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INCROCI - Iolanda Cuscunà - L'edificio

Iolanda Cuscunà Ho incrociato la poesia in ospedale, il 21 marzo, nella giornata a lei dedicata, e ho celebrato lì, tra tanti pazienti e nessun poeta, la sua parola. Per “Incroci” di questo mese di aprile avevo altro in mente, ma la vita — e la poesia — non seguono programmi. Così, per un’emergenza familiare, mi è capitato di trascorrere qualche giorno in un continuo andirivieni da uno degli ospedali di Catania. Sono stati giorni concitati, tutti occupati da faccende pratiche (porta il pigiama, il necessario per lavarsi, non dimenticare salviette igienizzanti e qualche bicchiere), burocratiche (certificato di ricovero, la comunicazione all’INPS chi la fa? L’ospedale o il medico curante?) e molta preoccupazione. Giorni di nervosismi e ansie e poi di attese. Quando attendo io mi guardo intorno, come molti penso, o forse anche di più. E osservo. Ciò che osservavo, seduta nelle varie sale, era questo annullarsi delle singole identità in una comune condizione di sofferenza. Lo smette...

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