LA STANZA COLOR GLICINE - Simona Garbarino - Abitare

Simona Garbarino




Io abito la Possibilità

Una casa più bella della prosa

più ricca di finestre-

superbe – le sue porte

 

È fatta di stanza simili a cedri -

che lo sguardo non possiede -

Come tetto infinito

ha la volta del cielo -

 

La visitano ospiti squisiti -

la mia sola occupazione -

spalancare le mani sottili

per accogliervi il Paradiso.

 

Abitare è una postura, un modo per fare casa in qualsiasi tempo, luogo, incontro. Abitare è prendere dimora, accoccolarsi, trovando in quel tempo, in quel luogo, in quell'incontro le ciabatte al loro posto, la tavola imbandita, le piante da curare.

Abitare è saper trasformarsi in capanna, cuccia, riparo, camino acceso. Abitare è fare tana e, nello stesso tempo, offrire ospitalità: aprire la porta agli amici, a chi cerca conforto, a chi cerca un posto per piangere o ridere. Abitare è indossare la pelle del viandante, abitare non è verbo stanziale, ma verbo che si adatta in ogni situazione e lì porta casa, lì assume su di sé la capacità di prendere domicilio, cittadinanza.

Abitare è un verbo largo, che si muove sul mondo ad ali spiegate e tocca ogni terra, ogni uomo, ogni donna, ogni vecchio, ogni bambino.

Abitare significa abbracciare l'inesplorato, l'inatteso, l'ignoto e, nello stesso tempo, le cose note. Abitare è il verbo dell'amore, qualunque forma esso abbia. Abitare è conoscere con la complicità dello stupore e della possibilità. Abitare è sentirsi vivi, ricolmi di grazia, per uno sguardo, un abbraccio che si fa varco, finestra, corridoio, giardino, cucina, letto che attende. E il dis-abitare?  Il dis-abitare o il sentirsi dis-abitato è esattamente il suo contrario: è quel sentirsi lontani dalla vita, estranei a se stessi e agli altri, svuotati, esuli, esiliati, sradicati, senza ragione e senza appigli.

È un verbo antico, l'abitare, un verbo antico e magnifico. Ma attenzione, attenzione...non dobbiamo sottovalutare la potenza terribile del suo contraltare, il dis-abitare. Un verbo insidioso che può far male. Allora penso: "Ho mai conosciuto persone disabitate? Mi sono mai sentita disabitata?". Credo che queste domande richiedano spazi, tempi, autenticità opportuni. Avrò molto su cui riflettere. 

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