David La Mantia - Tre scritture: Dell'Omo, Bianchi, Latorre - Inediti
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nota a cura di David La Mantia |
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Sigillo
bacia i piedi alla mia carcassa
e l’acido cola dal fegato alla bara.
Ricordo ancora quando battevo
le palpebre per andare a caccia
di ricordi, conflitti nella mente
come falene da spilli – al centro –
al posto del cuore mi avrebbero
trovato una scatola magenta
e un fiocco rosso, a custodire,
nella sua voluttà sorprendente
il lungo ballo di una vita abbacinata.
Non mi mancheranno i raggi del giorno,
mi custodirà la notte,
con le sue premure di baci:
l’ultimo, a fior di bocca, a darmelo
sarà la terra.
Che faccia ha la strada verso la luce? Forse la stessa che conduce alla notte, al buio. Maria Pia Dell'Omo qui si segnala per la potenza dark delle immagini, in cui spiccano termini lugubri, di disfacimento e dolore, come “paralisi”, “carcassa”, “conflitti”, il sofferente “abbacinata”, o anche il potentissimo “l’acido cola dal fegato alla bara”. A questa tendenza disgregatrice si oppone un lessico legato alla sfera erotica (bacia, cuore, voluttà, ballo, baci, fior di bocca), che richiama l’opposizione Eros- Tanatos di tanta tradizione letteraria, dagli elegiaci come Tibullo e Properzio fino a Cavalcanti e all’accoppiata Pascoli-D’annunzio, in cui è nitidissimo (si pensi almeno a Il gelsomino notturno e a Digitale purpurea per il primo, a Il trionfo della morte ed ai Notturni per il secondo).
Altro elemento caratteristico è la virtù coloristica dell’autrice (rosso, magenta, come a rendere nitidi e feroci quei ricordi che pungono come uno spillo).
Dal punto di vista retorico evidenti i polipoti (bacia-baci, custodire-custodirà, l’insistete sulla radice mi, mia), il chiasmo (lungo ballo di una vita abbacinata), il tono disfemistico (“carcassa” invece di cadavere per esacerbare l’aspetto della poesia, così come “abbacinare”, che sa di supplizio, di tortura, preferito ad aure voci meno intense).
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Maria Pia Dell' Omo è autrice, poeta performer e organizzatrice di
eventi culturali. Si forma in recitazione e in editoria; è, infatti, editor e
curatrice di volumi di poesia e di narrativa gotica. È di sua ideazione il
format di letteratura gotica teatralizzata "Lettere Nere",
recentemente ospitato a Londra.
Ha collaborato, negli anni, con alcune testate e lit-blog. Dal
2016, è tra le maggiori promotrici in Campania della Slam Poetry,
individualmente e come membro del collettivo Caspar Campania Slam Poetry.
Collabora con festival letterari campani, per cui è anche autrice di pièce:
Essere Bukowski (2020), Baudelaire e i suoi demoni (2021), "Il questionario
di Proust secondo Giuseppe Montesano (2023, con protagonista lo stesso
Montesano), nate per avvicinare il grande pubblico a queste figure del mondo
letterario.
Di sua ideazione il torneo provinciale di Slam Poetry La Bellezza
Eterna (giunto alla sua seconda edizione), che propone, attraverso il medium
della poesia, un riavvicinamento dei cittadini ai beni culturali e
architettonici di Terra di Lavoro.
Nel 2017 fonda il podcast RadioSonetto, prestando la voce anche alle pagine di Inverso – giornale di poesia(2020-2022). La sua voce è stata in mostra anche nelle installazioni analogiche e digitali di Dialogue, a cura di Giovanna Iorio, Herdford, London, (2020). Ha fatto parte del gruppo di poesia performativa itinerante multilinguistica Voci Confinanti, di cui era la voce in italiano e in spagnolo. È andata in onda sugli schermi della metropolitana campana con un suo testo sulla violenza di genere, per la rassegna di poesia civile performativa PerVersi,; organizzata da Videometró News Network, in collaborazione con Caspar e Channel E3. È stata finalista al Premio Casa Museo Alda Merini (2016) per la sezione Poesia performativa, finalista al Premio Bologna in Lettere (2023) per la sezione Poesia orale e performativa. Si è classificata al secondo posto nel Poetry Slam organizzato dal Festival Il paese della poesia (2014), è stata vincitrice del Poetry Slam dell'International Poetry Festival Parole Contro(2023), organizzato dalla rivista Inverso e dalla Fondazione Alfonso Gatto di Salerno. È Presidente di Giuria e co-fondatrice del Premio Internazionale Luigi Vanvitelli.
