LA MOSSA DEL PEDONE - Daniela Stasi - “LE NOZZE DI CANA”. La Poesia di un “Miracolo alchemico”
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Daniela Stasi |
Apre così la Prefazione alla prima edizione del 1968 di Juan Eduardo Cirlot del suo Dizionario dei Simboli.
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Dizionario dei Simboli, J. E. Cirlot |
La conseguenza di questo sostrato comune profondo e universale è che i significati sarebbero validi in ogni ambito della vita spirituale. Esisterebbe, cioè, una radice segreta in tutti i sistemi di significato: da un’origine spirituale ad un’altra che affondi nell’inconscio collettivo, evidenziando un sostrato comune e una origine unica per tutte le tradizioni simboliche.
<<Si potrebbero così capire le immagini della poesia ermetica con gli stessi principi ed elementi che si usano per la lettura dei sogni, dei paesaggi e delle opere d’arte>>
Quindi - ammette Cirlot - l’indagine dovrebbe spaziare in infiniti ambiti:
Teologia, filosofia, mistica, liturgia, agiografia, sermoni, musica, numeri, poesia, bestiari, lapidari, alchimia, magia, astrologia, scienza dei sogni, scienza dei colori, dramma liturgico, letteratura profana, folclore, tradizioni, superstizioni, pittura, scultura, ornamentazione, architettura [...]
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Oggi vorrei soffermarmi su un Miracolo di natura alchemica, che da sempre mi ha affascinata.
La nostra vita va colmata fino all’orlo, con la luce di una speranza salda da cui scaturisca il vino della gioia.
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Simbolo alchemico del matrimonio |
E perché il miracolo avvenga, bisogna riempire abbondantemente il vuoto della nostra “giara interiore” con l’acqua della vita.
E’ quanto ci rivela l’episodio delle Nozze di Cana. Un testo all’apparenza semplice ma, in realtà, di una estrema complessità sapienziale.
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Le Nozze di Cana |
Attraverso le “nozze alchemiche” di Cana viene indicata la via del ritorno all’Essenza; il rafforzamento del legame tra il Divino e l’umano.
Nel racconto dell’Apostolo Giovanni ci troviamo di fronte a un matrimonio in cui manca il vino. Dunque è avvenuto l’inimmaginabile: cioè, nell’alleanza tra Dio e il suo Popolo è venuto a mancare l’Amore!
“Cana di Galilea”, citata solo da Giovanni, probabilmente è una località mai esistita, se ci riferiamo ad un sito localizzabile sulle carte geografiche.
Si tratta però di un luogo realmente esistente: è la “canna di Cana”, quale alambicco localizzato nella laringe, “canna” di Gesù, in cui si compirà la sintesi alchemica tra Corpo e Spirito. l'Unigenito rappresentava il Cielo, gli sposi rappresentavano la Terra.
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Simboli della Scienza Sacra - R. Guénon |
Nella simbologia del Cantico dei Cantici, la “cella” del vino è la “camera nuziale”: la camera alchemica (la “canna” della laringe) dove si celebrano le nozze, quali Gesù si appresta a ricreare in sé, infondendogli uno spirito nuovo.
Tutto il mistero di Cana è imperniato sulla presenza di uno sposo: Gesù, che vuole celarsi inizialmente sotto le vesti dell’invitato. Si rivelerà poi pienamente solo nel corso della narrazione.
L’acqua delle giare di pietra si muterà in vino, non già all’interno delle anfore, ma al di fuori di esse: prima dall’interno, dal Sancta Sanctorum della laringe, cioè dal luogo deputato ad innescare la sintesi alchemica, si effonderanno i doni dello spirito creatore, dopo, all’esterno, ai “servi”, a cui è affidato di riempire fino all’orlo le giare di vino “buono”.
I “servi” che collaborano con Gesù, definiti da Giovanni col termine greco “diacono,” non sono tali per condizione sociale, ma perché liberamente e per amore dediti a “servire” l’Altro.
I servi sperimenteranno per primi la trasmutazione dell’acqua in vino, divenendo i meritevoli portatori dell’amore di Dio, grazie alla propria incondizionata adesione alla messaggio di vita di Gesù.
