POESIA? NO, GRAZIE - Vincenzo Lauria - (Beau)Coup de théâtre!
![]() |
Vincenzo Lauria |
Dopo l'intervista a Pozzani,
accolta nello scorso numero della rubrica, da dove ripartire?
Le sue affermazioni sono state
talmente incisive e totalizzanti da azzerare la salivazione, freezare la
tastiera e richiedere un reset.
−
Dopo
un congruo tempo di riavvio, (l'età avanza, la memoria deficita e le
prestazioni dell'hardware calano...).
−
Dopo
essersi chiesti se non fosse giunto il momento di dare ascolto al lettore X
(che declinava l'invito con un perentorio: Poesia? No, grazie!) e virare
verso una rubrica culinaria - d'altronde siamo o non siamo quasi tutti buone
forchette se non fantomatici maghi degli italici fornelli?
−
Dopo
aver tirato fuori pentole, ricette della mamma e indossato la parannanza di
ordinanza, realizzo che, forse solo riallacciandoci ad alcune affermazioni di
Pozzani, sia possibile ritrovare una sorta di filo conduttore che ci permetta
di proseguire a scrivere o, per rimanere in tema, di "Cucinar parole"
[1].
Il
web, se da un lato ha dato l’orizzontalità della possibilità di farsi conoscere
in tutto il mondo saltando vari filtri e strettoie, dall’altro ha tolto la
verticalità degli strumenti critici, aprendo i cancelli a mitomani, grafomani,
instagram poets da "Baci Perugina", stand up comedians riciclati in
poeti soprattutto dalle gare di slam.
Ovviamente,
sguazzando ormai in uno stagno in cui la quantità domina sulla qualità, spesso
i mediocri hanno più visibilità dei più interessanti, visto che anche la
statura artistica si misura con like e visualizzazioni...
non
direi che i social abbiano influenzato le forme poetiche. Direi che
contribuiscono alla divulgazione ma anche all’incontinenza scrittoria.
Fin qui il pensiero di Claudio
Pozzani.
Ancora muniti di parannanza (ché
può far comodo per rimanere cavalieri senza macchia!) proseguiamo interrogandoci sull'utilizzo che
ognuno di noi fa dei social e, nondimeno, su come questo sia percepito dagli
altri coabitanti della galassia delle piattaforme.
Sgattaioliamo dunque dietro le
quinte del social sipario e cerchiamo
di capirne di più di quello che, per certi versi, potremmo definire un vero e
proprio teatro!
Scegliamo un approccio morbido,
che ci consenta di affrontare la questione rimandando l'impatto frontale e
iniziamo da un fenomeno in controtendenza, cioè l'abbandono dei social.
Capita non di rado, almeno ai
frequentatori della piattaforma più longeva, di imbattersi nel post di commiato
del benintenzionato di turno che sceglie di dissociarsi, irreversibilmente, dal
social gettando così nello sconforto (apparente) i suoi seguaci, amici e
commensali, i quali, passato qualche giorno di decoroso lutto, riprenderanno
bellamente a postare secondo il loro solito copione e stile di comunicazione.
Cerchiamo dunque di immedesimarci
nei fuggitivi dal web e domandiamoci quali possano essere state le ragioni che
li abbiano indotti a scelte così drastiche.
Una delle motivazioni più scontate
ad averli indotti al "gesto estremo" potrebbe essere l'uso e abuso
delle simpatiche metodologie di tag massivo, le famose quanto vituperate:
@mettere in evidenza (utilizzabile da qualsiasi profilo personale – pare una volta al
giorno, rigorosamente a stomaco pieno dei destinatari!)
@Follower (utilizzabile dalle cosiddette pagine con stessa posologia e
raccomandazione, ha effetti collaterali solo sui seguaci della pagina)
@tutti (utilizzabile dai soli
amministratori dei gruppi 1 volta al
dì e con istantanee reazioni avverse da parte di @tutti i membri del gruppo).
Che l'uso di queste strategie
comunicative sia quantomeno discutibile e invasivo, trova quasi tutti d'accordo,
e fin qui possiamo dunque restare tutti comodi e rilassati.
Ma i fattori demotivanti
nell'interazione dei social potrebbero essere altri e ben più divisivi.
Perché, a ben vedere, ognuno di
noi potrebbe utilizzare delle tipologie di comunicazione social diverse ma
comunque tali da suscitare un senso di irritazione generale se abusate.
Nel mare magnum di noi
utilizzatori che ci improvvisiamo social media manager di noi stessi (ma anche
i professionisti della materia o i millantati tali, non ci sembra rasentino la
perfezione...) ci si imbatte spesso nel profilo che potremmo definire "Opinionista trend topic". Tale
profilo si sente quotidianamente, più e più volte al giorno, in dovere di
comunicarci la propria opinione sugli argomenti di tendenza del momento. Ora,
che i media abbiano fatto la fortuna dei cosiddetti opinionisti e i social
media degli influencer è @evidente a @tutti, ma il semplice fatto di essere
@evidentemente consapevoli di avere un eloquio e delle capacità di analisi
superiori o equipollenti a quelle di qualche fuoriuscito da un reality o di
taluni esponenti del mondo dello spettacolo, non basta a far di sé un ospite
fisso di un talk show h24!
Inoltre, soffermarsi su argomenti
sensazionalistici e spesso di scarso contenuto intrinseco finisce per far
diventare tali tematiche dilaganti e prevalenti rispetto a questioni che forse
meriterebbero più attenzione e approfondimento.
Ma il palcoscenico social, oltre che dagli opinionisti tout court, è animato da altri e altrettanto
particolari caratteristi, le cui sfaccettature possono appartenere (in diverse
gradazioni) a ognuno di noi: tutti commensali alla stessa tavola, menu
rigorosamente alla carta!
E che la parannanza sia con noi!
Dandovi appuntamento al prossimo
numero della rubrica per un'ulteriore disamina di profilazioni social, vi
lascio con un testo in tema, dalla raccolta inedita "Poesironìa":
Premetto che il termine
"comari" è inclusivo anche di noi "compari" che non siamo
assolutamente da meno, si declina al femminile per vile questione di
patriarcato.
Culinaria - “Le comari del web”
Il reciproco conforto
è pane quotidiano per le comari
che si sostengono nella cura del
proprio orto.
Siamo pecore smarrite
al diurno pascolo
che alternano opinioni non
richieste
su disparati fatti
a malcelati intenti di
auto-promozione
su letti di recensioni
omelette di note di letture
con contorno di segnalazioni
trionfi di ricordi e rarità
inediti versi che traboccano da
calici/faldoni
consommé di riflessioni
tartare di elucubrazioni
quiche di preoccupazioni
vol-au-vent di felicitazioni
sauté di commemorazioni
perlage di commozioni
potage di condivisioni
ratatouille di partecipazioni
pastiche di stati d'animi
mousse di amicizie
julienne di facezie.
Venez, venez
à la table
Venez, venez
à la table
tous les
mêmes
tous les
mêmes
nous:
nouveaux
misérables...
![]() |
(Disegno di Giovanna Ugolini
per la raccolta "Teatr/azioni" di Vincenzo Lauria edita
da Puntoacapo Editrice).
[1] È il titolo di una deliziosa raccolta poetica di Liliana Ugolini e
Maria Pia Moschini (impreziosita dalle immagini delle opere di carta di Giovanna
Ugolini) edita da Intravisioni Firenze nel 2014
Commenti
Posta un commento