compiono piccole metamorfosi, attraverso minimi slittamenti io divento altro da quel che ero ieri o una settimana fa. Resto attenta al mio mondo e per oggi aspetto la pioggia, facce adolescenti stropicciate dalla scuola, l'odore del caffè nel primo pomeriggio.
Stare a casa tutto il giorno; sostare su cose note; annotare sogni di seconda mano; assecondare il ritmo del tempo; temporeggiare e resistere; ricominciare da capo; rinunciare a capirmi; carpire l'attimo; desiderare un'altra latitudine; essere incudine e non più martello: sono queste le cose che faccio nei giorni di pioggia, quando rinuncio alla mia pelle e chiedo un guscio di lumaca per non perdere né la strada
né l'anima.
Quando la pioggia penetra la terra e il mio torpore, senza chiedere permesso, m'insegna la paziente attesa del momento adatto alla caduta.
Dopo la pioggia, mi resta sempre addosso l'impressione di un accordo segreto e misterioso tra cielo e terra.
Oggi mi restano
negli occhi, oltre le gocce di pioggia, le lacrime limpide di una studentessa,
in cerca di appigli per tenersi a galla nel mare immenso della sua età
bastarda, lacrime coraggiose e lucide, brina a primavera sul mio cuore già
vecchio, eppure ancora in cerca di poesia.
Quando piove
penso a cose
note e lievi,
ai tranelli,
agli inganni,
alle favole
antiche,
ai baci sulle
panchine.
Il mio cuore
trova sempre
riparo
fra le viole e
le rose,
ogni battito
è pioggia e
menzogna,
somiglia a una
formica
oppure a una
farfalla
chiede briciole
e luce,
e quando è
stanco
morde e succhia
bugie.
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