Su "Avanza un'ora di luce" di Enzo Cannizzo- a cura di Melania Valenti
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Recensione a cura di Melania Valenti |
Procedendo nella lettura, si chiarisce il dubbio, e si stringe metaforicamente la mano all’autore per la scelta del titolo, che, come si sa, è metà della sorte di un’opera:
di stanza in stanza
erosa dai liquami
alle diciotto la città
sospende i rumori
là fuori avanza un’ora di luce
puledra di pietra
e zoccoli fasciati
Il poeta chiede aiuto alla carta, la supplica quasi di resistere, di accogliere i suoi versi nonostante
disabitato il buio / geme di rotori / e lamiere ondulate
ma è nella peste, che si vive, quella che si versa sul foglio per cercare salvezza e cura
è peste finché carta non crolli / con grazia e congedo d’ali
Quelle di Enzo Cannizzo sono liriche asciutte, essenziali, puntano dritte alla materia parlando al cuore attraverso oggetti di uso comune, oggetti immersi nella sostanza della sua terra.
La quasi totale assenza di punteggiatura comunica il rifiuto di ogni categorizzazione - importa il significante o il significato?-, si registra il passare dei mesi, delle tante stagioni segnate dal sole o dalla pioggia che rincara la dose.
In ogni verso si respira il Sud, i singoli lemmi parlano di Sicilia, di lava del basolato, di sabbia e mare, di cavalli sfiancati dalle corse clandestine
oggi la sabbia ingravida il mare
e ragione se ne faccia
lo scirocco mentre il greto
la pietra rivela
a secreto e usura
di radici
ferro forra carcassa
ma aerea sei
lingua e altrove
cera e aculeo
lingua e caccia nel fitto
colliquato del fogliame
In questo libro prezioso si respira tutta la fatica del Meridione, si toccano le piccole cose che vivono nei giorni, le minime risorse di una terra senza più risorsa, il sudore quotidiano della povera gente
a maggio trionfano le messi
l’agave la polvere l’aneto
superstiti all’eclissi
i vivi rompono le botti
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all'estate il rimorso
alla pioggia la vertigine
la notte è deserta poche stelle
vedranno la vendemmia
la mattanza di sguardi
nelle ore di san lorenzo
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nudi si levarono gli oscuri
le carni in ceppi tra i fonemi
carri di polvere e amianto
i cecchini al soldo del nome
È un incedere senza tregua di suoni aspri a indicare un’aspra vita, di termini che si inseguono cercando una via di salvezza, di figure retoriche cui si chiede aiuto per rimanere in sé e dietro l’uso delle quali traspare anche una innegabile cura, quasi un divertimento del comporre.
Si procede per accumulazioni, allitterazioni, anafore, enjambement, si gusta il sapore dei classici, della Sicilia andata, del mondo della povera gente, ma il tutto respirando al contempo aria di nuovo, di scontro con la stessa tradizione che si porta a galla, di richiesta (di rivalsa?) con versi che confermano la perizia dell’autore e che di certo rimangono dentro a germogliare.
a morso a inciampo a balbettio
il silfio il soffio lo zahir
l’amianto lo zolfo l’alluminio
gli uscieri le rovine il labirinto
bruciava l’olio nel lantanio
nel pane si spezzava la parola
una tundra di rame stendeva le ali
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il basilisco la chimera il tirafiato
il dittongo lo iato la malora
il gheppio l’allocco la poiana
la gazza che becca la carogna
affilata dell’istrice arrotato
ovunque il cielo attecchisca
il tramonto vive di rendita
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l’arancia impazziva di luce
tra le trame di lame di giada
ali sezioni d’insetto
frantumi emersi dal pretempo
pulviscolo pirata in fuga tra gli scuri
vascello alieno partorito da una crepa
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gli uscieri si davano buon tempo
assisi al tavolo del destino
era un disordine di carte marce
il re di coppe il sette d’oro il tre
di spade a smuovere l’aria a sorte
a cencio lercio a morte contro i vetri
prescelti da dio in un giorno di noia
algoritmi sbarbati la domenica
muro di pane a difesa del tempio
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Ph. da CataniaToday.it |
Enzo Cannizzo è nato a Catania, dove vive e lavora. Già libraio, da anni gestisce con amore un wine bar, Città Vecchia, in pieno centro storico della città, all’interno del quale organizza readings di poesia ed eventi culturali che vedono alternarsi persone di rilievo e note o anche figure emergenti del panorama artistico e letterario. Alcune sue poesie sono apparse in un quaderno collettivo edito da Neon.
"Avanza un'ora di luce" è la sua seconda raccolta poetica, dopo “Il cielo pende dai lampioni”, pubblicata sempre con Algra Editore, con preziosa prefazione della poetessa Maria Attanasio e postfazione di Giovanni Miraglia.
🙏
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