FRASEGGI DI LUCE- Annalisa Lucini - The dark side of the moon
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Annalisa Lucini |
Speak to Me
"I've always been mad, I know I've been mad, like the most of us...very hard to explain why you're mad, even if you're not mad..." Parlami “Sono sempre stato matto, so di esserlo stato, come la maggior parte di noi... Difficile da spiegare perché sei matto, anche quando non lo sei..." |
È il 1973 quando i Pink Floyd pubblicano il loro ottavo album The Dark Side of the Moon.
Quarantadue minuti e cinquantasette secondi per l’ascolto di dieci tracce, registrate tra giugno del 1972 e febbraio del 1973 negli Abbey Road Studios di Londra.
Un album destinato a lasciare il segno anche per l’ampio spazio ai testi scritti e per quel titolo “il lato oscuro della luna”, predittivo del viaggio attraverso conflitti interiori, tempo, morte, denaro, rapporti con l’altro, alienazione mentale.
La copertina è un capolavoro creato da Hipgnosis Studio per l’etichetta discografica Harvest. Semplice e allo stesso tempo iconica. Graficamente perfetta. Poeticamente evocativa. Il fondo nero a significare una notte buia, e poi il prisma attraversato a sinistra da un fascio luminoso che nel passaggio genera un arcobaleno di colori.
Rosso, arancione, giallo, verde, blu, porpora..
Una luce bianca che entra in un prisma e prende sembianze diverse.
Affascinante metafora quella del lato oscuro della luna, della vita o di altro. Quanti di noi avranno osservato, in una sera buia di fine estate, il sorgere della luna circondata da un alone che ne accentua il mistero?
La luna da millenni è qui, a ispirare pensieri, quadri, brani musicali, scritti. Tante parole che si perdono nella notte che le genera. Tante voci vaganti tra stelle che di vissuto mantengono solo la luce che costella il cielo di notte.
Nel firmamento poetico contemporaneo, prorompenti le immagini che Eeva Kilpi evoca con vividezza espressiva nei suoi versi:
Quando hai visto una nuvola/nel grembo di un lago;/e la luna/ tra le ninfee;/sei inevitabilmente in balia/della tua stessa anima.
La luna e il suo lato oscuro. Quello che non vediamo direttamente ha in sé il fascino più grande. Immaginiamo che esistano altri mondi intesi come microcosmi e macrocosmi. Ipotizziamo che esistano altre dimensioni, altre vite, altre voci. E questo da sempre. Per John Keats le gioie in fuga erano visioni e nel suo verseggiare: L’uomo è strano, che vaga sulla terra,/ E la vita è un dolore, ma non lascia/ La dura strada e da solo non guarda/Al suo futuro, che non va incitato.
Immaginiamo che dall’altra parte ci siano presenze. Se il lato nascosto delle cose, di solito, crea curiosità, comunemente genera anche paure, conflitti. Qualcuno potrebbe dire che questi contrasti interiori rappresentano il prezzo da pagare se si vuole essere creativi. E la questione, così posta, potrebbe essere opinabile.
Ma l’indagine di certo più complessa è quella che riguarda noi stessi. Il nostro “Dark side of the Moon” inteso come il lato nascosto. Quella zona d’ombra che esiste in ognuno e che quando si svela, anche solo per un istante fa pensare: “Sono sempre stato matto, so di esserlo stato, come la maggior parte di noi... Difficile da spiegare perché sei matto, anche quando non lo sei..."
Questi sono gli up & down da limitare il più possibile per mantenere i piedi per terra e la testa ben salda al corpo e rendere coerente la vita sulla terra. E allora fiumi di esercizi di radicamento per tentare una regolazione emotiva. C’è da chiedersi se, certe volte, il volersi radicare al momento presente sia sempre corretto, oppure sia auspicabile che ciascuno sperimenti, talvolta e a piccole dosi, anche cosa ci sia nelle zone d’ombra (Sic!).
Così, per non averne paura in seguito.
Penombra
Arresa a quest’avida passione
fingo d’essere creatura che tutto sa.
E in quello specchio socchiuso,
nell’angolo buio del boudoir,
riflessa in penombra, la sagoma di un corpo.
Un corpo nudo che si volta di spalle.
M’addita l’Innocenza persa
negli artifici di incontri segreti.
E m’assolve l’altra mano che sgrana un rosario
a scorrere via, tra dita rosicchiate,
avemmaria e paternostri detti sottovoce
tra denti stretti, senza pentimento.
(2023, poesia inedita dalla raccolta Lilac Wine)
(Voice portrait di “Penombra” creato da Giovanna Iorio) |
Per approfondimenti su Voice Portraits e Poetry sound library di Giovanna Iorio visita: poetrysoundlibrary.weebly.com
Ascolta The Great Gig In The Sky
Ho amato quell'album. Grazie
RispondiEliminaIl massimo dell’autenticità / in versi di penombra sensuale! / Bravissima Lucini, quanto darei/ per chiamarla per nome Annalisa / come mi stesse vicina, nipote / ritrovata in poesia sublime! Luigi Nespoli
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