Come spiegare che le giare in realtà non contenessero acqua, e dovettero essere riempite dai servi? Perché le prescrizioni dell’Antica Legge ebraica sulla purificazione erano divenute inefficaci, un vuoto simulacro, come le stesse giare.
Anche le giare non conterranno mai il vino che Gesù offrirà: rappresentano unicamente lo Spirito che Egli effonderà.
Gesù dirà agli invitati che quanto sta per offrire rappresenterà la vera e definitiva purificazione, che non dipenderà mai da nessuna Legge. Perché una religione in cui vi siano solamente riti di purificazione è come un matrimonio senza vino.
La Legge, di allora, si poneva tra l’uomo e Dio, rendendo indisponibile all’uomo la comprensione del contenere in sé, come giara ricolma, lo spirito divino.
Ma, d’ora in poi, non vi saranno più intermediari, a frapporsi tra il sé dell’Uomo e il suo Spirito. Neppure Dio.
L’amore che è rappresentato dal vino custodito nelle giare, d’ora in avanti rappresenterà ciascun uomo: in particolare, chi vorrà stabilire tra sé e l’Universale una relazione personale e immediata.
L’evangelista conclude il brano precisando che quello compiuto da Gesù alle Nozze di Cana non fu un miracolo, ma un segno: il primo segno col quale Gesù annunciò la nuova alleanza dell’amore, da viversi nell’ebbrezza dello Spirito.
Nella situazione narrata, in cui le anfore sono vuote, si avverte il freddo di quando il nostro spirito è inaridito, senza più nulla da offrire e rendere sazi. L’amarezza che ne deriva è rappresentata dalle anfore di pietra vuote. Bisogna dunque far nostro l’invito della Madre di Gesù:
“Qualsiasi cosa vi dica fatela”.
La Madre-Spirito avvertiva che le energie divine dei convitati erano sopite e che necessitava ridestarle.
L’Acqua, quale elemento purificatore, è l'alimento e la potenza del corpo astrale, trasformato da Gesù in vino. Nella trasmutazione l’acqua equivale a Purezza e Potenza; il vino equivale a Sangue ed Essenza.
Attraverso le nozze alchemiche di Cana, Gesù ci trasforma e potenzia, indicandoci la via del ritorno all’Essenza, in cui il Divino si lega all'umano: in un atto di trasmutazione che è, insieme, congiunzione di ammaestramento e salvazione.
Il testo Gv 2.1-12
1 Tre giorni dopo ci fu una festa di nozze in Cana di Galilea e c'era là la madre di Gesù.
2 Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
3 Ed essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli dice: «Non hanno più vino».
4 Le dice Gesù: «Che vi è fra me e te, o donna? Non è ancora venuta la mia ora?».
5 Sua madre dice ai servi: «Fate quello che vi dirà».
6 C'erano là sei giare di pietra per la purificazione dei Giudei, capaci da due a tre metrète ciascuna.
7 Dice loro Gesù: «Riempite le giare di acqua». Le riempirono fino all' orlo.
8 Dice loro: «Ora attingete e portatene al direttore di mensa». Essi ne portarono.
9 Come il direttore di mensa ebbe gustata l' acqua divenuta vino (egli non sapeva donde veniva, mentre lo sapevano i servi che avevano attinto l' acqua), chiama lo sposo
10 e gli dice: «Tutti presentano dapprima il vino buono e poi, quando si è brilli, quello scadente. Tu hai conservato il vino buono fino ad ora».
11 Questo inizio dei segni fece Gesù in Cana di Galilea e rivelò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
12 Dopo questo fatto, discese a Cafarnao: lui, sua madre, i fratelli e i suoi discepoli, e rimasero là non molti giorni.
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Fonti Bibliografiche
- Juan Eduardo Cirlot, “Dizionario dei Simboli”, 1969, Adelphi 2021;
- René Guénon, “Simboli della Scienza sacra”, 1962, Adelphi 1975;
- Rudolf Steiner, “Il Vangelo di Giovanni - In relazione con gli altri Tre e specialmente col Vangelo di Luca -” 1975, Editrice Antroposofica 2013.
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