FLUSSI E VISIONI - Zeudi Zacconi - Il furore del pensiero, l’eresia della parola

 

Zeudi Zacconi

sale la fiamma

arriva alla gola tenaglia

tante piccole streghe hanno detto

tagliate la lingua tagliate

il peccato parola che brucia

le labbra. bruciatele voi fate presto

hanno osato seguire

pagine e carne

date fuoco al reato. date

in pasto alla terra

hanno detto hanno detto

e qualcuno potrebbe sentire

la pronuncia del vero. * (1)  


Execution of Mrs Mary Channing – Maumbury Rings in Fordington, 21st March 1705/6


Tutto ciò che si scosta dal noto, tutto ciò che non viaggia su binari dritti e rassicuranti, che non segue rotte prestabilite, da sempre incute timore, destabilizza. Eppure non rientrare nei piani fa parte del piano. Del disegno individuale a cui siamo chiamati. Rompere gli argini, soverchiare i poteri, mettere in discussione, domandare. Non farsi mai bastare le risposte, frugare la vita, cercare cercare cercare. Non accontentarsi.

Come un bisturi si incide su superfici ancora intatte, troppo lisce. Nell’incisione la libertà del pensiero: questa illusoria e utopica operazione che taglia il precostituito e apre a possibilità diverse, inesplorate, accattivanti.

Eredi di slanci mortificati, abortiti sogni, disallineati ingegni messi in fila. Spiriti sopra le righe, vividi sopra le nuvole allacciati al filo del giudizio. Proveniamo da storie di verità celate sotto letti a baldacchino rimboccati la mattina presto, perché gli incubi della notte prima scompaiano dietro l’ammicco di uno stucchevole surreale inesistente pacchetto di perfezione. Le rabbie si azzuffano, s’arruffano tutte – intorno – e cambiano volto all’ordinario.

La quiete intanto è ben nascosta, l’amore conficcato dentro labirintiti di premure a spalmare marmellate con schegge di vetro. Imbottire bene, non mostrare. Non mostrare, no. Tutto regolare tutto nella norma. Depennare liste e spunte blu. Spuntare spuntare spuntare. Fino a che non rimane nulla. Fino a che non rimani tu. Ma dove. Ma come?

Le verità sono sempre scomode, mostrano la malvagità della repressione, il limite, il passo falso. L’errore: l’orrore. Allora orge di sotterfugi pur di aggirare il giudizio e la colpa. Dell’essere stati creati già portatori sani di peccato. Ciononostante, creature dai meravigliosi destini da abbracciare.

A scandagliare bene gli interstizi del passato (prima o poi) ci si appacifica col bisbiglio dietro la spalla che è lì a destabilizzare, decostruire. Stigmatizzare, svilire ogni propensione come abbaio – ma come abbaia la vita! – e noi giù a fortificare, serrare bene. Come si sono premurati di insegnarci per chiuderci accuratamente dentro le baraccopoli del presupposto. Per imbavagliarci con cura le bocche. Sani e salvi, forse. O forse ammalati e affranti, frustrati e sfiancati dall’incombere ogni giorno di una nera ombra di noi stessi. Doppiatori della vita. Retroscena mai saliti sul palco. Inchiodati alla routine delle abitudini che guai ad interrompere, sia mai dovessimo avere un guizzo fuori dal grigiume, dove s’accende un’intuizione con le ali.

Eppure, se un futuro non ce lo abbiamo, se il passato ce lo hanno fatto dimenticare, il presente è sulla bocca degli impavidi, di chi scende dal treno, di chi tocca l’abisso di luce inaccessa e vede, di chi scosta la tenebra e fa chiarezza. Di chi scrive il costo dell’essere inquieti, di chi conta le aritmie e perde battiti per dissotterrare la verità.

Al rogo! gridavano. La conoscenza dell’incomprensibile che si rivela all’inchiostro. Macchie nere si espandevano, a non venir via ostinate, mai convinte, mai arrese.

 

Il rogo dei libri

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
– uno di quelli al bando, uno dei meglio – l’elenco
studiando degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d’ira, e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fermatelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l’ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi
mi trattate come fossi un mentitore! Vi comando:
bruciatemi!

[Bertolt Brecht, Poesie, Einaudi 1992 – traduzione di Franco Fortini]


Bücherverbrennung - Il rogo dei libri (Berlino, 10 maggio 1933).

«Quando i libri verranno bruciati, alla fine verranno bruciate anche le persone».  [Heinrich Heine]  


Labbra di crepe hanno detto, mani di artigli hanno fatto, creato, compiuto. Abominevole il mostro che hanno davanti e si rivolta contro barricate di carta messe a protezione fittizia di trapassati segreti.

