LADRO DI STELLE- Marco Brogi- La poesia alata di Luciano Innocenzi
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Marco Brogi |
I premi
letterari servono soprattutto a incontrare altre persone.
A Città
della Pieve, al premio Poesia Trasimeno, ho avuto la fortuna di stringere la
mano e fare due chiacchiere con tre poeti di vaglia: Luciano Innocenzi, Daniele
Ricci, Furio Durando. A
questo giro mi soffermo su Luciano, nei prossimi numeri de Le Finestre de
l’Irregolare parlerò delle sillogi di Daniele e Furio.
Luciano
Innocenzi ha letto una bellissima poesia in memoria della moglie. Un testo
asciutto, sentito, che mi ha molto emozionato. Quando mi è passato davanti l’ho
fermato per fargli i complimenti. Mi ha ringraziato, mi ha detto di aspettarlo
un attimo e, dopo pochi secondi, è tornato con due libri. Mi ha regalato le sue
ultime raccolte poetiche: Sillabe, graffi
di sole (Bertoni Editore, 2023) e Il
volo di Icaro (Edizioni Progetto Cultura), uscito quest’anno. Sono entrambi
parecchio interessanti, con un linguaggio alto, ricercato, fatto anche di
parole rare e, per questo, preziose come ‘lanceolati’ o ‘disfiorare’:
nell’ultima silloge, quella che casualmente ho preso per prima in mano e su cui
scrivo queste righe dettate dal cuore, il muscolo a cui tengo di più.
Quell’uomo silenzioso, che sembrava quasi scusarsi per essere lì, mi ha
profondamente colpito. E mi hanno colpito anche le sue frequentazioni
giovanili: Ungaretti e Sapegno su tutte. Dopo qualche ora, arrivato a casa, mi hanno
colpito anche i suoi versi. Luciano guarda in faccia la ‘disseccata vita’, si
immerge nei suoi fondali, senza sottrarsi all'urto del vivere’, dando voce alla
perdita, all’assenza, alla fame di fede: ‘ ‘te cerco Signore/Sono un
uomo/che non ha più amore/ e di te mendico/una briciola/solo una briciola/ che
mi risani’. Questi versi mi si sono appiccicati addosso. Da un’esistenza ‘dove un filo di luce
annega’ il poeta prova a evadere con il ‘sogno/ d’una terra d’amore’
o con un ‘folle volo’, come folle è il volo di Icaro verso il sole con
ali di cera. ‘Lo scollamento tra la dimensione del reale, con le sue aporie, e
l’onirismo lucido della poesia traspare continuamente nelle silloge’, scrive
infatti nella prefazione Gianni Antonio Palumbo. Volo, aquilone, vento, nuvole: sono parole
che tornano nella raccolta, che non a caso si chiude con la parola nube.
Tentativi di staccarsi da una realtà desolata, da un corpo ‘intrappolato/ in
un viatico/ di rughe’ da uno ‘sgabuzzino/ d’ore’. Poesie alate, quelle di Luciano. In tutti i
sensi.
Luciano
Innocenzi è nato a Cerreto d’Esi (Ancona). Ben presto mostra propensione per la
pittura, ma soprattutto per la poesia. Laureato in Lettere classiche, ha
pubblicato studi per il Dipartimento di Scienze Archeologiche e Storiche
dell’Antichità dell’Università di Macerata. Ha scritto articoli culturali,
curato testi per opere teatrali nella scuola e dato alle stampe numerose
raccolte di versi: Nel canto della civetta (1995), Le pietre di
Deucalione (1997), Il cardellino cieco (2000), Appunti di viaggio
(2002), Zattere e frammenti (2003,) Arabeschi d’amore (2007), Una
vita in fuga (2014), Il tronco del prugno (2018), Un sussurro
d’alba (2020), Sillabe, graffi di sole (2023), Il volo di Icaro
(2024). Nel 2022 è uscito il suo romanzo
Il ragazzo di via Fiorenzuola. Sono suoi i dialoghi del film Il bivio
della quercia caduta per la regia di Marco Cercaci. Ha collaborato con il
trimestrale di poesia ‘Il Mangiaparole’.
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