LA LUCE SUGLI SPIGOLI - Rosalba De Filippis - "Io e la lavatrice siamo come sorelle". Raccolta di poesie di Luciana Alterini (Le Lettere, 2023)
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Rosalba De Filippis |
Un ricordo
Doveva essere di luglio, faceva molto caldo, ero andata a Cascia, un bellissimo borgo incastonato tra le colline del Valdarno a trovare Luciana, ci sedemmo a un bar all’aperto vicino a casa sua. Più volte mi era capitato di essere sua ospite a una bella tavolata di persone amiche e franche. E c’era anche suo marito Carlo, conosciuto durante una mia supplenza al Vasari di Figline. In quelle serate si avvertiva un tepore, fatto di conversazioni e di sguardi, del colore dei quadri di Carlo che campeggiavano lungo le scale e della gentilezza di Luciana, mai affettata, mai di maniera. Ebbene, a quel tavolino di Luglio, parlammo delle poesie che Luciana sembrava si fosse risolta a pubblicare. Mi rendevo conto di quanto fosse prezioso questo affastellarsi di fogli, di testi talvolta scritti direttamente al PC (con mia grande ansia che potessero andare dispersi) per gli amici e soprattutto le amiche di Facebook per tutti era “Luci”, che con le sue parole entrava “subito nel cuore di ogni persona, scavalcando ogni apparenza”, scrive Gabriella Fiorini. Insomma, Luciana scriveva “secondo l’ordine del piacere”, per il piacere di farlo: Brutte poesie Mi piace camminar per le strade quando l’anima invisibile danza soffermarmi in qualche giardino a scrivere brutte poesie guardando alberi, uccelli, donne bambini che giocano a palla i vecchi che bevono l’ultimo sorso di vita. Le immagini mi si imprimono dentro poi col tempo le sistemo nell’inventario secondo l’ordine del piacere. E scrivere diveniva più urgente nel taglio esatto delle parole, quando il suo sguardo si faceva acuto, là dove tutti i mali del mondo sembrano essersi dati appuntamento: Natale Non rinascere più speranza ammaina la bandiera vestiti a lutto Cos’è questo brillìo di luci fatue? Non nascerà Gesù Bambino E’ morto insieme ad altri in mezzo al mare. Che almeno il mare li culli con amore! Non vadano i pastori, guardie giurate, pizzicagnoli e cuochi a curiosare badanti, dottoresse o monache di clausura… Nessuno risorgerà Stanno sul fondo i bimbi Come un tesoro abbandonato. E il suo sguardo, seppur giocoso, non risparmiava miserie ben più vicine: Resistenza La Festa della Resistenza? Chiamiamola festa dell’esistenza Per una erre, bada lì… E i partigiani? Chiamiamoli artigiani … bada lì, per una p E la liberazione? Chiamiamola libera-azione di teste calde. Sparisce la storia la memoria per la demenza senile di un popolo di eroi, navigatori e… Altre volte, invece, anche il più piccolo oggetto di un quotidiano domestico diventa significativo: la tavola da stiro, la sua immancabile lavatrice, pentole e altre suppellettili: ogni cosa trasuda amore e un fermento di vita a cui tutti siamo convocati, i morti come i vivi: In cucina In uno spazio della cucina tra il mettitutto e la stufa c’era lo spartiacque l’appartamento di un metro La solitudine per abitarlo si tagliava le orecchie mentre la vociante famiglia mimava la pace e la guerra Il fuoco imprigionato nella stufa buttava fuori stellette imprecazioni da fumetti Mia madre guardava sempre la pentola E la pentola si sentiva regina. Una poesia in cui il dolore può assumere la forma di un gioco, perché i giochi si sa, sono cose serissime, per ritrovarci noi tutti, nelle parole di Luciana, come poveri panni allegramente strizzati e stesi all’aria, ad asciugare ciascuno le proprie ferite. Un’artista a tutto tondo, una vera irregolare, sempre fuori dal seminato, anche dal suo seminato, sempre un passo di lato rispetto a dove ci saremmo aspettati di trovarla. Sullo scaffale Collocatemi Mi sento sempre fuori posto Datemi un’etichetta con la data di fabbricazione e la scadenza Ditemi quello che devo dire Più ferrata sulla filosofia dell’apparenza che sulla scienza che si adatta al tempo che non esiste Se parliamo di poesia L’argomento è scivoloso Non vorrei slittare e farmi male Mettetemi su uno scaffale basso a portata di mano Mi aprirò se tirate la linguetta (….) In quel luglio ormai lontano, dicevo, provammo insieme a creare un libro con le sue belle sezioni; dopo qualche ora di lavoro ci salutammo, con la vaga sensazione, da parte mia, che Luciana lo avesse fatto in fin dei conti per me, come una forma di garbo per le mie buone intenzioni. Insomma. me ne andai con la certezza che a quelle poesie così dense che, nella loro levità scavavano dentro e ti venivano a cercare, ne sarebbero seguite tante altre. Come a voler lasciare una porta socchiusa, un minimo spiraglio, da cui un refolo di vento fresco, in un istante qualunque, potesse scompaginare le carte. E così in effetti avvenne. Già autrice di un significativo libro edito per Le Lettere (Rosa Centerbe e altri racconti toscani), di Luciana Alterini sono qui presentate alcune poesie tratte dalla sua raccolta postuma, dal titolo Io e la mia lavatrice siamo come sorelle. Un libro, questo, frutto della premura e della sollecitudine della famiglia e delle amiche: tra cui Gabriella Fiorini, Donatella Donati, Fiorella Messina (che firmano rispettivamente la prefazione e i ricordi). Randagia Se mi metto a pensare mi vedo randagia senza arte né parte che vago per strade come quei gatti senza padroni che vagano nei cortili e non son di nessuno L’immagine fissa una via tra le stoppie in un piano e abbacina il sole la vista Nessuno con me che cammino come avessi una meta ma la meta è il cammino che mi fiacca per l’afa Trovo un albero poi mi fermo un po’ all’ombra bevo l’acqua di un fosso mi rinfresco mani e viso e non penso Se non penso Non sono infelice Sono un gatto soltanto che affronta la strada. Luciana Alterini è nata a Pratovecchio, in Casentino, luogo a cui si è sempre sentita particolarmente legata per la presenza dei suoi affetti familiari e per aver maturato in quell’ambiente esperienze infantili e adolescenziali profonde e incisive, determinanti per il suo cammino di donna. Insegnante di lingua e letteratura italiana, ha scritto fin dall’adolescenza sia in prosa che in poesia. Molti suoi scritti sono stati oggetto di mostre di poesia visiva, di sceneggiature teatrali, di stage di scrittura creativa. Nella sua carriera ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti. Ha vissuto tra Firenze e Reggello. |
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