LADRO DI STELLE - Marco Brogi - "Diario di un centrometrista"
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Marco Brogi |
E pronti
via si parte, e già siamo lanciati. Andare a tutta senza vedere niente del
paesaggio. Se ci ferma un ricordo, ripartiamo subito, cattivo o buono che sia,
non c’è tempo di perdere tempo in giochi di memoria. E poi fatti resi noti
prima di accadere, orgasmi anticipati, battere il record di sesso in corsa,
notizie pubblicate prima di scriverle, viaggiatori che arrivano prima di
partire, la pioggia dei like che scende a centomila all’ora e nessuno la multa
per eccesso di velocità. Fregare lo starter e scattare un attimo prima dello
sparo. È uno sparo, questo tempo è uno sparo che buca l’aria e buca anche il
senso. Correre correre correre correre e sgomitare con le nuvole e prendere il
loro posto sul podio più alto, e sorpassare il dolore, la nostalgia, la
cervicale del mio babbo, le file, le domande dei figli, e chiudere le finestre
prima di aprirle, e andare alla fine della cena senza passare dal mentre, e
scolare una bottiglia di rosso senza passare dal gusto, e ridere a tutta
velocità, e piangere a tutta velocità , e mettere dietro l’allegria, la
leggerezza, la compassione e tenere il ritmo alto in modo che non ci
raggiungano mai.
Ma stasera
è una strana sera. Mi presento ai blocchi di partenza con il peso della
consapevolezza. I cento metri sono la mia specialità e dovrei essere fiducioso,
ma non lo sono. Dal via al traguardo, mediamente dieci secondi, il tempo di un
centometrista di buon livello, mi sono venuti in mente il parco dove porto il
mio cane a scorrazzare, le mani da bambina di mia nonna, una canzone di Luigi Tenco, l’alzheimer di una mia
vicina di casa, l’ultima frittura di pesce che ho mangiato, le immagini di una
poesia della Szymborska,
Il silenzio delle piante, una velata accusa all’uomo
contemporaneo, che con i suoi ritmi frenetici ha perso il contatto con
l’essenza, i suoi simili, la profondità. Sono arrivato ultimo. Gli altri
hanno pensato solo a correre.
Il silenzio delle piante
La conoscenza unilaterale tra voi e me
si sviluppa abbastanza bene.
So
cosa sono foglia, petalo, spiga, stelo, pigna,
e cosa vi accade in aprile, e in dicembre.
Benché
la mia curiosità non sia reciproca,
su alcune di voi mi chino apposta,
e verso altre alzo il capo.
Ho
dei nomi da darvi:
acero, bardana, epatica,
erica, ginepro, vischio, nontiscordardimé,
ma voi per me non ne avete nessuno.
Viaggiamo
insieme.
E quando si viaggia insieme si conversa,
ci si scambiano osservazioni almeno sul tempo,
o sulle stazioni superate in velocità.
Non
mancherebbero argomenti, molto ci unisce.
La stessa stella ci tiene nella sua portata.
Gettiamo ombre basate sulle stesse leggi.
Cerchiamo di sapere qualcosa, ognuno a suo modo,
e ciò che non sappiamo, anch’esso ci accomuna.
Io
spiegherò come posso, ma voi chiedete:
che significa guardare con gli occhi,
perché mi batte il cuore
e perché il mio cuore non ha radici.
Ma
come rispondere a domande non fatte,
se per giunta si è qualcuno
che per voi è a tal punto nessuno.
Epifite,
boschetti, prati e giuncheti –
tutto ciò che vi dico è un monologo
e non siete voi che lo ascoltate.
Parlare
con voi è necessario e impossibile.
Urgente in questa vita frettolosa
e rimandato a mai.
Wisława Szymborska
(dalla
raccolta Attimo,
edita in Italia da Scheiwiller nel 2002)
Originale, come te.
RispondiEliminaMauro ciao. Grazie. A presto
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