ACCESA RUPE - Fabio Barissano - La poesia "oculare" di Valerio Magrelli
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Fabio Barissano |
“Questo studio è in realtà soltanto
una paziente meteorologia dell’uomo. Accorta analisi delle materie del pensiero…” Quando a ventitré anni il Valerio Magrelli esordì con la raccolta dal titolo Ora serrata retinae, era chiaro che diverse direttrici culturali si riunissero a comporre un’opera poetica innovativa. Infatti, sia la cultura filosofica dell’autore, sia i maestri francesi (che il francesista e traduttore Magrelli conosceva bene), sia i frequenti richiami alla scienza per quanto rivissuta con sentimentale trasporto incantatore, convergono a creare quella punta di piramide che sta sospesa nel tempo come opera prima. E tale appare a ogni autore, l’opera prima come summa di una vita. Nelle opere successive, comunque, Magrelli avrebbe corretto il tiro della silloge giovanile la quale, da vertice diverrà come è logico la base di un monumento intellettuale comunque imponente. In Ora serrata retinae, il cui titolo latino allude alle ultime immagini filtrate dall’occhio (ma è anche la “cerniera” del nostro sguardo, scientificamente detta “ora serrata”) e pertanto rifacendosi ad una mistica per quanto quotidiana, dettagliata e decisamente post-apocalittica, aleggiano i padri ispiratori del pensiero magrelliano: Paul Valery col suo senso della misura (ricordiamo Eupalinos o l’architteto o il libello orfico-geometrico Ispirazioni mediterranee tra le opere del francese); altro maestro è Italo Calvino (il letterato discendente da famiglia scientifica, il più bizzarro e logico, caleidoscopico e camaleontico scrittore del Novecento). Da questi vari alambicchi culturali scorre il liquido che circola nei testi di Magrelli, portando qua e là illuminazioni e fioriture alla sua scrittura che pertanto alligna in diversi vivai culturali, sin dalla prima raccolta. Da questa estraggo un testo, senza titolo: Questo studio è in realtà soltanto una paziente meteorologia dell'uomo. Accorta analisi delle maree del pensiero e delle mutazioni della carne, che come un pianeta silenzioso lo attrae. Calcolo delle correnti e dei venti, dei climi e delle oblique isobare dello spirito, stesura delle effemeridi corporali. Osservatorio appartato d'ogni variazione che la mente proietta sul cielo del cranio. Ma in tutto questo ancora non riesco a prevedere il passaggio delle comete e delle donne. Una poesia programmatica, quasi un rendiconto del vissuto e dell’operato, i cui strumenti indagatori si dispongono sul tavolo teorico come i bisturi del chirurgo a sezionare il cadavere. Il lessico scientifico, geografico e astronomico, è la bussola per capire il mondo, vissuto interiormente e con intellettualismo organicamente cerebrale. Ma l’imprevisto sfugge a ogni calcolo e condanna il poeta all’incertezza: “comete” e “donne”, quasi strumenti della visitazione epifanica, vengono quando vogliono, al di là di ogni “misurato orrore” (altro sintagma magrelliano), quasi echi moderni dello Spirito il quale, nelle parole dell’Evangelista, “soffia dove vuole”. |
Letto e apprezzato molto. Lo stile inconfondibile di Magrelli e il suo occhio lucido e ironico accostati al Calvino sono vincenti. Adoro Magrelli. Ora più di Calvino.
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