LA POESIA ELEMENTARE - Anna Martinenghi - La poesia elementare nei film
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Anna Martinenghi |
“Three geese in a
flock,
one flew East, one
flew West, one flew over the cuckoo's nest” da una filastrocca Americana Nella traduzione italiana il verso di questa filastrocca perde la rima che la caratterizza in lingua originale suonando come "Uno stormo di tre oche, una volò ad est, una volò ad ovest, una volò sul nido del cuculo". Il verso: “One flew over the cuckoo’s nest1” è contenuto nell’omonimo romanzo di Ken Kesey2 “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, da cui è stato tratto il famosissimo film diretto da Milos Forman3, uno dei pochi film ad aver vinto i cosiddetti “Big five”, i cinque premi Oscar più importanti: miglior film, migliore regia, migliori attore e attrice protagonisti e miglior sceneggiatura, in questo caso non originale. Mi incanta quanto un semplice verso – con cui gergalmente in american-slang ci si riferisce ai manicomi - abbia innescato una vera propria valanga narrativa su un tema delicato e complesso. Così ho deciso di mettermi alla ricerca di film che contenessero delle poesie (dei film che parlano direttamente “di poeti e poesia” parlerò un’altra volta, con riflessione apposita), piccole perle che sul grande schermo assumono risonanza vibrante; perché – non mi stancherò mai di ripeterlo – le poesie “a voce alta” completano il loro segno e il loro significato nella frequenza potente del suono, frequenza fisica che attraversa il corpo, oltre alla mente. La selezione che vi propongo non è affatto
esaustiva (anzi!), pertanto anche in questa occasione chiedo il vostro aiuto
per poter ampliare questo gioco bellissimo di ricerca di poesia
(elementare).
La prima composizione che ho trovato è tratta da “Mare dentro4”
di Ramòn Sampedro, film del 2004 che racconta vita e morte dello
scrittore e poeta galiziano: Mare dentro Mare dentro, mare dentro, senza peso nel fondo, dove si avvera il sogno: due volontà fanno vero un desiderio nell’incontro. Un bacio accende la vita con il fragore luminoso di una saetta, il mio corpo cambiato non è più il mio corpo, è come penetrare al centro dell’universo. L’abbraccio più infantile, è il più puro dei baci, fino a diventare un unico desiderio. Il tuo sguardo, il mio sguardo, come un’eco che ripete senza parole: più dentro, più dentro, fino al di là del tutto, attraverso il sangue e il midollo. Però sempre mi sveglio, e sempre voglio essere morto, per restare con la mia bocca preso nella rete dei tuoi capelli.
Nel film Se fossi in lei/In her shoes5 -
2005 - di poesie ce ne sono due. La prima, che chiude il film – tanto per
spoilerare - è una composizione molto nota di E.E.Cummings6: “Il
tuo cuore lo porto con me”. Della seconda: “L’arte di perdere” di Elizabeth
Bishop7 ho trovato solo la versione originale. Il film è una
commedia leggera, ma le poesie sono due bombe a mano, che valgono il prezzo del
biglietto: Il tuo cuore lo porto con me Il tuo cuore lo porto con me Lo porto nel mio Non me ne divido mai. Dove vado io, vieni anche tu, mia amata; qualsiasi cosa sia fatta da me, la fai anche tu, mia cara. Non temo il fato perché il mio fato sei tu, mia dolce. Non voglio il mondo, perché il mio, il più bello, il più vero sei tu. Questo è il nostro segreto profondo radice di tutte le radici germoglio di tutti i germogli e cielo dei cieli di un albero chiamato vita, che cresce più alto di quanto l’anima spera, e la mente nasconde., Questa è la meraviglia che le stelle separa. Il tuo cuore lo porto con me, lo porto nel mio.
Il tuo cuore lo porto con me - Poesia dal film "Se fossi in lei" - "In her shoes" L’Arte di Perdere L’arte di perdere non è difficile da imparare; così tante cose sembrano pervase dall’intenzione di essere perdute, che la loro perdita non è un disastro. Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta il turbamento delle chiavi perdute, dell’ora sprecata. L’arte di perdere non è difficile da imparare. Poi pratica lo smarrimento sempre più, perdi in fretta: luoghi, e nomi, e destinazioni verso cui volevi viaggiare. Nessuna di queste cose causerà disastri. Ho perduto l’orologio di mia madre. E guarda! L’ultima, o la penultima, delle mie tre amate case. L’arte di perdere non è difficile da imparare. Ho perso due città, proprio graziose. E, ancor di più, ho perso alcuni dei reami che possedevo, due fiumi, un
continente. Mi mancano, ma non è stato un disastro. Ho perso persino te (la voce scherzosa, un gesto che ho amato).
