ACCESA RUPE - Fabio Barissano - García Lorca e il demonio angelicato
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Fabio Barissano |
Il 19 agosto del 1936 il regime di Francisco Franco, in Spagna, aveva ormai assunto il volto e i modi della dittatura fascista che già imperava in Italia. Era scoppiata la guerra civile spagnola tra il franchismo nazionalista e la repubblica popolare. Il legame Mussolini-Franco culminerà col bombardamento della cittadina basca di Guernica nel 1937 a opera dell’aviazione italo-tedesca che appoggiava il franchismo contro il legittimo governo repubblicano. Era già caduto Manuel Azaña, presidente della seconda repubblica spagnola che poi avrebbe vissuto in esilio il periodo dopo la fine della guerra civile, dal 1939. Un periodo tumultuoso e sanguinario, in cui gli artisti coniugavano arte e politica e i poeti di valore erano poeti civili per passione e per altissimo senso morale.
Il 19 agosto del 1936 García Lorca fu giustiziato dal plotone di esecuzione. Accuse di antifranchismo e di filorepubblicanesimo alimentato da una vigorosa vena anarchica lo avevano reso inviso al regime di estrema destra. A ciò si aggiunse il marchio infame dell’omosessualità, invisa alle dittature di ogni latitudine. Qualcuno ha associato Lorca a Pasolini, e in effetti le due figure intellettuali parzialmente coincidono per “passione e ideologia”, per usare un sintagma pasoliniano. Ma divergono nel fare arte: se Pier Paolo fu eminentemente un critico impegnato sul versante socio-antropologico, Federico García fu soprattutto poeta. Poeta lirico e visionario, tra i maggiori della Spagna contemporanea e sicuramente tra i più originali e anarchici.
Il pezzo che qui presento fa parte delle “Poesie sparse”, non raccolte, di Lorca, in cui il poeta riversa tutta la sua immaginazione nutrita del Surrealismo imperante a quei tempi (famosa è la sua Ode a Salvador Dalí). La poesia s’intitola Demonio ed ecco qui le due quartine di chiusa come saggio della potenza visionaria di questo artista:
Alleluia, alleluia delle scarpe e della neve.
Alba pura di acanti nella mano incompleta.
Alleluia, alleluia della norma e del punto
sui quattro venti senza affanno sportivo.
Lancia il tuo Sacramento semi d'allegria
contro i pallini di dolore del Demonio,
e nella sterile valle di luce e roccia pura
l'ago del flauto rompe un angelo di vetro.
Dalla lettura, possiamo inserire Lorca fra i migliori rappresentanti di certo Surrealismo in poesia, qualità che emerge necessariamente dalla propria inclinazione intellettiva, l’attitudine cioè a vedere il mondo in termini analogici e iperbolici, quasi sfasati rispetto al reale, preludio all’esperienza visionaria.
Perché ho scelto queste quartine? Sicuramente per la loro efficacia nell’affrontare il tema del sacro, con un demonio dissacrato con orpelli divinizzanti a rappresentare la spigliata ispirazione del poeta. Inoltre, nella scena finale, sembra quasi prevedersi la fine del poeta. Dove eravamo rimasti al principio? Un plotone d’esecuzione punta i fucili verso Garcia Lorca che di lì a poco cadrà sotto una scarica di piombo: qui, nella “sterile valle” di una Spagna desolata dal trionfare della violenza, Lorca è l'”angelo di vetro” rotto in mille pezzi. Fuor di metafora, l’omicidio di Stato compiuto sul poeta fu omicidio della cultura; ma il corpo morto gettato chissà dove verrà però religiosamente ricostituito e venerato nel corpus di un’opera immortale.
Molto interessante, grazie mille. Claudia
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