LA POESIA ELEMENTARE - Anna Martinenghi - La poesia (elementare) che (non) ci sarà

 

Anna Martinenghi



“Rompi una costola a una ragazza e ne ricresceranno dieci”

 Proverbio saudita

Ci sono paesi del mondo in cui musica e poesia sono vietate, insieme a ogni altra forma di libera espressione. Gli stessi paesi in cui le donne muoiono per un filo di trucco o un ciuffo di capelli fuori dal velo, in cui gli omosessuali sono perseguitati e uccisi e i ragazzi che chiedono più libertà vengono impiccati, impiccati alle braccia meccaniche delle gru.

 

L’esercizio del potere e della forza sono in naturale contrasto col libero pensiero, per questo da sempre artisti, intellettuali, poeti vengono esiliati, oppressi, incarcerati, o messi a tacere nel peggiore dei modi.

 

In queste situazioni estreme, le infinite discussioni su cosa sia o non sia poesia tacciono e la forza del linguaggio poetico si svela, corrispondendo in pieno al pensiero degli autori, che ne fanno strumento di autodeterminazione, libertà e pace.

Nel mese in cui celebriamo la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne1, propongo come  momento di riflessione, la lettura dell’antologia di poetesse arabe contemporanee: “Non ho peccato abbastanza2per Mondadori, a cura di Valentina Colombo. Un libro che amo molto e a cui ritorno spesso.

Queste autrici spesso scrivono e pubblicano correndo grandissimi rischi: scrivono per ribellarsi, per ritagliarsi uno spazio di libertà ed emanciparsi da un mondo che le vuole privare di istruzione, ridurre a gregge di mansuete fattrici, una società che vuole cancellare la poesia del presente, ma soprattutto quella del futuro: una poesia che (tragicamente) non ci sarà. Loro però ci sono e rischiano, perché le loro voci e quelle delle altre donne non vengano soffocate.

In una fra le sue più celebri composizioni: “Orazione funebre per una donna insignificante”, la poetessa irachena Nazik al-Mala’ika3 narra di una donna vittima di delitto d’onore, che viene ignorata persino nel momento del suo commiato dalla vita terrena, come una vergogna, come non fosse mai nemmeno esistita, letteralmente priva di significato:

 

 ORAZIONE FUNEBRE PER UNA DONNA INSIGNIFICANTE

(Scene di vicolo a Baghdad)


Ci ha lasciati senza un pallore di gota o un fremito di labbra

le porte non hanno sentito nessuno narrare della sua morte

nessuna tenda alle finestre stillante dolore si è levata

per seguire il suo feretro sino a che non scompaia dalla vista

a eccezione delle poche persone che si sono commosse al suo ricordo.

 

La notizia si è dissolta nei vicoli senza che il suo eco si

diffondesse

 e si è rifugiata nell’oblio di alcune fosse

la luna ha pianto questa tragedia.


La notte non se n’è curata e si è trasformata in giorno

quindi è giunta la luce con le grida del lattaio, il digiuno,

il miagolio di un gatto affamato tutto pelle ed ossa,

le liti dei commercianti, l’amarezza, la lotta,

i bambini che lanciano pietre da un lato all’altro della strada,

le acque sporche nei canali e i venti che giocano da soli

con le porte delle terrazze

in un oblio pressoché totale.

 

[...]

 

Nazik al-Mala’ika fu costretta a riparare in Libano, ma non smise mai di lottare per l’emancipazione della donna nel suo paese e di dichiarare il suo amore sconfinato per le parole e la poesia:

 CANTO D’AMORE PER LE PAROLE

Perché abbiamo paura delle parole
quando sono state mani dal palmo rosa
delicate quando ci accarezzano gentilmente le gote
e calici di vino rincuorante
sorseggiato, un’estate, da labbra assetate?

Perché abbiamo paura delle parole
quando tra di loro vi sono parole simili a campane invisibili,
la cui eco preannuncia nelle nostre vite agitate
la venuta di un’epoca di alba incantata,
intrisa d’amore e vita?

Allora perché abbiamo paura delle parole’
Ci siamo assuefatti al silenzio.
Ci siamo paralizzati, temendo che il segreto possa dividere
le nostre labbra.
Abbiamo pensato che nelle parole giaceva un folletto
invisibile,
rannicchiato, nascosto dalle lettere dalle orecchie del tempo.
Abbiamo incatenato le lettere assetate,
vietando loro di diffondere la notte per noi
come un cuscino, gocciolante di musica, sogni,
e caldi calici.

Perché abbiamo paura delle parole?
Tra di loro ne esistono di incredibile dolcezza
le cui lettere
hanno estratto il tepore
della speranza da due labbra,
e altre che, esultando di gioia
si sono fatte strada
tra la felicità momentanea di due occhi inebriati.
Parole, poesia, teneramente
hanno accarezzato le nostre gote,
suoni che, assopiti nella loro eco, colorano, una frusciante,
segreta passione, un desiderio segreto.

Perché abbiamo paura delle parole?
Se una volta le loro spine ci hanno ferito,
hanno anche avvolto le loro braccia attorno al nostro collo
e diffuso il loro dolce profumo sui nostri desideri.
Se le loro lettere ci hanno trafitto
e il loro viso si è voltato stizzito
ci hanno anche lasciato un liuto in mano

[...]