Questa è la prova. È evidente, l’arte di perdere non è difficile da imparare, benché possa sembrare (scrivilo!) un vero disastro. Nel film “Le fate ignoranti8”
(2001) di Ferzan Özpetek9, il regista non perde l’occasione
di citare un grande poeta del suo paese: Nazim Hikmet10, il
cui libro diviene azione scatenante di tutta la storia. In questa notte d’autunno In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole Dalla tua testa dalla tua carne Erano tristi, amare Le Fate Ignoranti - "In questa notte d'autunno" N. Hikmet In “Mediterraneo11” (1991)
di Gabriele Salvatores12 – che mi commuove ogni volta che lo
rivedo (Ti piacciono le poesie? Dipende...) – la poesia si fa per un
momento voce narrante di tutto un pezzo di mondo e di storia, che rappresenta
le nostre origini: Dormono le cime dei monti di Alcmane Dormono i vertici dei monti e i baratri le balze e le forre
e le creature della terra bruna e le fiere che ai monti s’acquattano e gli sciami i cetacei e i mostri nel fondo cupo del mare; dormono le famiglie degli uccelli
fermo palpito d’ali Dormono le cime dei monti di Alcmane - dal film "Mediterraneo" Un altro film “colossale” - I cento passi14 (2000) – contiene la struggente “Supplica a mia madre” di Pier Paolo Pasolini: Supplica a mia
madre È difficile dire con parole di figlio ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio. Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore. Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere: è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia. Sei insostituibile. Per questo è dannata alla solitudine la vita che mi hai data. E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame d’amore, dell’amore di corpi senza anima. Perché l’anima è in te, sei tu, ma tu sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù: ho
passato l’infanzia schiavo di questo senso alto, irrimediabile, di un impegno immenso. Era
l’unico modo per sentire la vita, l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita. Sopravviviamo:
ed è la confusione di una vita rinata fuori dalla ragione. Ti
supplico, ah, ti supplico: non voler morire. Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile…
Pasolini "Supplica a mia madre" dal film "I Cento passi" Nel film del 2007 di Sean Penn16 “Into the wild17” troviamo l’idea di felicità di Lev Tolstoj18 tratto da “Felicità domestica”:
"Ho vissuto molto ed ora credo di aver trovato
cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna,
con la possibilità di essere utile alle persone che si lasciano aiutare e che
non sono abituate a ricevere e un lavoro che si spera possa essere di una
qualche utilità, poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo.
Questa è la mia idea di felicità. E poi, al disopra di tutto, tu per compagna,
e dei figli, forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?" Into The Wild - "Credo di aver trovato cosa occorra per essere felici" Concludo questa rapida e certamente non esaustiva
carrellata con il film “Invictus19” del 2009 di Clint
Eastwood20, omaggio alla vita di Nelson Mandela, con la famosa
poesia di William Ernest Henley21, che diede
forza a Madiba negli anni della prigionia: Dal
profondo della notte che mi avvolge, buia come il pozzo più profondo che va da un polo all’altro, ringrazio gli dèi chiunque essi siano per l’indomabile anima mia Nella
feroce morsa delle circostanze non mi sono tirato indietro né ho gridato per l’angoscia. Sotto i colpi d’ascia della sorte il mio capo è sanguinante, ma indomito. Oltre
questo luogo di collera e lacrime incombe solo l’Orrore delle ombre, eppure la minaccia degli anni mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non
importa quanto sia stretta la porta, quanto piena di castighi la vita. Io sono il padrone del mio destino: io sono il capitano della mia anima. Il nido del cuculo non esiste; il cuculo è un uccello opportunista che depone le uova nei nidi degli altri uccelli. La femmina di cuculo una volta individuato il nido dei malcapitati (e inconsapevoli) genitori adottivi aspetta che questi depongano le uova e alla prima occasione si introduce nel nido. A questo punto elimina una delle uova presenti, depone il suo uovo e vola via.
La poesia è l’esatto
opposto; non opportunista, ma inclusiva, universale. Mi piace pensare che si
nasconda nelle nostre vite come fa in certi film, senza essere invasiva,
manifestandosi come rivelazione, come finestra spalancata sui nostri sentimenti
e sul senso che diamo al nostro essere qui. Mi piace pensare che la poesia
esista a prescindere da noi e che sia nostro compito cercarla, condividerla,
manifestarla per costruire il mondo migliore che desideriamo. 1One flew over the cuckoo’s
nest/Qualcuno volò sul nido del cuculo Wikipedia_ Qualcuno volò sul nido del cuculo (romanzo) Wikipedia_ Qualcuno volò sul nido del cuculo (il film)
2 Ken Kesey
3Milos Forman
4 Mare dentro
5 In her
shoes/Se fossi lei Wikipedia -In_Her_Shoes_-_Se_fossi_lei
6 E.E.Cummings Wikipedia - Edward_Estlin_Cummings
7 Elizabeth Bishop Treccani.it - Elizabeth Bishop
8Le fate ignoranti
9Ferzan Özpetek 10Nazim Hikmet 11Mediterraneo Wikipedia _ Mediterraneo_(film)
12Gabriele Salvatores Wikipedia - Gabriele_Salvatores
13Alcmane
14I cento passi
15Pier Paolo Pasolini Wikipedia - Pier_Paolo_Pasolini
16Sean Penn
17Into the wild Wikipedia - Into_the_Wild_-_Nelle_terre_selvagge
18Lev Tolstoj
19Invictus Wikipedia - Invictus - L'invincibile
20Clint Eastwood
21 William Ernest Henley Wikipedia - William_Ernest_Henley
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Bellissimo spunto anche per passare serate tra amici, grazie tante!!
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