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Marco Brogi |
La storia di Dina Ferri, la ‘poetessa pastora’, la conosco da tanti anni, da quando andavo all’Università. Mi prese da subito. Dina nacque nel podere Prativigne, ad Anqua di Radicondoli, nella campagna senese, il 28 settembre 1908 da un’umile famiglia contadina.
Quando era ancora piccola i genitori si trasferirono a Ciciano, in un podere nel comune di Chiusdino, sempre nella campagna senese.
Dina andava dietro il gregge delle pecore e a 9 anni frequentò le elementari, ma dopo tre anni, visto che al podere c’era bisogno di lei, i genitori le fecero interrompere la scuola per farla tornare a pascolare gli animali.
Anche se digiuna di metrica, Dina cominciò ad appuntare su un quaderno, il ‘Quaderno del nulla’, come lo chiamava lei, i primi versi.
Il suo talento non passò inosservato. L’ispettore scolastico convinse i suoi genitori a farle continuare gli studi. Grazie a una borsa di studio del Monte dei Paschi, a 19 anni Dina iniziò a frequentare l’Istituto Magistrale Santa Caterina da Siena.
Il critico Aldo Lusini, colpito dalle sue liriche, ne pubblicò alcune sulla rivista La Diana. E quello della ‘poetessa pastora’ per qualche mese diventa un caso letterario.
Nel 1929 Dina viene promossa alle classi superiori, ma purtroppo un anno dopo morirà di peritonite. Aveva 22 anni.
Nel 1931 Quaderno del nulla viene pubblicato da Treves e nel 1933 esce addirittura negli Stati Uniti in traduzione, edito da Bruce Humries.
Poi, sulle sue poesie, dense di echi pascoliani, ma non prive di originalità, cala l’oblio per decenni. Fino al 1999, anno della ripubblicazione del Quaderno del nulla.
“È certo che una morte troppo prematura non consentì alla voce della Ferri di dispiegarsi e sviluppare compiutamente un graduale percorso di crescita e affinamento del suo dono, ma già quello che il suo libro e i testi a esso affiancabili propongono al lettore è sufficiente a situare in maniera significativa e indelebile la sua figura e il suo operato nel panorama della poesia italiana di primo Novecento. Spetta di diritto all’ "incompiuto canto” di Dina Ferri questo posizionamento storiografico culturalmente fondato”. Così Marco Marchi nell’introduzione a Dina Ferri, Quaderno del nulla e altri testi, a cura di Nicoletta Mainardi, Collana Pan, Terni 2000.
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Dina Ferri |
A distanza di tanti anni, con la scusa di scrivere questo pezzo, per alcuni minuti ho provato a indossare l’anima di Dina Ferri.
“Sono una bambina che guarda le pecore. Abito in un podere, intorno ci sono solo campi e silenzio, il paese più vicino è un mucchietto di case sulla collina, con la scuola, stradine in salita e una bottega con le caraffe di vetro sul bancone che traboccano di caramelle.
Mi piacciono tanto. Il mio babbo governa i buoi, semina il grano, che quando è tutto giallo mi dona pace, la mia mamma fa da mangiare, governa le galline e i conigli, e non sta mai ferma. Sto quasi tutto il giorno con le pecore e mi faccio compagnia con un piccolo quaderno. È bianco, sembra un campo con la neve. Io ci passeggio. Anzi no: ci passeggiano miei pensieri, che a un certo punto si fermano e restano lì, su quei fogli bianchi come le pecore. In quei momenti sento l’infinito, annuso l’immensità del creato, il suo mistero.
Dove vanno le persone quando muoiono, perché un giorno la mia mamma, il mio babbo, i miei fratelli e anche io moriremo? Dove abita Dio? Il cielo è tanto grande, non è facile trovarlo. Eppure c’è, ne sono sicura.
Oggi, mentre guardavo le pecore e ogni cosa stava zitta zitta, ho sentito un’altra una volta l’eco dell’ignoto. E l’ho scritto sul mio quaderno.
La maestra ha letto i miei scritti, ha detto che sono poesie. Il quaderno del nulla si riempie di parole. Scriverle mi fa bene, è come far volare un passero. E con le mie poesie un po’ volo anche io.
Sette sono state pubblicate sul giornale e tutti a parlare della poetessa pastorella.
Ma io sono triste, mi sono ammalata e per curarmi devo andare all’ospedale, lasciare la mia casa, i miei genitori, i miei fratelli, le mie pecorelle. Sento che sto per congiungermi al nulla eterno. L’angelo dell’infinito mi dice che ci sono persone che leggono le mie umili poesie e che nel vostro tempo non c’è pace per la pace, gli umani non sono tutti umani, ci si prende a male parole anche per la poesia. È cosa orribile. Agnelli e pecore mi hanno insegnato il bianco”.
L’ombra
Chiesi un giorno a le nubi lontane
quando l’ombra finisce quaggiù;
mi rispose vicino una voce,
una voce che disse: Mai più!
Alle stelle del cielo turchino,
a la notte vestita di nero,
io richiedo con timida voce,
come allora, lo stesso mistero.
Io richiedo ne l’ombra la via
e risogno la luce che fu;
ma risento la solita voce;
quella voce che dice: Mai più!
***
Alla rondine
Dimmi di mare rondine bruna,
dimmi di mare, tu che lo sai;
quando ne’ cieli sale la luna,
cosa le stelle dicono mai?
Cosa ti dice l’onda turchina
quando la notte veglia sui mari?
Forse nel cuore di pellegrina
sogni la gronda de’ casolari?
(Poesie tratte da Dina Ferri, Quaderno del nulla, a cura di Luigi Oliveto, Edizioni Il Leccio, Siena 1999).
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