IL LADRO DI STELLE – Marco Brogi – Non scriverò tecnico
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Marco Brogi |
“Un poeta dovrebbe sforzarsi
di dire le cose in modo semplice, senza renderle artificialmente
incomprensibili. Semplicità, quindi. Ciò non equivale a banalizzazione, ma,
anzi, a perfezione. Omero era comprensibile a tutti coloro che lo
ascoltavano nelle piazze. Shakespeare altrettanto. Uno dei più grandi
poeti del Novecento, Ghiannis Ritsos, non ha scritto un solo verso che
non fosse comprensibile anche per un club di pensionati”.
Enzo La Martora
“Sia poesia emozione/
ritrovata in emozione”
Lawrence Ferlinghetti
Non scriverò tecnico,
scriverò di getto. O quasi. Non voglio sorvegliarla la scrittura. Sorvegliare
significa anche spiare. Desidero che gli alberi sulle tangenziali, i
sogni e i cani e i gatti e tutti gli altri animali e anche gli umani siano
liberi di masturbarsi lontano dallo sguardo digitale e spargere semi di
liberazione.
Del mio ego me ne frego e quando scalpita lo lego nel retrobottega di ciò
che sono, che non è né un castigo né un dono. Scrivo per i gerani, soprattutto
per quelli a corto di acqua, per i lavavetri e i vecchi trafitti dai raggi
dell’abbandono, per i cantanti dimenticati, i baristi, le cameriere, i
netturbini insonni.
Non scriverò tecnico,
detesto i geroglifici, per quanto portatori di memoria.
Scrivo per accendere una
scintilla, la meraviglia, un discorso deserto, una cena di solitudini di
gruppo, nominare una lontananza.
Chiedo scusa per queste
parole in libertà, questo latitare di verità, questa fuga dalla complessità.
Chiedo scusa a David La
Mantia e Stefania Giammillaro, a Doris Bellomusto, Melania
Valenti e Viola Bruno che per primi leggeranno le follie di un
signor nessuno.
Non scriverò tecnico perché Sandro
Penna mi lancerebbe addosso la sua pena e il mio babbo non ci capirebbe una
sega. Non scriverò tecnico perché il bagnino non può salvare il senso che
annega nello sgocciolare di sillabe contorte, inaccessibili, forzate. Sillabe
plastificate.
Non scriverò tecnico perché
lo scolorire dell’incanto non è tecnico e lo sconforto chiede di essere
compreso, condiviso.
Non scriverò tecnico perché
nei sogni i morti vogliono farsi capire.
Non scriverò tecnico perché
semplice, diretto, primitivo è il tremare davanti all’ultimo cancello. E
semplice, diretta, primitiva è l’emozione, che arriva senza passare dal
cervello.
Non scriverò tecnico perché Ungaretti,
Caproni, Scotellaro parlano chiaro e il presente è torbido.
Non scriverò tecnico perché
mi sono arreso all’urgenza di non essere frainteso.
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