FILI D’ERBA – Viola Bruno - Luce d'Agosto: di polvere e desiderio
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Viola Bruno |
Capita ogni volta. Di
sentire l’aria traballante, la luce incerta del pomeriggio in congedo.
Capita di ritrovarsi nel punto esatto in cui l’estate muore e di stupirsi ancora dinanzi a quella morte apparente - mesta, nostalgica, familiare - riga silenziosa che separa da nuova vita, dimenticando in un istante “agosto, quelle sere lunghe e attonite in cui ci lasciavamo morire sotto il peso dell’ora, con i vestiti appiccicati al corpo per il sudore, mentre sentivamo fuori il ronzio insistente e sordo dell’ora che mai trascorreva.”
È “La fine di qualcosa”,
direbbe Hemingway, titolando così uno dei suoi Quarantanove Racconti,
qualcosa che “non è più divertente”, che ha esaurito tutta la
propria vitalità, “come se tutto fosse andato in malora” e debba
perciò necessariamente finire.
Esiste un attimo di sospensione, rumore di remi nell’acqua di una barca che se ne va mentre si rimane a terra, consapevoli di ciò che è stato, aspettando di ritrovare nuove coordinate, di riprendere i battiti, di volgere lo sguardo oltre quella riga.
Di quell’Agosto, così
simile ad un tramonto dolceamaro, canta anche Federico García Lorca in
Canciones, attraverso una semantica del cibo, trasformata in arte:
Agosto.
Controluce a un tramonto
di pesca e zucchero.
E il sole all’interno del vespro,
come il nocciolo in un frutto.
La pannocchia serba intatto
il suo riso giallo e duro.
Agosto.
I bambini mangiano
pane scuro e saporita luna.
Da quel “caldo, immobile
silenzio del pomeriggio di agosto che sa di pino e di mosto”, che porta ad
aspirare a quella linea sottile da cui, inesperto funambolo, cade nel mare il
sole, fino alla nuova stagione che è già lì, trasparente sotto i tralci
svuotati, dolce e matura come le mele vizze in Winesburg, Ohio (I
Racconti dell’Ohio,1919), capolavoro di Sherwood Anderson, gigante
statunitense classe 1876, di cui Faulkner disse “è stato il padre di
tutti i miei libri”.
Dentro e intorno ai
personaggi di questi racconti, con pennellate da vero maestro, Anderson
dipinge un quadro perfetto, ricco di sfumature psicologiche, a tratti comiche,
a tratti tragiche, sempre immerse in arie descrittive strabilianti.
Winesburg è una cittadina
immaginaria dell'Ohio. Siamo nel 1890. Contesto rurale, middle-western. George
Willard, giovane cronista del Winesburg Eagle, è il trait d'union
che zompa da un racconto all'altro, talvolta protagonista, spesso depositario
delle confidenze e delle storie degli abitanti del villaggio, ventidue
caricature con un'avventura da raccontare. Un' avventura che ha cambiato una
vita. Spesso questo libro è stato, non a torto, ribattezzato l'Antologia di
Spoon River in prosa.
Ma forse in pochi conoscono
la dolcezza delle mele vizze…
“È una storia
deliziosa, come le mele bitorzolute che crescono nei frutteti di Winesburg. In
autunno si passeggia per i frutteti e la terra sotto i piedi è dura per il
gelo. Le mele sono già state raccolte dagli alberi. Sono state messe in barili
e spedite in città, dove saranno mangiate in appartamenti pieni di libri,
riviste, mobili e gente. Sugli alberi rimangono soltanto poche mele rugose, che
i raccoglitori hanno trascurato. Somigliano alle nocche delle mani del dottor
Reefy. Vi si affonda i denti e sono deliziose. Se uno le assaggia si
accorge che sono deliziose. In una piccola parte tonda si è conservata tutta la
dolcezza della mela. Si corre di albero in albero, sul terreno gelato,
cogliendo le mele vizze e grinzose e ci si riempie le tasche.”
Ed è proprio questa la
sensazione che stupisce ogni volta, quando la luce di agosto lascia
intravedere, non ancora troppo vicina, la sagoma di un settembre all’apparenza
malinconico, vizzo, come simbolo dell’età matura, della sfioritura, della
foglia che inizia ad ingiallire e, lentamente, a cadere.
E invece no, è lì l’inaspettata aurora, lì tutta la dolcezza conservata, che esploderà nei suoi colori caldi, nei suoi profumi, nei sapori pieni dei suoi frutti, in nuova vita.
Se fosse una musica: Vinicio Capossela, La faccia della terra, ispirata a I Racconti dell'Ohio
Vinicio Capossela - La faccia della terra
Se fosse un dipinto: Andrew Wyeth, Frostbitten,1962
Si spegne tra righe di nubi
il cielo di agosto.
Opposto il capo dalla coda
ripido il passo dalla fonte
che scivola alla foce.
È morte e ancora vita,
questo giorno.
(Trentuno agosto, Viola Bruno)
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