È tempo che si sappia! è tempo – che ci liberino. Spiriti vagabondi e rivoluzionari arsi da un dogma che imprigiona e schiavizza. Erranti fatti soldati no, non possiamo essere noi. Rassegnati. L’atto di rivolta ad ogni sistema si sistema nella nudità che spazienta il corpo, si oppone e rigetta il fardello di un sacrificio che è attenuante alla codardia di disseppellire il germe del contagio che ci ha alienati dalla piantamadre. La nostra natura. Tutti colpevoli. Tutti repressi.

Ma c’è una gioia più grande e sconfinata nel cosmo che non crediamo più infinito del nostro stretto credo. Una gioia che ci accende al fiammeggiare di ogni alba.

Andiamo indietro nel tempo e pensiamo al “libero e ostinato” Giordano Bruno che nella sua vita e nei suoi scritti è sempre stato contro ogni dogma, ha sempre rigettato le certezze e i principi della dottrina ufficiale, “intendendo l’attività poetica come «eroico furore» basata su un’ispirazione diretta, priva di mediazioni, di matrice quasi divina.” *(2)

Un volo negli infiniti mondi: “[…] Quindi l’ali sicure a l’aria porgo; / Né temo intoppo di cristallo o vetro, / Ma fendo i cieli e a l’infinito m’ergo […]”. *(3)

 

“Chi, perciò, consistendo nel luogo e nel tempo, libererà le ragioni delle idee dal luogo e dal tempo, si conformerà agli enti divini.”  *(4)

 

Anticonformisti conformati al brillìo, affamati di conoscenza, svestiti dal condizionamento operante su di noi dai sistemi di perpetuazione del simile, del regolare. Ma noi irregolari e vivi. Irregolari e ardenti. Liberi e vitali semi di pensiero in perenne divenire.

 

Ma perché la magia del nuovo accada, bisogna superare “l’abitudine di credere, impedimento massimo alla conoscenza”. *(5)


*(5)




E noi, miscredenti dell’inculcato-a-forza, spezziamo il sigillo all’abnegazione della scintilla generatrice di nuova idea e nuovo linguaggio. Un po’ maghi un po’ visionari di eterni mondi, sognanti e divini. Tanti piccoli profeti, tante indomite streghe.

 

“[…] ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi” e che “la vita vera…sta nelle nostre mani”. *(6)



Statua di Giordano Bruno [Ettore Ferrari, Campo de’ Fiori, Roma 1889]

 «Figlio del Vesuvio e della collina di Cicala, filosofo e poeta italiano, unico spirito veramente libero». *(7)




Una poesia del dissenso, una poesia della ribellione che continuerà a resistere: pur non potendo modificare il corso della storia, essa sopravviverà agli eventi degli uomini, sopravviverà al rogo delle idee.

 

Traducendo Brecht

Un grande temporale
per tutto il pomeriggio si è attorcigliato
sui tetti prima di rompere in lampi, acqua.
Fissavo versi di cemento e di vetro
dov’erano le grida e piaghe murate e membra
anche di me, cui sopravvivo. Con cautela, guardando
ora tegoli battagliati ora la pagina secca,
ascoltavo morire
la parola d’un poeta o mutarsi
in altra, non per noi più, voce. Gli oppressi
sono oppressi e tranquilli, gli oppressori tranquilli
parlano nei telefoni, l’odio è cortese, io stesso
credo di non sapere più di chi è la colpa.

Scrivi mi dico, odia
chi con dolcezza guida al niente
gli uomini e le donne che con te si accompagnano
e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
scrivi anche il tuo nome. Il temporale
è sparito con enfasi. La natura
per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.

[Una volta per sempre, Franco Fortini – Einaudi 1978]

 

E allora largo agli untori della fiamma rovente della parola. Ai raccoglitori e portatori di segni rapiti dall’indomito ardore poetico. Ai ricercatori della verità. Agli eretici e ai furiosi!


[Jesi, marzo 2024]

“La poesia non nasce da le regole, se non per leggerissimo accidente […]”. *(6)




Riferimenti e approfondimenti:

 

*(1) Inedito da Voci di streghe (Zeudi Zacconi, 2024);

*(2) Un poeta al rogo. Giordano Bruno, Il poeta-philosophus dei poetici furori, Donato di Poce (Eretica Edizioni, 2021);

*(3) De l’infinito, universo e mondi, Giordano Bruno (Harmakis Edizioni, 2018);

*(4) Le ombre delle idee, a cura di Antonio Caiazza (Spirali, 1988);

*(5) De innumerabilibus, immenso et infigurabili, Giordano Bruno (Francoforte 1591);

*(6) Giordano Bruno, Gli eroici furori, (Rizzoli, 1999);

*(7) Cyrano de Bergerac, L’atro mondo o Gli stati e imperi della luna (La Vita Felice, 2021).


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