 

Hamda Khamis4, poetessa del Bahrein, non ha dubbi:

“Ogni corpo

è un essere vivente

 

Ogni poesia

è femmina”

 

e ancora:

 

“Ogni casa

in cui tu abiti

diventa per me

una patria.

 

In ogni donna

della quale ti fidi

io mi incarno!”

 

Il percorso di questa antologia è intenso, struggente, mai banale. Scelgo di Hoda Ablan5:


 

CONFESSIONE

 

Talvolta la sera, scoppio a piangere

poi mi adiro per le mie lacrime

che hanno illuminato il mondo

e consumato me

 

e da:

 

TENTATIVO DI RICORDARE QUANTO È ACCADUTO

 

[...]

 

Nel luogo che era un soffitto e due mani

un metro d’amore

c’era solo una ferita appesa al nome del Signore

delle tenebre

c’erano solo due divani sui tizzoni ardenti

c’erano solo una tazza di sangue

un posacenere

e una donna affranta

 

Il percorso dell’antologia comprende autrici di paesi differenti, con un linguaggio poetico comune che ha radici antichissime nella cultura araba e sulla bocca delle poetesse si moltiplica in urla di protesta, ma anche in profondi struggimenti d’amore, potenti inni alla vita e passione mai domata per la poesia, restituendoci la forza di un femminile che vive in condizioni difficili, ma non tace anche in una congiuntura storica così complessa. Perché l’istruzione, il libero pensiero e la poesia del futuro possano continuare a esistere.

Concludo citando l’opera dell’artista saudita Manal Al Dowayan6 Sussurra il deserto e si leva la voce7esposta quest’anno alla Biennale di Venezia, opera collettiva che ha coinvolto oltre 1.000 donne saudite, con l’intento di far sentire la loro voce e abbattere i pregiudizi sulle loro vite, che vi invito ad approfondire qui:

https://www.labiennale.org/it/arte/2024/arabia-saudita

https://www.cultweek.com/sussurra-il-deserto-e-si-leva-la-voce-io-sono-il-fratello-di-noura/

https://www.fucknews.art/it/arts/shifting-sands-a-battle-song





Infine, permettete la mia personale riflessione sulla vicenda di Ahou Daryaei8, che già a distanza di poche settimane sembra già essere caduta nell’oblio.  La trentacinquenne studentessa iraniana, richiamata dalla Polizia morale (che ricordiamo, è composta in maggioranza da donne) per aver indossato non correttamente il velo, ha reagito con un atto di protesta al contempo eroico e folle, spogliandosi e consegnando il proprio corpo in biancheria intima agli occhi di chi i corpi li vuole segregare e controllare. La donna, madre di due figli, è stata definita prontamente arrestata e solo di recente rilasciata, perché definita “affetta da disturbi mentali”.

https://www.iodonna.it/attualita/2024/11/04/ahoo-daryaei-si-spoglia-contro-il-velo-in-iran-arrestata-ora-si-teme-per-la-sua-vita/

Per lei, per tutte quelle che come lei hanno subito nel tempo, lo stesso trattamento (come non ricordare Alda Merini?), ma anche per noi donne e uomini – persone! - che crediamo nella civiltà del diritto e nel fatto che già troppe streghe sono state messe al rogo, le mie inutili parole:

Ti diranno “pazza”

ti diranno “strega”

diranno di te “puttana”

 

Ti diranno che sei troppo

o troppo poco

troppo nuda

troppo vestita

grassa/giovane/vecchia

 

Diranno che non vali niente

diranno che il tuo è un prezzo da schiava

diranno che sei di tuo padre

diranno che sei di tuo marito

diranno che sei solo un corpo

diranno che non potrai studiare

 

Ti diranno di stare zitta

ferma nel tuo angolo

ma tu camminerai a testa alta

come una regina

nuda e libera

anche se quei pochi passi

ti costeranno la vita intera

 

Per questo ti chiediamo

perdono




 

1Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza sulle donne

https://it.wikipedia.org/wiki/Giornata_internazionale_per_l%27eliminazione_della_violenza_contro_le_donne

2 Non ho peccato abbastanza

 https://www.mondadori.it/libri/non-ho-peccato-abbastanza-aa-vv/

 

3 Nazik al-Mala’ika

https://it.wikipedia.org/wiki/Nazik_al-Mala%27ika


4  Hamda Khamis

 https://en.wikipedia.org/wiki/Hamda_Khamis

 

5  Hoda Ablan

https://cctm.website/hoda-ablan-yemen/

 

6  Manal Al Dowayan

https://it.wikipedia.org/wiki/Manal_Al_Dowayan

 7 Sussurra il deserto e si leva la voce

https://www.labiennale.org/it/arte/2024/arabia-saudita

 8 Ahou Daryaei

https://en.wikipedia.org/wiki/Ahoo_Daryaei

Commenti

  1. Articolo bello, completo, necessario. Condivido immediatamente. Anna Segre

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    1. Sono del tutto d'accordo!! Melania Valenti

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  2. Grazie, stamani taccio, non occupo / lo spazio che spetta solo a donne sole, / non so parlar d’amore fino a quando / la mannaia di un impotente boia taglia / la gola della poesia femminile / diluita da nefaste necrofile / ideologie truccate con falsi / arazzi di bugie religiose e laiche / ammorbanti il mondo da sempre ma non / per sempre, vedo presente tragico / e domani diverso, non è tempo / perso scrivere qualcosa prima di morire!

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