Simona Bianchi
L'addio sulle rotaie ha un suono polveroso
Dentro i finestrini non si abbassano
e non lasciano spiragli
Un
suono d'impietoso cadenzato
e sguardi che si attardano
sull'unico colore, ieri nel nevischio
appeso al grigio dello scorrere
Più
volte ripetuto
più volte riproposto in altri ieri
di foulards ventosi alla medesima banchina
con la pioggia o il sole
Il tema del viaggio in treno,
formidabile nel Carducci dell'Inno a Satana e di Alla stazione in una mattina
d'autunno, ma anche tipico del Caproni maturo, assume qui toni angosciosi. Il
finestrino è chiuso e non lascia spiragli. Il mondo è chiuso in se stesso. I
suoni che accompagnano il percorso sono disturbanti ( "polveroso", a
creare una elegante sinestesia; "impietoso" a rimarcare come la
strada segni il tempo di dolore, di acuto soffrire, ne solco della tradizione
elegiaca, da Ovidio ai crepuscolari). Ecco, il tono è fortemente crepuscolare
nella resa, con l'uso di figure retoriche che rimandano alle scelte del
periodo (l'anafora "più volte" a sottolineare il ripetersi quasi
inutile dei gesti; l'uso insistito di verbi sdruccioli come "lasciano",
"abbassano", "attardano", "scorrere"; il
ritornare dei participi passati, come "cadenzato",
"ripetuto", "riproposto", che diventerà poi cifra di
Ungaretti). E c'è tutto il repertorio sancito da Govoni ne Le cose che fanno la
domenica (l'unico colore, il grigio, le cose che sventolano, l'attenzione allo
ieri più che al presente, il riproporsi di gesti e cose uguali evidenziato da
termini come "medesima", "più volte"). C'è poi un'eco
montaliana (Addii, fischi nel buio...), evidente nella parola iniziale e nel
"cadenzano", di ascendenza anche pascoliana (si pensi a Lavandare).
In questo testo di Simona Bianchi la vita sembra scolorirsi, spegnersi nel tran
tran inesorabile dei gesti e degli incontri, spesso ripetuti meccanicamente,
come da robot.
Simona Bianchi è nata a Varese il 27 gennaio 1960. Ha tre figli ormai adulti e vive tra i boschi lombardi e le montagne piemontesi. È laureata in scienze pedagogiche e si è specializzata nella conduzione di gruppi con metodi attivi artistici, e playback-theatre. Dipinge con la tecnica dell'acquarello e scrive rispondendo al desiderio e alla necessità di accogliere ed esprimere attraverso la parola, i colori dei momenti più sereni e dolorosi del sentire o del riflettere e le note calde della nostalgia; di tutte le nostalgie che ci accompagnano. Ha pubblicato una silloge dal titolo Le nostre voci, edizioni Macabor, nella collana I Fiori di Macabor. Scrive favole e racconti, alcuni dei quali pubblicati dallo stesso editore nella collana per bambini Il Volo Della Streghetta.
Maria Pia Latorre
Dal finestrino di un treno
ti può scorrere davanti
la geografia del mondo.
Ogni fiume e rigagnolo e linea
d'acqua
che ha fecondato la terra
come ha voluto eros
dalla notte e dal caos
E la terra che ha generato il
cielo e ha dato volto all'amore
si è fatta umano,
uomodonna figlio della terra
e dei frutti
uomodonna che accarezza con
gli occhi le zolle
contadini con erbe e foschie
nelle narici
e spostamenti di zolle sotto i
piedi
umanità fragile
col dominio della terra nei
pugni
e il timore rivolto al cielo
Ma il cielo a volte è pioggia
di sassi
e il tempo è madre
dell'incerto
Lo sguardo dal finestrino di un treno,
l'immagine di un viaggio apre la poesia di Maria Pia Latorre. È già una
dichiarazione d'intenti. È la storia di un amore, una vera e propria dichiarazione verso la
natura e verso l'umanità tutta. È la ricerca di una ecologia di pensiero. Che
si fa acqua e benedizione, frutto dell'amore (Ogni fiume e rigagnolo e linea
d'acqua /che ha fecondato la terra/ come ha voluto eros). Ed ecco, di seguito,
le immagini di questa campagna ancora incontaminata dal male nel suo cuore,
illuminata dell'umanità dei contadini (E la terra che ha generato il cielo e ha
dato volto all'amore/si è fatta umano,/uomodonna figlio della terra/ e dei
frutti/ uomodonna che accarezza con gli occhi le zolle/contadini con erbe e
foschie nelle narici). Questa età dell'oro, non nostalgica, ma visionaria ed
insieme terrena, elimina le differenze di genere. Uomodonna è la parola
insistita, l'ossimoro che si fa fusione, che si fa creazione. Eppure l'umanità
è fragile, piena di timore ed il cielo (forse la divinità) minaccia sassi,
rovina. C'è una dicotomia alto basso, dove la verità sta nel fondo, tra di noi,
nella semplicità dei gesti. Perché "è la terra che ha generato il
cielo". Formalmente, predominano le figure della ripetizione, le epanadiplosi
e le anafore, con la splendida anadiplosi di "cielo" quasi in
chiusura, che assicurano al testo un tono litanico, quasi di preghiera
Maria Pia Latorre è nata a Bari, il 14 gennaio 1964. Laureata in
Scienze pedagogiche, insegnante, autrice di narrativa e di saggi di letteratura
giovanile, è stata cultrice di Letteratura dell'Infanzia presso l'Università
degli Studi di Bari. Svolge attività di promozione alla lettura e alla poesia.
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